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16 agosto 20a Domenica del Tempo Ordinario

16 agosto 20a Domenica del Tempo Ordinario
11/10/2019 elena

16 agosto
20a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Is 56,1.6-7)

   Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

Grande è il Signore nostro Dio

San Tommaso
(Su Isaia, c. 56, v. 6:
«per amare il nome del Signore»)

   Nota che il nome di Dio va amato, primo, poiché è grande per essere temuto. Mal 1: «Grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore». Secondo, poiché è santo per essere venerato. Lc 1: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e santo è il suo nome». Terzo, poiché è dolce per essere meditato. Sopra 26: «Il tuo nome e il tuo ricordo nel desiderio dell’anima». Quarto, poiché è ricco in misericordia. Ct 1: «Il tuo nome è olio effuso». Quinto, poiché è efficace nell’impetrare. Gv 15: «Tutto ciò che chiederete al Padre nel mio nome ve lo darà». Sesto, poiché è potente per salvare. At 4: «Non esiste altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati». Settimo, poiché è nascosto alla conoscenza. Pr 30: «Qual è il suo nome, e qual è il nome del suo Figlio, se tu lo sai?».

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 56)

   Item nota, quod nomen Dei est diligendum, primo quia magnum ad timendum. Malach. 1: magnum est nomen meum in gentibus, dicit Dominus. Secundo quia sanctum ad venerandum. Lucae 1: fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus. Tertio quia dulce ad meditandum. Supra 26: nomen tuum et memoriale tuum in desiderio animae. Quarto quia copiosum ad miserendum. Cant. 1: oleum effusum nomen tuum. Quinto quia efficax ad impetrandum. Joan. 15: quodcumque petieritis Patrem in nomine meo, det vobis. Sexto quia virtuosum ad salvandum. Act. 4: non est aliud nomen sub caelo, in quo oporteat nos salvos fieri. Septimo quia occultum ad sciendum. Prov. 30: quod nomen ejus.

Seconda lettura
(Rm 11,13-15.29-32)

   Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

La mirabile misericordia di Dio

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 11, lez. 4, v. 32, n. 932)

   932. Più avanti, quando dice: «Dio infatti ha rinchiuso…», stabilisce la ragione di questa somiglianza, in quanto Dio volle che la sua misericordia avesse luogo in tutti. E questo è quanto aggiunge: «Dio infatti ha rinchiuso», cioè ha permesso che fossero rinchiusi «tutti», cioè tutto il genere umano, tanto i Giudei quanto i Gentili, «nell’incredulità», come in una certa catena dell’errore. Sap 17,16: «Tutti erano legati da una stessa catena di tenebre». «Per usare a tutti misericordia», cioè perché la sua misericordia avesse luogo in tutto il genere umano. Sap 11,23: «Hai misericordia di tutti, Signore». Ciò, però, non va esteso ai demòni, secondo l’errore di Origene; e neppure a tutti gli uomini individualmente, ma a tutti i generi degli uomini. Infatti qui si distinguono i generi dei singoli, non i singoli dei generi. E per questo Dio vuole che tutti siano salvati per la sua misericordia, affinché si umilino per questo, e attribuiscano la propria salvezza non a sé ma a Dio. Os 13,9: «La tua rovina è in te, Israele; solo in me il tuo aiuto». E sopra 3,19: «Perché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia sottoposto a Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 11, lect. 4, v. 32, n. 932)

   Deinde, cum dicit conclusit enim, etc., assignat rationem huius similitudinis, quia scilicet Deus voluit, ut sua misericordia in omnibus locum haberet. Et hoc est quod subdit conclusit enim Deus, id est concludi permisit, omnia, id est omne hominum genus, tam Iudaeos quam Gentiles, in incredulitate, sicut in quadam catena erroris. Sap. 17,7: una catena tenebrarum omnes erant colligati. Ut omnium misereatur, id est ut in omni genere hominum sua misericordia locum habeat. Sap. 11,24: misereris omnium, Domine. Quod quidem non est extendendum ad daemones secundum errorem Origenis, nec etiam quantum ad omnes homines singillatim, sed ad omnia genera hominum. Fit enim hic distributio pro generibus singulorum et non pro singulis generum. Ideo autem Deus vult omnes per suam misericordiam salvari, ut ex hoc humilientur et suam salutem non sibi, sed Deo adscribant. Os. c. 13,9: perditio tua in te, Israel, tantummodo ex me auxilium tuum. Supra 3,19: ut omne os obstruatur, et subditus fiat omnis mundus Deo.

Vangelo (Mt 15,21-28)

   In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

La Cananea

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 15, lez. 2, vv. 22-23, nn. 1322-1323)

