Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

18 agosto – martedì Tempo Ordinario – 20a Settimana

18 agosto – martedì Tempo Ordinario – 20a Settimana
11/10/2019 elena

18 agosto – martedì
Tempo Ordinario – 20a Settimana

Prima lettura
(Ez 28,1-10)

   Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, parla al principe di Tiro: Così dice il Signore Dio: Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto: “Io sono un dio, siedo su un trono divino in mezzo ai mari”, mentre tu sei un uomo e non un dio, hai reso il tuo cuore come quello di Dio, ecco, tu sei più saggio di Daniele, nessun segreto ti è nascosto. Con la tua saggezza e la tua intelligenza hai creato la tua potenza ammassato oro e argento nei tuoi scrigni; con la tua grande sapienza e i tuoi traffici hai accresciuto le tue ricchezze e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore. Perciò così dice il Signore Dio: Poiché hai reso il tuo cuore come quello di Dio, ecco, io manderò contro di te i più feroci popoli stranieri; snuderanno le spade contro la tua bella saggezza, profaneranno il tuo splendore. Ti precipiteranno nella fossa e morirai della morte degli uccisi in mare. Ripeterai ancora: “Io sono un dio”, di fronte ai tuoi uccisori? Ma sei un uomo e non un dio, in balìa di chi ti uccide. Per mano di stranieri morirai della morte dei non circoncisi, perché io ho parlato».

Ti sei insuperbito e hai detto:
Io sono un dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 63, a. 7, corpo)

   Nel peccato si possono considerare due cose: l’inclinazione alla colpa e l’incentivo alla colpa. Se dunque consideriamo negli angeli l’inclinazione al male, può sembrare che gli angeli superiori abbiano avuto meno possibilità di peccare di quelli inferiori. E perciò il Damasceno insegna che l’angelo più perfetto tra quelli che peccarono fu l’angelo «preposto all’ordine terrestre». – E questa opinione sembra concordare con l’opinione dei Platonici riferita da S. Agostino. Essi infatti dicevano che tutti gli dèi erano buoni, mentre fra i demoni ce n’erano dei buoni e dei cattivi; e chiamavano dèi le sostanze intellettive che si trovano al disopra del cielo della luna, mentre chiamavano dèmoni le sostanze intellettuali che si trovano sotto quel cielo, e che in ordine di natura sono superiori agli uomini. – Né si deve rigettare questa opinione come contraria alla fede: poiché tutto l’universo corporeo viene governato da Dio per mezzo degli angeli, come insegna S. Agostino. Quindi nulla impedisce di affermare che Dio abbia destinato gli angeli inferiori al governo dei corpi più bassi, quelli superiori al governo dei corpi più alti, e gli angeli più sublimi a stare dinanzi al suo cospetto. Seguendo dunque tale opinione, il Damasceno insegna che gli angeli ribelli appartenevano alla gerarchia più bassa: tuttavia non pochi angeli buoni di questa gerarchia rimasero fedeli. Se invece ci fermiamo a considerare l’incentivo al peccato, questo si trova più negli angeli superiori che in quelli inferiori. Come infatti si è detto, il peccato dei demoni fu la superbia; ora, ciò che muove alla superbia è la propria eccellenza, la quale era più grande negli angeli superiori. Per cui S. Gregorio afferma che l’angelo ribelle era il più nobile di tutti. E questa sentenza sembra più probabile. Il peccato dell’angelo, infatti, fu dovuto non a una certa inclinazione al male, bensì al solo libero arbitrio: perciò sembra che nel caso si debba considerare soprattutto l’incentivo alla colpa. – Con ciò, però, non si deve escludere l’opinione degli altri: poiché anche nel più nobile degli angeli inferiori si poteva trovare un incentivo [che inducesse] al peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 63, a. 7, corpus)

   Respondeo dicendum quod in peccato est duo considerare, scilicet pronitatem ad peccandum; et motivum ad peccandum. Si ergo consideremus in Angelis pronitatem ad peccandum, minus videtur quod peccaverint superiores Angeli, quam inferiores. Et propter hoc Damascenus dicit quod maior eorum qui peccaverunt, fuit terrestri ordini praelatus. Et videtur haec opinio consonare positioni Platonicorum, quam Augustinus recitat in Lib. De civ. Dei 8 et 10. Dicebant enim quod omnes dii erant boni, sed daemonum quidam boni, quidam mali; deos nominantes substantias intellectuales quae sunt a globo lunari superius, Daemones vero substantias intellectuales quae sunt a globo lunari inferius, superiores hominibus ordine naturae. Nec est abiicienda haec opinio tanquam a fide aliena, quia tota creatura corporalis administratur a Deo per Angelos, ut Augustinus dicit, 3 De Trin.; unde nihil prohibet dicere inferiores Angelos divinitus distributos esse ad administrandum inferiora corpora, superiores vero ad administrandum corpora superiora, supremos vero ad assistendum Deo. Et secundum hoc Damascenus dicit quod illi qui ceciderunt, fuerunt de inferioribus, in quorum etiam ordine aliqui boni Angeli permanserunt. Si vero consideretur motivum ad peccandum, maius invenitur in superioribus quam in inferioribus. Fuit enim daemonum peccatum superbia, ut supra [a. 2] dictum est; cuius motivum est excellentia, quae fuit maior in superioribus. Et ideo Gregorius dicit quod ille qui peccavit, fuit superior inter omnes. Et hoc videtur probabilius. Quia peccatum Angeli non processit ex aliqua pronitate, sed ex solo libero arbitrio, unde magis videtur consideranda esse ratio quae sumitur a motivo ad peccandum. Non est tamen inde alii opinioni praeiudicandum, quia etiam in principe inferiorum Angelorum potuit esse aliquod motivum ad peccandum.

