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19 novembre – giovedì Tempo Ordinario – 33a Settimana

19 novembre – giovedì Tempo Ordinario – 33a Settimana
15/10/2019 elena

19 novembre – giovedì
Tempo Ordinario – 33a Settimana

Prima lettura (Ap 5,1-10)

   Io, Giovanni, vidi nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra, era in grado di aprire il libro e di guardarlo. Io piangevo molto, perché non fu trovato nessuno degno di aprire il libro e di guardarlo. Uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli». Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. Giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra».

Uomini di ogni tribù…

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 15, lez. 1, v. 12, n. 1161)

   1161. La quarta autorità contiene la riverenza dei gentili nei confronti di Cristo. Per cui aggiunge: «E a sua volta Isaia dice» (11,10): «Spunterà la radice di Iesse», in cui preannuncia l’origine di Cristo, che nascerà dal seme di Davide. Iesse, infatti, fu il padre di Davide. Dice dunque: «spunterà la radice di Iesse», dal cui seme nascerà Cristo – Is 11,10: «Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse, un virgulto …». Oppure Cristo sarà la radice di Jesse perché, sebbene proceda da Jesse secondo l’origine della carne, tuttavia con la sua potenza ha sostenuto Jesse e gli ha infuso la grazia. In precedenza è stato detto (Rm 11,18): «Non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te».
   Poi accenna all’ufficio di Cristo aggiungendo: «colui che sorgerà» con un’eccellenza di grazia tanto grande da poter «reggere le genti» piegandole al culto di Dio, cosa che nessuno aveva potuto fare prima di lui. Sal 2,8 s.: «Ti darò le genti in eredità, le reggerai con scettro di ferro».
   Infine pone la devozione dei gentili verso Cristo, dicendo: «in lui le nazioni spereranno»: di conseguire, cioè, l’eredità della gloria celeste mediante lui. 1 Pt 1,3: «Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 15, lect. 1, v. 12, n. 1161)

   Quarta auctoritas continet reverentiam gentium ad Christum. Unde subditur et rursus Isaias ait erit radix Iesse. In quo praenuntiat Christi originem, ex David semine nasciturum. Iesse namque fuit pater David. Dicit ergo erit radix Iesse, ex cuius semine Christus nascetur. Is. 11,10: Egredietur virga de radice Iesse, et flos, et cetera. Vel Christus erit radix Iesse, quia licet ex Iesse processerit secundum carnis originem, tamen sua virtute Iesse sustentavit et gratiam ei influxit. Supra 11,18: Non tu radicem portas, sed radix te. Deinde tangit Christi officium, subdens et qui exurget in tantam gratiae excellentiam, ut possit regere gentes, eos divino cultui subiugando, quod nullus ante eum facere potuit. Ps. 2,8: Dabo tibi gentes haereditatem tuam. Reges eos in virga ferrea. Ultimo ponit devotionem gentium ad Christum, dicens in eum gentes sperabunt, ut scilicet per eum haereditatem caelestis gloriae consequantur. 1 Petr. 1,3: Regeneravit nos in spem vivam per resurrectionem Iesu Christi ex mortuis.

Vangelo (Lc 19,41-44)

   In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

La distruzione di Gerusalemme

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 19, lez. 5, vv. 43-44)

   Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee. GREGORIO: Con queste parole sono indicati i capi romani. Infatti viene descritta quella distruzione di Gerusalemme che fu compiuta dagli imperatori romani Vespasiano e Tito; per cui si aggiunge: ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te. EUSEBIO: Ora, in che modo queste cose siano andate lo possiamo capire da quanto viene narrato da Giuseppe [Flavio], il quale, pur essendo Giudeo, ha narrato i singoli eventi in modo consono con quanto era stato previsto da Cristo. GREGORIO: Viene inoltre aggiunto: e non lasceranno in te pietra su pietra. E viene anche attestata la trasformazione della città: poiché ora è costruita nel luogo dove il Signore venne crocifisso fuori della porta, mentre la città precedente fu interamente distrutta. E si aggiunge il crimine per cui essa venne distrutta: perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata. TEOFILATTO: Cioè quello della mia venuta: infatti sono venuto per visitarti e salvarti. Se avessi conosciuto questo e avessi creduto in me, saresti stata un paese amico dei Romani e saresti stata libera da ogni pericolo; come ne furono esenti tutti coloro che credettero in Cristo. ORIGENE: Non nego quindi che quella Gerusalemme fu distrutta per i crimini dei suoi abitanti, ma mi chiedo se forse quel pianto non riguardi anche la Gerusalemme attuale. Poiché se qualcuno ha peccato dopo aver ricevuto i misteri della verità, dev’essere compianto. Ora, nessun gentile viene compianto, ma solo chi apparteneva a Gerusalemme e ha cessato di appartenervi. GREGORIO: Infatti il nostro Redentore non cessa di piangere per mezzo dei suoi eletti, tutte le volte che considera che alcuni si sono allontanati dalla vita buona per abbracciare i cattivi costumi; mentre se avessero conosciuto la condanna che li sovrasta, piangerebbero su se stessi assieme alle lacrime degli eletti. Ma l’anima corrotta ha qui i suoi giorni, godendo il tempo che passa; per essa le cose presenti sono la pace, visto che gioisce delle realtà temporali. Essa rifiuta di prevedere il futuro, che potrebbe turbare la letizia presente; per cui si dice: Ma ormai queste cose sono nascoste ai tuoi occhi. ORIGENE: Ora, è compianta anche la nostra Gerusalemme, poiché dopo i peccati i nemici la circondano, ossia gli spiriti cattivi, e la circondano con una trincea per stringerla d’assedio, e per non lasciarvi pietra su pietra; e ciò accade soprattutto quando qualcuno, dopo una lunga continenza, dopo anni di castità, è vinto e viene attratto dalle lusinghe della carne, e così perde la pazienza e la purezza e commette fornicazione; in lui non resterà pietra su pietra, secondo il detto di Ez 18,24: «Tutte le opere giuste che avrà compiute non saranno più ricordate».

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 19, lect. 5, vv. 43-44)

   Gregorius. Ubi Romani principes denuntiantur. Illa enim Hierosolymorum subversio describitur quae a Vespasiano et Tito Romanis principibus facta est; unde subditur et circumdabunt te, et coangustabunt te undique, et ad terram prosternent te, et filios tuos qui in te sunt. Eusebius.Quomodo autem haec completa sint, ex his quae tradita sunt a Iosepho, colligere possumus, qui cum esset Iudaeus, singula quoque gesta narravit consona his quae sunt a Christo praedicta. Gregorius. Hoc quoque quod additur: et non relinquent in te lapidem super lapidem, et ipsa iam eiusdem civitatis transmigratio testatur: quia dum nunc in eo loco constructa est ubi extra portam Dominus fuerat crucifixus, prior illa, ut dicitur, Ierusalem funditus est eversa. Cui ex qua culpa eversionis poena fuerit illata, subiungitur eo quod non cognoveris tempus visitationis tuae. Theophylactus. Idest, mei adventus: veni enim visurus et salvaturus te. Quod si cognosceres, et in me crederes, esses pacata Romanis, et ex omnibus exempta periculis; sicut omnes qui crediderunt in Christum evaserunt. Origenes in Lucam. Non nego igitur et illam Ierusalem propter habitatorum scelera fuisse destructam; sed quaero ne forte ad hanc Ierusalem fletus iste pertineat. Si enim post mysteria veritatis aliquis peccaverit, plangetur: nemo enim gentilis fletur, sed ille qui fuit de Ierusalem, et esse cessavit. Gregorius in Evang. Redemptor enim noster per electos suos plangere non cessat, cum quosdam ex bona vita ad mores reprobos pervenisse considerat; qui si damnationem suam quae eis imminet, agnovissent, semetipsos cum lacrymis electorum plangerent. Suam autem diem hic habet anima perversa, quae transitorio gaudet in tempore; cui ea quae adsunt, ad pacem sunt, dum ex rebus temporalibus laetatur. Haec praevidere futura refugit, quae praesentem laetitiam perturbent; unde dicitur nunc autem abscondita sunt ab oculis tuis. Origenes. Fletur autem et nostra Ierusalem, quod post peccata circumdant eam inimici, idest spiritus nequam, et immittunt in circuitu eius vallum, ut obsideant eam, et lapidem super lapidem non relinquant; maxime si post multam continentiam, si post aliquot annos castitatis victus quis fuerit, et blandimentis carnis illectus, patientiam pudicitiamque amiserit, si fuerit fornicatus; lapidem super lapidem non relinquent in eo, secundum illud: non recordabor primarum iustitiarum eius.

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