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15 agosto – sabato Assunzione della Beata Vergine Maria

15 agosto – sabato Assunzione della Beata Vergine Maria
11/10/2019 elena

15 agosto – sabato
Assunzione
della Beata Vergine Maria

Messa vespertina della vigilia

Prima lettura
(1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2)

   In quei giorni, Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l’arca del Signore nel posto che le aveva preparato. Davide radunò i figli di Aronne e i levìti. I figli dei levìti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore. Davide disse ai capi dei levìti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia. Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio. Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.

I tre generi di sacrifici

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 3, soluzione 8)

   8. Vi erano tre generi di sacrifici. – Il primo, interamente bruciato, era detto olocausto, che suona tutto bruciato. Tale sacrificio veniva infatti offerto a Dio come uno speciale omaggio alla sua maestà, e come atto di amore per la sua bontà: e corrispondeva allo stato dei perfetti, che abbracciano la pratica dei consigli [evangelici]. Esso perciò veniva bruciato affinché tutta la vittima sotto forma di vapore salisse in alto, in modo da esprimere che tutto l’uomo, e quanto egli possiede, è soggetto al dominio di Dio e deve essere a lui offerto. – Viene poi il sacrificio per il peccato, che era offerto a Dio per la necessaria remissione del peccato: e corrispondeva allo stato dei penitenti, che cercano la remissione dei peccati. Esso veniva diviso in due parti: infatti una [parte offerta] veniva bruciata, mentre l’altra era lasciata al sacerdote; e ciò per indicare che l’espiazione dei peccati è compiuta da Dio mediante il ministero dei sacerdoti. Si eccettuava però il sacrificio offerto per i peccati di tutto il popolo, o del sacerdote in particolare: allora infatti si bruciava tutto. Poiché non doveva essere lasciato in uso dei sacerdoti quanto era offerto per i loro peccati, affinché non rimanesse in loro scoria alcuna di peccato. E inoltre sarebbe venuta a mancare la soddisfazione per il peccato: se infatti coloro che sacrificavano per il peccato avessero tratto beneficio da ciò che offrivano, era come se non avessero offerto nulla. – Vi era poi un terzo tipo di sacrificio chiamato ostia pacifica, che veniva offerto a Dio come ringraziamento, oppure per la salvezza e la prosperità degli offerenti, cioè per un dovere connesso a un beneficio ricevuto o da ricevere: e tale sacrificio rispondeva allo stato dei proficenti, [cioè di coloro che progrediscono] nell’osservanza dei comandamenti. E questa offerta era divisa in tre parti: la prima veniva bruciata a onore di Dio, la seconda serviva ai sacerdoti, la terza veniva mangiata dagli offerenti; e ciò per indicare che la salvezza dell’uomo procede da Dio sotto la direzione dei suoi ministri, e con la cooperazione di coloro che si salvano.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 3, ad octavum)

   Ad octavum dicendum quod triplex erat sacrificiorum genus. – Quoddam erat quod totum comburebatur, et hoc dicebatur holocaustum, quasi totum incensum. Huiusmodi enim sacrificium offerebatur Deo specialiter ad reverentiam maiestatis ipsius, et amorem bonitatis eius, et conveniebat perfectionis statui in impletione consiliorum. Et ideo totum comburebatur, ut sicut totum animal, resolutum in vaporem, sursum ascendebat, ita etiam significaretur totum hominem, et omnia quae ipsius sunt, Dei dominio esse subiecta, et ei esse offerenda. – Aliud autem erat sacrificium pro peccato, quod offerebatur Deo ex necessitate remissionis peccati, et conveniebat statui poenitentium in satisfactione peccatorum. Quod dividebatur in duas partes, nam una pars eius comburebatur, alia vero cedebat in usum sacerdotum; ad significandum quod expiatio peccatorum fit a Deo per ministerium sacerdotum. Nisi quando offerebatur sacrificium pro peccato totius populi, vel specialiter pro peccato sacerdotis, tunc enim totum comburebatur. Non enim debebant in usum sacerdotum venire ea quae pro peccato eorum offerebantur, ut nihil peccati in eis remaneret. Et quia hoc non esset satisfactio pro peccato, si enim cederet in usum eorum pro quorum peccatis offerebatur, idem esse videretur ac si non offerrent. – Tertium vero sacrificium vocabatur hostia pacifica, quae offerebatur Deo vel pro gratiarum actione, vel pro salute et prosperitate offerentium, ex debito beneficii vel accepti vel accipiendi, et convenit statui proficientium in impletione mandatorum. Et ista dividebantur in tres partes, nam una pars incendebatur ad honorem Dei, alia pars cedebat in usum sacerdotum, tertia vero pars in usum offerentium; ad significandum quod salus hominis procedit a Deo, dirigentibus ministris Dei, et cooperantibus ipsis hominibus qui salvantur.

