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20 novembre – venerdì Tempo Ordinario – 33a Settimana

20 novembre – venerdì Tempo Ordinario – 33a Settimana
15/10/2019 elena

20 novembre – venerdì
Tempo Ordinario – 33a Settimana

Prima lettura
(Ap 10,8-11)

   Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

La rivelazione profetica e gli angeli

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 172, a. 2, corpo)

   Come dice S. Paolo, le cose che sono da Dio, sono ordinate (Rm 13,1). Ora, come spiega Dionigi, «l’ordine voluto da Dio esige che le realtà infime siano governate da quelle intermedie». Ma gli angeli sono intermedi fra Dio e gli uomini, in quanto partecipanti in grado maggiore alla perfezione della bontà divina. Perciò Dio trasmette agli uomini le sue illuminazioni e rivelazioni mediante gli angeli. Ma la conoscenza profetica è fatta attraverso una illuminazione e una rivelazione divina. Quindi è evidente che essa è fatta mediante gli angeli.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 172, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut apostolus dicit, Rom. 13 [1], quae a Deo sunt, ordinata sunt. Habet autemhoc divinitatis ordo, sicut Dionysius dicit, ut infima per media disponat. Angeli autem medii sunt inter Deum et homines, utpote plus participantes de perfectione divinae bonitatis quam homines. Et ideo illuminationes et revelationes divinae a Deo ad homines per angelos deferuntur. Prophetica autem cognitio fit secundum illuminationem et revelationem divinam. Unde manifestum est quod fiat per angelos.

Vangelo
(Lc 19,45-48)

   In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Il cristiano pende dalle labbra
di Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 19, lez. 6, vv. 47-48)

   GREGORIO: In verità il nostro Redentore non sottrae la parola della sua predicazione né agli indegni né agli ingrati. Perciò, dopo avere con la cacciata dei corrotti salvaguardato il rigore della disciplina, mostra loro il dono della grazia; infatti si aggiunge: Ogni giorno insegnava nel tempio. CIRILLO: Ora, sarebbe stato conveniente che in base a quanto Cristo diceva e faceva, fosse adorato come Dio; invece, lungi dal fare questo, cercavano di ucciderlo. Infatti continua: I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire. BEDA: O perché insegnava ogni giorno nel tempio, o perché aveva scacciato i briganti dal tempio, o perché, arrivando là come Re e Signore, fu salutato dalla folla dei credenti con la lode di un inno celeste. CIRILLO: Ma il popolo aveva di Cristo una stima più grande di quella degli Scribi, dei Farisei e dei capi del Giudei, i quali, non accogliendo la fede in Cristo, sgridavano gli altri; perciò prosegue: ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra per ascoltarlo. BEDA: Il che può essere inteso in due modi: o perché, temendo il tumulto del popolo, non sapevano come procedere con Gesù che avevano deciso di sopprimere; oppure cercavano di far perire Gesù poiché vedevano che la loro autorità era trascurata e molti correvano ad ascoltarlo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 19, lect. 6, vv. 47-48)

   Gregorius in Evang. Redemptor vero noster praedicationis verba nec indignis, nec ingratis subtrahit; unde postquam rigorem disciplinae eiciendo perversos tenuit, donum his gratiae ostendit; nam subditur et erat docens quotidie in templo. Cyrillus. Decebat autem ex his quae Christus dixerat et fecerat, eum adorare ut Deum; sed ipsi nequaquam hoc facientes quaerebant eum occidere; sequitur enim principes autem sacerdotum et Scribae et principes plebis quaerebant illum perdere. Beda. Vel quia quotidie docebat in templo, vel quia latrones eiecerat de templo, vel quia veniens illuc quasi rex et dominus a credentium turba laudem hymni caelestis accepit. Cyrillus. Sed populus graviorem aestimationem accepit de Christo quam Scribae, et Pharisaei, et principes Iudaeorum, qui fidem Christi non acceptantes, alios increpabant; unde sequitur et non inveniebant quid facerent illi; omnis enim populus suspensus erat audiens illum. Beda. Quod duobus modis intelligi potest: quia vel timentes populi tumultum, non inveniebant quid facerent de Iesu, quem perdere disposuerant; vel ideo Iesum perdere quaerebant, quia, suo magisterio neglecto, plures ad eum audiendum confluere cernebant

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