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21 novembre – sabato Memoria della presentazione della Beata Vergine Maria

21 novembre – sabato Memoria della presentazione della Beata Vergine Maria
15/10/2019 elena

21 novembre – sabato
Memoria della presentazione
della Beata Vergine Maria

Prima lettura (Ap 11,4-12)

   A me Giovanni, fu detto: «[Ecco i miei due testimoni]». Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: «Salite quassù» e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano.

Il luogo della crocifissione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 46, a. 10, soluzione 3)

   3. Rispondiamo con S. Girolamo che «non mancano autori secondo i quali il luogo “del teschio” sarebbe stato il luogo in cui era stato sepolto Adamo: e sarebbe stato chiamato così dal teschio del primo uomo. Ora, questa è una spiegazione facile e gradita alle orecchie del popolo, ma non è veritiera. Infatti fuori delle città e delle loro porte c’era il luogo in cui venivano eseguite le condanne capitali: esso fu perciò denominato luogo del teschio a motivo dei decapitati. Gesù quindi volle essere crocifisso in quel luogo per innalzare il vessillo del martirio là dove prima c’era il campo dei condannati. Quanto poi ad Adamo, risulta dal libro di Giosuè che era sepolto a Ebron». Ed era giusto che Cristo fosse crocifisso nel luogo dove comunemente si eseguivano le condanne piuttosto che presso il sepolcro di Adamo, per mostrare che la sua croce non guariva soltanto il peccato personale di Adamo, ma anche i peccati di tutto il mondo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 46, a. 10, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod, sicut Hieronymus dicit, Super Matth. [4 super 27,33], quidam exposuit Calvariae locum, in quo sepultus est Adam, et ideo sic appellatum quia ibi antiqui hominis sit conditum caput. Favorabilis interpretatio, et mulcens aures populi, nec tamen vera. Extra urbem enim et foris portam, loca sunt in quibus truncantur capita damnatorum; et Calvariae, idest decollatorum, sumpsere nomen. Propterea autem ibi crucifixus est Iesus, ut ubi prius erat area damnatorum, ibi erigerentur vexilla martyrii. Adam vero sepultum iuxta Hebron, in libro Iesu filii Nave legimus. Magis autem Christus crucifigendus erat in loco communi damnatorum quam iuxta sepulcrum Adae, ut ostenderetur quod crux Christi non solum erat in remedium contra peccatum personale Adae, sed etiam contra peccatum totius mundi.

Vangelo (Lc 20,27-40)

   In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Io sono il Dio di Abramo

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 20, lez. 4, vv. 37-38)

   Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe; come se dicesse: Se una volta i Patriarchi fecero ritorno al nulla tanto da non vivere ulteriormente presso Dio, non avrebbe detto nella speranza della risurrezione: Io sono, ma Io ero stato; infatti è nostra consuetudine dire delle cose corrotte e passate: ero padrone di quella cosa. Ma poiché ora dice: Io sono, mostra che è Dio e Signore dei viventi, e questo è quanto viene soggiunto: Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui: infatti, benché siano morti, vivono tuttavia presso Dio nella speranza di risorgere. BEDA: Oppure dice questo affinché, dopo aver dimostrato che le anime sussistono dopo la morte, cosa che i Sadducei negavano, fosse introdotta logicamente anche la risurrezione dei corpi, i quali insieme con le anime hanno compiuto il bene e il male Ora, quella che i giusti vivono per Dio è una vita vera, anche quando i corpi muoiono. Per comprovare tuttavia la verità della risurrezione ci si poteva servire di esempi assai più chiari tratti dai Profeti, ma i Sadducei accoglievano soltanto i cinque libri di Mosè e respingevano gli annunci dei Profeti. CRISOSTOMO: Come i santi reclamano come proprio il Signore comune del mondo senza nulla togliere al suo dominio, ma esprimendo il loro affetto, come fanno gli amanti che non sopportano di amare assieme agli altri, volendo esprimere un loro amore particolare e speciale, così anche Dio si diceva loro Dio in modo speciale, non restringendo il proprio dominio ma ampliandolo. Infatti la moltitudine dei sudditi non manifesta il suo dominio come fa la virtù dei servi; perciò Egli non gode di essere detto Dio del cielo e della terra allo stesso modo in cui viene detto Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Infatti anche tra i mortali i servi sono denominati dai loro padroni; diciamo infatti: il servo di tale Capo; al contrario invece si dice Dio di Abramo.
   TEOFILATTO: Ora, confutati i Sadducei, sono favorevoli a Gesù gli Scribi, che erano gli avversari dei Sadducei; perciò segue: Dissero allora alcuni Scribi: Maestro hai parlato bene. BEDA: E poiché erano stati confutati nei discorsi, non lo interrogano più; perciò continua: E non osavano più fargli alcuna domanda, ma lo presero e lo consegnarono all’autorità romana; dal che possiamo apprendere che il veleno dell’invidia può essere superato, ma è difficile tenerlo a bada.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 20, lect. 4, vv. 37-38)

   Theophylactus. Vel Dominus rationi suprapositae Scripturae testimonium addit, subdens quia vero resurgant mortui, et Moyses ostendit secus rubum, sicut dicit Dominum Deum Abraham et Deum Isaac et Deum Iacob; quasi dicat: si semel redierunt in nihilum patriarchae, ne viverent apud Deum, in spe resurrectionis non dixisset: ego sum, sed: fueram; consuevimus enim de rebus corruptis et praeteritis dicere: eram dominus illius rei. Nunc vero quoniam dixit: ego sum, ostendit quod viventium est Deus et Dominus; et hoc est quod subditur Deus autem non est mortuorum, sed vivorum: omnes enim vivunt ei: quamvis enim exanimes sunt, vivunt tamen apud Deum in spe resurgendi. Beda. Vel hoc dicit, ut cum probaverit animas permanere post mortem, quod Sadducaei negabant, consequens introduceretur et corporum resurrectio, quae cum animabus bona malave gesserunt. Est autem vera vita qua iusti Deo vivunt, etiam quando corpore moriuntur. Ad comprobandam autem resurrectionis veritatem, multo manifestioribus exemplis ex prophetis uti valuit, sed Sadducaei quinque tantum libros Moysi recipiebant, prophetarum vaticinia respuentes. Chrysostomus. Sicut autem sancti communem orbis dominum sibi appropriant, non derogantes eius dominio, sed proprium affectum pandentes, secundum morem amantium, qui non patiuntur cum multis diligere, sed volunt praecipuam et specialem quamdam dilectionem exprimere; sic et Deus specialiter se horum Deum dicebat, non coarctando suum dominium, sed ampliando. Non enim sic multitudo subditorum sicut virtus famulantium pandit eius dominium; unde non sic gaudet dici Deus caeli et terrae, sicut cum dicitur Deus Abraham, Deus Isaac et Deus Iacob. Et apud mortales quidem a dominis denominantur famuli; dicimus enim: villicus talis ducis; e contrario autem Deus dicitur Abrahae. Theophylactus. Confutatis autem Sadducaeis, favent Iesu Scribae tamquam Sadducaeorum oppositi; unde sequitur, respondentes autem quidam Scribarum dixerunt: magister, bene dixisti. Beda. Et quia in sermonibus confutati sunt, ultra non interrogant; unde sequitur et amplius non audebant eum quidquam interrogare: sed comprehensum Romanae tradunt potestati; ex quo intelligimus venena invidiae posse quidem superari, sed difficile conquiescere.

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