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17 agosto – lunedì Tempo Ordinario – 20a Settimana

17 agosto – lunedì Tempo Ordinario – 20a Settimana
11/10/2019 elena

17 agosto – lunedì
Tempo Ordinario – 20a Settimana

Prima lettura
(Ez 24,15-24)

   Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto». La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì. La mattina dopo feci come mi era stato comandato e la gente mi domandava: «Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?». Io risposi: «La parola del Signore mi è stata rivolta in questi termini: Annuncia agli Israeliti: Così dice il Signore Dio: Ecco, io faccio profanare il mio santuario, orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e anelito delle vostre anime. I figli e le figlie che avete lasciato cadranno di spada. Voi farete come ho fatto io: non vi velerete fino alla bocca, non mangerete il pane del lutto. Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non piangerete, ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro. Ezechièle sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete proprio come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore».

Il significato del tempio

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, soluzione 1)

   1. Il culto di Dio riguarda due cose: Dio e gli uomini che lo adorano. Dio dunque, che è l’oggetto del culto, non può essere racchiuso in alcun luogo: quindi per lui non era necessario costruire il tabernacolo, o il tempio. Ma gli uomini che lo adorano sono esseri corporei, e per essi bisognava costruire uno speciale tabernacolo, o tempio, per due motivi. Primo, perché radunandosi in tale luogo con il pensiero che esso è deputato al culto di Dio vi sarebbero accorsi con maggior rispetto. Secondo, affinché mediante la disposizione di tale tempio, o tabernacolo, venissero indicati dei particolari relativi all’eccellenza della divinità o dell’umanità di Cristo. – E al primo motivo accenna Salomone in 1 Re: Se il cielo e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito. E poi aggiunge: Siano aperti i tuoi occhi su questa casa, di cui hai detto: Là sarà il mio nome; perché tu esaudisca le preghiere del tuo servo e del tuo popolo d’Israele. Dal che si dimostra che il santuario non fu edificato per contenere Dio fisicamente in un’abitazione, ma perché «là abitasse il suo nome», cioè affinché là si manifestasse la conoscenza di Dio, mediante le cose che vi si facevano o dicevano; e perché mediante il rispetto del luogo le preghiere divenissero più degne di essere esaudite, per la devozione degli oranti.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod cultus Dei duo respicit, scilicet Deum, qui colitur; et homines colentes. Ipse igitur Deus, qui colitur, nullo corporali loco clauditur, unde propter ipsum non oportuit tabernaculum fieri, aut templum. Sed homines ipsum colentes corporales sunt, et propter eos oportuit speciale tabernaculum, vel templum, institui ad cultum Dei, propter duo. Primo quidem, ut ad huiusmodi locum convenientes cum hac cogitatione quod deputaretur ad colendum Deum, cum maiori reverentia accederent. Secundo, ut per dispositionem talis templi, vel tabernaculi, significarentur aliqua pertinentia ad excellentiam divinitatis vel humanitatis Christi. Et hoc est quod Salomon dicit, 3 Reg. 8 [27], si caelum et caeli caelorum te capere non possunt, quanto magis domus haec, quam aedificavi tibi? Et postea subdit [29 sq.], sint oculi tui aperti super domum hanc, de qua dixisti, erit nomen meum ibi; ut exaudias deprecationem servi tui et populi tui Israel. Ex quo patet quod domus sanctuarii non est instituta ad hoc quod Deum capiat, quasi localiter inhabitantem; sed ad hoc quod nomen Dei habitet ibi, idest ut notitia Dei ibi manifestetur per aliqua quae ibi fiebant vel dicebantur; et quod, propter reverentiam loci, orationes fierent ibi magis exaudibiles ex devotione orantium.

Vangelo (Mt 19,16-22)

   In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

La bontà per essenza

San Tommaso
(S. Th. I, q. 6, a. 3, corpo)

   Soltanto Dio è buono per essenza. Infatti ogni cosa è detta buona in quanto è perfetta. Ora, ogni cosa ha una triplice perfezione. La prima consiste nella costituzione del suo essere sostanziale. La seconda nell’aggiunta di alcuni accidenti richiesti per la sua perfetta operazione. La terza nel raggiungimento di qualcosa come proprio fine. Come la prima perfezione del fuoco consiste nell’essere medesimo che ha in virtù della sua forma sostanziale; la seconda nel suo calore, nella sua levità e secchezza, ecc.; la terza nel cessare dal suo moto di ascesa, raggiunto che abbia il suo luogo. Ora, questa triplice perfezione a nessun essere creato compete per essenza, ma soltanto a Dio: poiché solo in lui l’essenza si identifica con il suo essere, e in lui non sopraggiungono accidenti, ma le stesse cose che degli altri esseri si dicono accidentalmente a lui convengono essenzialmente, come essere potente, sapiente e così via, secondo quanto si è detto. Egli inoltre non è ordinato ad alcun fine, ma è egli stesso il fine di tutte le cose. Quindi è chiaro che soltanto Dio ha l’assoluta perfezione nella sua essenza, e perciò egli solo è buono per essenza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 6, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod solus Deus est bonus per suam essentiam. Unumquodque enim dicitur bonum, secundum quod est perfectum. Perfectio autem alicuius rei triplex est. Prima quidem, secundum quod in suo esse constituitur. Secunda vero, prout ei aliqua accidentia superadduntur, ad suam perfectam operationem necessaria. Tertia vero perfectio alicuius est per hoc, quod aliquid aliud attingit sicut finem. Utpote prima perfectio ignis consistit in esse, quod habet per suam formam substantialem, secunda vero eius perfectio consistit in caliditate, levitate et siccitate, et huiusmodi, tertia vero perfectio eius est secundum quod in loco suo quiescit. Haec autem triplex perfectio nulli creato competit secundum suam essentiam, sed soli Deo, cuius solius essentia est suum esse; et cui non adveniunt aliqua accidentia; sed quae de aliis dicuntur accidentaliter, sibi conveniunt essentialiter, ut esse potentem, sapientem, et huiusmodi, sicut ex dictis [q. 3 a. 6] patet. Ipse etiam ad nihil aliud ordinatur sicut ad finem, sed ipse est ultimus finis omnium rerum. Unde manifestum est quod solus Deus habet omnimodam perfectionem secundum suam essentiam. Et ideo ipse solus est bonus per suam essentiam.

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