   1320. Dice dunque: Ed ecco una donna Cananea.
   Possiamo notare sei cose. Primo, la conversione del richiedente. Sir 18,23: «Prima della preghiera prepara la tua anima, e non voler essere come un uomo che tenta Dio». Infatti uno prepara la sua anima quando si purifica dai vizi; Is 1,15: «Per quanto moltiplicherete le preghiere, non vi esaudirò: poiché le vostre mani grondano sangue». E ciò viene designato dal nome Cananea, che significa mutata; Sal 76,11: «è mutata la destra dell’Altissimo». Parimenti chi si converte deve evitare non solo il peccato, ma anche l’occasione del peccato. Sir 21,2: «Come alla vista del serpente fuggi il peccato». – Secondo, bisogna notare la devozione, poiché gridava. Il grido designa un grande affetto; Sal 119: «Nella mia angoscia ho gridato al Signore». – Terzo, si nota la pietà, poiché reputa propria la miseria altrui; per cui dice: «Pietà di me», e questa è una grande misericordia; Gb 30,25: «Piangevo su chi era afflitto, e la mia anima aveva compassione del povero». Parimenti si tocca l’umiltà, poiché prega confidando nella misericordia di Dio; Dn 9,4: «Tu sei fedele all’alleanza e misericordioso verso coloro che ti amano e custodiscono i tuoi comandamenti». – Quarto, si tocca la fede, che è necessaria alla petizione; Gc 1,6: «Chieda però con fede, senza esitare». Parimenti afferma la natura divina in lui, in quanto lo chiama Signore; Sal 99: «Sappiate che il Signore è Dio». E così anche la natura umana: Figlio di Davide, cioè dalla discendenza di Davide. Rm 1,3: «Nato dalla discendenza di Davide secondo la carne». – Parimenti l’esposizione della propria necessità. Mia figlia è molto, cioè gravemente, tormentata da un demonio. E può essere figura di tutta la Chiesa dei Gentili, o di chiunque ha la coscienza vessata dal demonio, quando opera contro la coscienza. Lc 6,18: «E quanti erano vessati da spiriti immondi, venivano curati». E dice molto, aggravando il peccato. 2 Cr ult.: «Ho peccato, Signore, ho peccato, e riconosco la mia iniquità, affinché tu non mi perda insieme con i miei peccati».
   1323 – Conseguentemente si pone la taciturnità di Cristo, che non le rivolse neppure una parola. Ma sembra sorprendente che la fonte della pietà abbia taciuto.
   Di ciò si assegna una triplice ragione. Primo, perché non sembrasse andare contro quanto prima aveva detto (10,5): «Non andate fra i pagani». Per questo non volle esaudirla subito; tuttavia, poiché insistette molto, ottenne ciò che chiedeva. Da ciò si può intendere che con l’insistenza della domanda si ottiene ciò che è sopra la legge: era infatti un dato della legge che solo i Giudei si salvassero; ma costei con la sua insistenza impetrò ciò che era sopra la legge.
   La seconda ragione è quella di far crescere la devozione. Ab 1,2: «Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti? Griderò a te subendo violenza e non mi salverai? Perché mi hai mostrato l’iniquità e il dolore, mi hai fatto vedere la rapina e l’ingiustizia contro di me?».
   La terza ragione è di dare occasione ai discepoli di intercedere anche loro per lei: poiché per quanto uno sia buono, ha tuttavia bisogno delle preghiere degli altri.
   1324 – E subito segue l’intercessione dei discepoli. Ecc.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 15, lect. 2, vv. 22-23, nn. 1322-1323)

   Dicit ergo et ecce mulier Chananaea. Sex possumus notare. Primo conversio petentis; Eccli. 18,23: ante orationem praepara animam tuam, et noli esse quasi homo qui tentat Deum. Praeparat enim animam quando a vitiis se mundat; Is. 1,15: cum multiplicaveritis orationes, non exaudiam vos; manus enim vestrae sanguine plenae sunt. Et hoc designatur per hoc nomen Chananaea, quae idem est quod mutata; Ps. 76,11: haec est mutatio dexterae Excelsi. Item qui convertitur, debet non solum vitare peccatum, sed etiam occasionem peccati; Eccli. 21, v. 2: quasi a facie colubri, fuge peccatum. Secundo notanda est devotio, quia clamabat. Clamor magnum affectum designat; Ps. 119, v. 1: ad Dominum, cum tribularer, clamavi. Tertio notatur pietas, quia alienam miseriam suam reputabat, unde dicit miserere mei, et hoc est magna misericordia; Iob 30,25: flebam super eum qui afflictus erat, et compatiebatur anima mea pauperi. Item tangitur humilitas, quia petiit ex confidentia misericordiae Dei; Dan. 9,4: custodiens pactum et misericordiam diligentibus te, et custodientibus mandata tua. Quarto tangitur fides, quae necessaria est ad petitionem; Iac. 1,6: postulet autem in fide nihil haesitans. Item confitetur divinam naturam in eo, in hoc quod dicit Domine; Ps. 99,3: scitote, quoniam Dominus ipse est Deus. Item humanam Fili David, qui ex semine David; ad Rom. I, v. 3: qui factus est ei ex semine David secundum carnem. Item expositio propriae necessitatis. Filia mea male, idest graviter, a daemonio vexatur. Et potest esse typus totius Ecclesiae gentilium, vel cuiuslibet pro conscientia, quae a daemonio vexatur, cum contra conscientiam operatur; Lc. 6,18: et qui vexabantur a spiritibus immundis, curabantur. Et dicit male, in quo aggravat peccatum; 2 Paralip. ult.: peccavi, Domine, peccavi, et iniquitatem meam agnosco, ne simul perdas me cum iniquitatibus meis. Consequenter ponitur taciturnitas Christi qui non respondit ei verbum. Sed hoc videtur mirabile quod fons pietatis tacuit. Et assignatur triplex ratio. Prima ne videretur ire contra illud quod supra dixerat: in viam gentium ne abieritis. Ideo prompte noluit exaudire; nihilominus tamen quia multum institit, accepit quod petivit. Ideo datur intelligi quod propter instantiam petitionis impetratur quod supra legem est: erat enim de lege, quod soli Iudaei salvarentur; sed ista per instantiam suam impetravit quod erat supra legem. Secunda ratio est, ut magis cresceret devotio. Hab. 1,2: usquequo clamabo, et non exaudies, vociferabor ad te vim patiens, et non salvabis? Quare ostendisti mihi iniquitatem et dolorem, videre praedam et iniustitiam contra me? Tertia ratio, ut daret occasionem discipulis, ut et ipsi intercederent pro ea: quia quantumcumque sit aliquis bonus, indiget tamen orationibus aliorum. Statim sequitur intercessio discipulorum. Etc.

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