Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

27 novembre – venerdì Tempo Ordinario – 34a Settimana

27 novembre – venerdì Tempo Ordinario – 34a Settimana
15/10/2019 elena

27 novembre – venerdì
Tempo Ordinario – 34a Settimana

Prima lettura
(Ap 20,1-4.11-21,2)

   Io, Giovanni, vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo. Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare –  e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni. E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Il libro della vita

San Tommaso
(S. Th. I, q. 24, a. 1, soluzione 1)

   1. [L’espressione] libro della vita può essere presa in due sensi. Primo, per designare l’iscrizione di coloro che sono eletti alla vita: e ora ne parliamo in questo senso. Secondo, si può dire libro della vita la trascrizione delle cose che conducono alla vita. E ciò ancora in due sensi. O delle cose che bisogna fare: e così possiamo chiamare libro della vita il nuovo e l’antico Testamento. O delle cose che già furono compiute: e allora possiamo chiamare libro della vita quella forza divina che farà tornare in mente a ciascuno i suoi atti. Come si può chiamare libro della milizia sia quello in cui sono iscritti coloro che sono scelti per il servizio militare, sia quello in cui si insegna l’arte militare, sia quello in cui si narrano le gesta militari.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 24, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod liber vitae potest dici dupliciter. Uno modo, conscriptio eorum qui sunt electi ad vitam, et sic loquimur nunc de libro vitae. Alio modo potest dici liber vitae, conscriptio eorum quae ducunt in vitam. Et hoc dupliciter. Vel sicut agendorum, et sic novum et vetus Testamentum dicitur liber vitae. Vel sicut iam factorum, et sic illa vis divina, qua fiet ut cuilibet in memoriam reducantur facta sua, dicitur liber vitae. Sicut etiam liber militiae potest dici, vel in quo scribuntur electi ad militiam, vel in quo traditur ars militaris, vel in quo recitantur facta militum.

Vangelo
(Lc 21,29-33)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Le mie parole non passeranno

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 21, lez. 7, v. 33b)

   TEOFILATTO: Poiché il Signore aveva predetto che ci sarebbero stati disordini, guerre e cambiamenti sia degli elementi che delle altre cose, affinché a qualcuno non venisse in mente che la cristianità stessa si sarebbe estinta, soggiunge: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno, come se dicesse: anche se tutte le cose saranno scosse, la mia fede tuttavia non verrà meno; dal che allude che la Chiesa viene preferita a tutte le creature: ossia le creature subiranno una trasformazione, mentre la Chiesa dei fedeli e le parole del Vangelo rimarranno. GREGORIO: Oppure diversamente: Il cielo e la terra passeranno ecc., come se dicesse: tutto ciò che presso di noi è durevole, senza una trasformazione radicale non è durevole fino all’eternità; ma tutto ciò che con me sembra passare è tenuto fisso e immutabile, poiché la mia parola che passa proferisce sentenze che rimangono senza mutazione. BEDA: Ora, col cielo che passerà non dobbiamo intendere quello etereo, sia sidereo sia aereo, da cui sono denominati gli uccelli dell’aria. Ma se la terra passerà, in che modo l’Ecclesiaste dice (1,4): «La terra sussiste sempre»? Chiaramente il cielo e la terra cambieranno la figura che hanno attualmente, ma nella loro essenza sussisteranno senza fine.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 21, lect. 7, v. 33b)

   Theophylactus. Quia enim turbationes et bella et alterationes tam elementorum quam ceterarum rerum futurum esse praedixerat; ne quis suspicaretur quod et ipsa Christianitas peritura foret, subiungit caelum et terra transibunt, verba autem mea non transibunt; quasi dicat: etsi cuncta commoveantur, fides tamen mea non deficiet: ex quo innuit Ecclesiam praeferri toti creaturae: siquidem creatura patietur alterationem; fidelium vero Ecclesia et sermones Evangelii permanebunt. Gregorius. Vel aliter caelum et terra transibunt etc., quasi dicat: omne quod apud nos durabile est, sine mutatione durabile ad aeternitatem non est; et omne quod apud me transire cernitur, fixum et sine transitu tenetur: quia sine mutabilitate manentes sententias exprimit sermo meus, qui transit. Beda. Caelum autem quod transibit, non aethereum, sive sidereum, sive aereum, a quo aves caeli nominantur, intelligere debemus. Si autem terra transibit, quomodo Ecclesiastes dicit: terra in aeternum stat? Sed aperta ratione caelum et terra per eam quam nunc habent, imaginem transeunt, attamen per essentiam sine fine subsistunt.

CondividiShare on FacebookShare on Google+