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25 novembre – mercoledì Tempo Ordinario – 34a Settimana

25 novembre – mercoledì Tempo Ordinario – 34a Settimana
15/10/2019 elena

25 novembre – mercoledì
Tempo Ordinario – 34a Settimana

Prima lettura (Ap 15,1-4)

   Io, Giovanni, vidi nel cielo un altro segno, grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi è compiuta l’ira di Dio. Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco; coloro che avevano vinto la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul mare di cristallo. Hanno cetre divine e cantano il canto di Mosè, il servo di Dio, e il canto dell’Agnello: «Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente; giuste e vere le tue vie, Re delle genti! O Signore, chi non temerà e non darà gloria al tuo nome? Poiché tu solo sei santo [Vg pio], e tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi furono manifestati».

Tu solo sei pio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 1, soluzione 2)

   2. Come spiega Agostino, «il termine pietà è usato spesso anche per le opere di misericordia. E penso che ciò sia derivato dal fatto che Dio le ha comandate in una maniera specialissima, fino ad affermare di preferirle persino ai sacrifici. E da questo uso si è passati ad attribuire la pietà a Dio stesso».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 1, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in 10 De civ. Dei [1], more vulgi nomen pietatis etiam in operibus misericordiae frequentatur. Quod ideo arbitror evenisse quia haec fieri praecipue mandat Deus, eaque sibi vel pro sacrificiis placere testatur. Ex qua consuetudine factum est ut et Deus ipse pius dicatur.

Vangelo (Lc 21,12-19)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

La perseveranza

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 137, a. 4, corpo)

   Secondo le spiegazioni date, la perseveranza può essere intesa in due sensi. Primo, come l’abito stesso della perseveranza in quanto essa è una virtù. E in questo senso essa ha bisogno della grazia abituale, come anche le altre virtù infuse. Secondo, può essere intesa come l’esercizio della perseveranza che dura sino alla morte. E in questo senso essa ha bisogno non solo della grazia abituale, ma anche di un altro dono gratuito che conservi l’uomo nel bene sino alla fine della vita, come si è spiegato nel trattato sulla grazia. Essendo infatti il libero arbitrio per se stesso mutevole, e non essendo ciò tolto dalla grazia abituale nella vita presente, non è in potere del libero arbitrio, anche se riparato dalla grazia, di stabilirsi immobilmente nel bene, pur essendo in suo potere il proporselo: infatti il più delle volte è in nostro potere il proposito, ma non l’esecuzione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 137, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [a. 1 ad 2; a. 2 ad 3] patet, perseverantia dupliciter dicitur. Uno modo, pro ipso habitu perseverantiae, secundum quod est virtus. Et hoc modo indiget dono habitualis gratiae, sicut et ceterae virtutes infusae. Alio modo potest accipi pro actu perseverantiae durante usque ad mortem. Et secundum hoc indiget non solum gratia habituali, sed etiam gratuito Dei auxilio conservantis hominem in bono usque ad finem vitae, sicut supra [I-II q. 109 a. 10] dictum est, cum de gratia ageretur. Quia cum liberum arbitrium de se sit vertibile, et hoc ei non tollatur per habitualem gratiam praesentis vitae; non subest potestati liberi arbitrii, etiam per gratiam reparati, ut se immobiliter in bono statuat, licet sit in potestate eius quod hoc eligat, plerumque enim cadit in potestate nostra electio, non autem executio.

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