Vangelo (Mt 19,23-30)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Ho osservato da sempre
tutte queste cose

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 189, a. 1, soluzione 1)

   1. S. Girolamo commenta: «Quel giovane, nel dire: Ho osservato tutte queste cose fin dalla mia giovinezza, non disse la verità. Se infatti avesse compiuto ciò che è imposto dal comandamento: Amerai il prossimo tuo come te stesso, perché udendo poi quelle parole: Va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri, se ne andò rattristato?». Si deve però intendere che egli non disse la verità rispetto all’osservanza perfetta di questo comandamento. Infatti Origene riferisce che «nel Vangelo secondo gli Ebrei, dopo che il Signore gli ebbe detto, “Va’ vendi quanto possiedi”, il giovane ricco cominciò a grattarsi la testa. E il Signore gli domandò: “Come puoi dire: Ho adempiuto la legge e i profeti? Nella legge sta scritto: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’; ed ecco che molti dei tuoi fratelli, figli di Abramo sono coperti di sozzura e muoiono di fame; mentre la tua casa è piena di molte ricchezze, e niente da essa esce per loro”. Per questo il Signore rimproverandolo gli disse: “Se vuoi essere perfetto”, ecc. È impossibile infatti adempiere il comandamento: “Ama il prossimo tuo come te stesso” e insieme essere ricchi; e soprattutto avere così grandi possedimenti». Il che va inteso dell’adempimento perfetto di questo precetto. Poiché era vero che egli aveva osservato i comandamenti, però in modo imperfetto e comune. La perfezione consiste infatti principalmente, come si è visto sopra, nell’osservanza dei precetti della carità. – Perciò il Signore, per dimostrare che la perfezione dei consigli è utile sia agli innocenti che ai peccatori, non chiamò soltanto il giovane innocente, ma anche il peccatore Matteo [Mt 9,9]. Questi però corrispose alla chiamata, a differenza del giovane [Mt 19,22]: poiché alla vita religiosa si convertono più facilmente i peccatori che non quanti presumono della loro innocenza, ai quali il Signore dice: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (Mt 21,31).

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 189, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod Hieronymus dicit, super Matth., mentitus est adolescens dicens, haec omnia servavi a iuventute mea. Si enim quod positum est in mandatis [cf. Matth. 19,19], diliges proximum tuum sicut teipsum, opere complesset, quomodo postea, audiens [cf. Matth. 19,21], vade et vende omnia quae habes et da pauperibus, tristis recessit? – Sed intelligendum est eum mentitum esse quantum ad perfectam observantiam huius praecepti. Unde Origenes, super Matth., dicit quod scriptum est in Evangelio secundum Hebraeos, quod cum Dominus dixisset ei [cf. Matth. 19,21], vade et vende omnia quae habes, coepit dives scalpere caput suum. Et dixit ad eum Dominus, quomodo dicis, feci legem et prophetas? Est in lege, diliges proximum tuum sicut teipsum, et ecce, multi fratres tui, filii Abrahae, amicti sunt stercore, morientes prae fame; et domus tua plena est multis bonis, et non egreditur aliquid omnino ex ea ad eos. Itaque Dominus, redarguens eum, dicit, si vis perfectus esse, et cetera. Impossibile est enim implere mandatum quod dicit [cf. Matth. 19,19], diliges proximum tuum sicut teipsum, et esse divitem, et maxime, tantas possessiones habere. Quod est intelligendum de perfecta impletione huius praecepti. Imperfecte autem et communi modo verum est eum observasse praecepta. Perfectio enim principaliter in observantia praeceptorum caritatis consistit, ut supra [q. 184 a. 3] habitum est. – Ut ergo Dominus ostenderet perfectionem consiliorum utilem esse et innocentibus et peccatoribus, non solum vocavit adolescentem innocentem, sed etiam Matthaeum peccatorem. Et tamen Matthaeus secutus est vocantem, non autem adolescens, quia facilius convertuntur ad religionem peccatores quam illi qui de sua innocentia praesumunt, quibus dicit Dominus, Matth. 21 [31], publicani et meretrices praecedunt vos in regnum Dei.

CondividiShare on FacebookShare on Google+