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26 novembre – giovedì Tempo Ordinario – 34a Settimana

26 novembre – giovedì Tempo Ordinario – 34a Settimana
15/10/2019 elena

26 novembre – giovedì
Tempo Ordinario – 34a Settimana

Prima lettura
(Ap 18,1-2.21-23; 19,1-3.9)

   Io, Giovanni, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere, e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran voce: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata covo di demòni, rifugio di ogni spirito impuro, rifugio di ogni uccello impuro e rifugio di ogni bestia impura e orrenda». Un angelo possente prese allora una pietra, grande come una màcina, e la gettò nel mare esclamando: «Con questa violenza sarà distrutta Babilonia, la grande città, e nessuno più la troverà. Il suono dei musicisti, dei suonatori di cetra, di flauto e di tromba, non si udrà più in te; ogni artigiano di qualsiasi mestiere non si troverà più in te; il rumore della macina non si udrà più in te; la luce della lampada non brillerà più in te; la voce dello sposo e della sposa non si udrà più in te. Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra e tutte le nazioni dalle tue droghe furono sedotte». Dopo questo, udii come una voce potente di folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio, perché veri e giusti sono i suoi giudizi. Egli ha condannato la grande prostituta che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!». E per la seconda volta dissero: «Alleluia! Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!». Allora l’angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!».

La giustizia punitiva di Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 2, corpo)

   Come abbiamo già visto, il male che consiste in una deficienza dell’azione è sempre causato da un difetto dell’agente. Ora, in Dio non c’è difetto alcuno, ma somma perfezione, come sopra si è dimostrato. Quindi il male consistente in una deficienza dell’azione, o causato da un difetto dell’agente, non può essere riportato a Dio come a sua causa. Il male invece che consiste nella corruzione o distruzione di qualcosa si riallaccia alla causalità di Dio. E ciò è evidente sia negli esseri naturali che in quelli dotati di volontà. Infatti abbiamo detto che un agente, in quanto produce con la sua efficacia una forma alla quale consegue una corruzione o una privazione, produce quella corruzione o quella privazione con la sua virtù. Ora, è evidente che la forma voluta da Dio nelle realtà create è il bene, consistente nell’ordine dell’universo. E l’ordine dell’universo richiede, come si è spiegato sopra, che esistano degli esseri che possono venir meno, e che via via vengono meno. E così Dio, quando causa nelle cose quel bene che è l’ordine dell’universo, per concomitanza e indirettamente causa la corruzione delle cose, secondo quanto è detto in 1 Sam: Il Signore fa morire e fa vivere. Mentre ciò che è detto in Sap: Dio non ha creato la morte, va spiegato: «come cosa direttamente voluta». – Ora, all’ordine dell’universo appartiene anche l’ordine della giustizia, il quale richiede che venga inflitta la punizione ai peccatori. E per questo motivo Dio è l’autore di quel male che è la pena; non però di quel male che è la colpa, per la ragione detta sopra.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [a. 1] patet, malum quod in defectu actionis consistit, semper causatur ex defectu agentis. In Deo autem nullus defectus est, sed summa perfectio, ut supra [q. 4 a. 1] ostensum est. Unde malum quod in defectu actionis consistit, vel quod ex defectu agentis causatur, non reducitur in Deum sicut in causam. Sed malum quod in corruptione rerum aliquarum consistit, reducitur in Deum sicut in causam. Et hoc patet tam in naturalibus quam in voluntariis. Dictum est enim [a. 1] quod aliquod agens, inquantum sua virtute producit aliquam formam ad quam sequitur corruptio et defectus, causat sua virtute illam corruptionem et defectum. Manifestum est autem quod forma quam principaliter Deus intendit in rebus creatis, est bonum ordinis universi. Ordo autem universi requirit, ut supra [q. 22 a. 2 ad 2; q. 48 a. 2] dictum est, quod quaedam sint quae deficere possint, et interdum deficiant. Et sic Deus, in rebus causando bonum ordinis universi, ex consequenti, et quasi per accidens, causat corruptiones rerum; secundum illud quod dicitur 1 Reg. 2 [6], Dominus mortificat et vivificat. Sed quod dicitur Sap. 1 [13], quod Deus mortem non fecit, intelligitur quasi per se intentam. Ad ordinem autem universi pertinet etiam ordo iustitiae, qui requirit ut peccatoribus poena inferatur. Et secundum hoc, Deus est auctor mali quod est poena, non autem mali quod est culpa, ratione supra [in co.; q. 48 a. 6] dicta.

Vangelo (Lc 21,20-28)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

I segni della seconda venuta

San Tommaso
(S. Th. Suppl., q. 73, a. 1;
IV Sent., dist. 48, q. 1, a. 4, q.la 1)

   Quando Cristo verrà a giudicare il mondo apparirà glorioso, come si conviene alla sua autorità di giudice. Ora, il potere giudiziario richiede alcuni indizi capaci di ispirare rispetto e sottomissione. Perciò la venuta di Cristo giudice sarà preceduta da molti segni: affinché i cuori degli uomini si sottomettano al giudice venturo e si preparino al giudizio, per questi segni premonitori. Ma non è facile sapere quali saranno. Perché i segni descritti nel Vangelo, come nota S. Agostino, si riferiscono non solo alla venuta di Cristo e al giudizio finale, ma anche alla distruzione di Gerusalemme e alla venuta continua con la quale Cristo assiste la sua Chiesa. Cosicché, com’egli dice, se si studia bene la questione, è probabile che nessuno dei segni descritti si riferisca all’ultima venuta; perché i segni di cui parla il Vangelo, come le guerre, gli spaventi e simili, ci furono sin dalle origini del genere umano; a meno che non si dica che in quel tempo essi aumenteranno. Ma rimane sempre incerto in quale misura il loro aumento voglia significare l’imminenza del giudizio. I segni poi elencati da S. Girolamo, da lui non sono dati per certi, ma egli dice di averli trovati scritti negli annali degli Ebrei. Ed essi sono ben poco verosimili.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. Suppl., q. 73, a. 1;

IV Sent., dist. 48, q. 1, a. 4, q.la 1)

   Respondeo dicendum ad primam quaestionem, quod, sicut supra dictum est, Christus ad judicandum veniens, in forma gloriosa apparebit propter auctoritatem quae judici debetur. Ad dignitatem autem judiciariae potestatis pertinet habere aliqua indicia quae ad reverentiam et subjectionem inducant; et ideo adventum Christi ad judicium venientis multa signa praecedent, ut corda hominum in subjectionem venturi judicis adducantur, et ad judicium praeparentur hujusmodi signis commoniti. Quae autem sint ista signa, de facili non potest sciri. Signa enim quae in Evangeliis leguntur, ut Augustinus dicit, ad Hesychium de fine mundi, non solum pertinent ad adventum Christi ad judicium, sed etiam ad tempus destructionis Hierusalem, et ad adventum Christi, quo Christus continue Ecclesiam suam visitat; ita quod forte, si diligenter advertantur, nullum eorum invenitur ad futurum adventum pertinere, ut ipse dicit; quia illa signa quae in Evangeliis tanguntur, sicut pugnae et terrores et hujusmodi, a principio humani generis fuerunt; nisi forte dicatur, quod tunc temporis magis invalescent; sed secundum quam mensuram circumstantiae vicinum adventum denuntient, incertum est. Signa vero quae Hieronymus ponit, non asserit, sed in annalibus Judaeorum se ea reperisse scripta dicit: quae etiam valde parum verisimilitudinis habent.

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