Seconda lettura
(1 Cor 15,54b-57)

   Fratelli, quando questo corpo mortale si sarà vestito d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

La vittoria sulla morte

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 9, v. 57, n. 1022)

   1022. Poiché dunque lo stimolo della morte fu distrutto non dalla Legge, ma dalla vittoria di Cristo, perciò è necessario rendere grazie a Dio. E questo è quanto dice: «Siano rese grazie», cioè rendo, o rendiamo, grazie «a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!», e non per mezzo della Legge. 1 Gv 5,4: «Questa è la vittoria che ha vinto il mondo, la nostra fede». Rm 7,24 s.: «Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!». Ivi 8,3 s.: «Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 15, lect. 9, v. 57, n. 1022)

   Quia ergo stimulus mortis destructus est non per legem, sed per victoriam Christi, ideo Deo sunt reddendae gratiarum actiones. Et hoc est quod dicit Deo autem gratias, scilicet ago, seu agamus, qui dedit nobis victoriam, mortis et peccati, per Iesum Christum, non per legem. 1 Io. 5,4: haec est victoria, et cetera. Rom. 7,24: quis me liberabit, et cetera. Gratia Dei, et cetera. Nam quod impossibile, et cetera.

Vangelo
(Lc 11,27-28)

   In quel tempo, mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La beatitudine della Vergine

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 11, lez. 8, vv. 27-28)

   BEDA: Agli Scribi e ai Farisei che tentavano e bestemmiavano il Signore, una donna confessa con grande fiducia la sua incarnazione. Perciò continua: mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»: dove confuta sia la calunnia dei presenti, sia la perfidia degli eretici futuri; perché come allora i Giudei, bestemmiando le opere dello Spirito Santo, negavano il vero Figlio di Dio, così in seguito gli eretici, negando che la sempre vergine Maria, con la cooperazione dello Spirito Santo, aveva offerto la materia della sua carne alla nascita dell’unigenito Figlio di Dio, dicevano che non bisognava confessare che colui che era Figlio dell’uomo fosse veramente consostanziale al Padre. Ma se la carne del Verbo di Dio che nasce secondo la carne viene dichiarata estranea rispetto alla carne della Vergine Madre, senza alcun motivo sono dichiarati beati il grembo che lo ha portato e il seno da cui ha preso il latte. E con quale ragionamento pensano che egli sia stato nutrito con il latte di colei dal cui seme negano che sia stato concepito? Infatti secondo i medici entrambi i fluidi provengono dalla stessa fonte. Egli afferma però che è beata non solo colei che meritò di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma sono beati anche quanti concepiscono lo stesso Verbo spiritualmente mediante l’ascolto della fede, e con la pratica delle opere buone cercano di generarlo e alimentarlo o nel proprio cuore o in quello del prossimo. Infatti prosegue: Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». CRISOSTOMO: Questa risposta non fu data per ripudiare la madre, ma per mostrare che il parto non le avrebbe affatto giovato se non fosse stata molto buona e fedele. Ora, se Maria non avrebbe ricavato alcun vantaggio dal fatto che il Cristo era nato da lei qualora fosse stata priva delle virtù dell’anima, a più forte ragione neppure noi ricaveremo alcun vantaggio dal fatto che abbiamo il padre, il fratello o il figlio virtuosi mentre noi siamo privi della loro virtù. BEDA: Dunque, la stessa madre di Dio è indubbiamente beata perché è stata resa ministra temporale dell’incarnazione del Verbo, ma è ancora più beata perché divenne la custode eterna di colui che doveva essere amato per sempre. Questa sentenza colpì anche i sapienti dei Giudei, i quali cercavano non di ascoltare e custodire, ma di negare e bestemmiare il Verbo di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Lucam,
c. 11, lect. 8, vv. 27-28)

   Beda. Scribis et Pharisaeis Dominum tentantibus, simul et blasphemantibus, incarnationem eius magna fiducia quaedam mulier confitetur; unde sequitur factum est autem cum haec diceret, extollens vocem quaedam mulier de turba, dixit illi: beatus venter qui te portavit, et ubera quae suxisti: ubi et praesentium calumniam, et futurorum confundit haereticorum perfidiam; nam sicut tunc Iudaei, Sancti Spiritus opera blasphemando, verum Dei Filium negabant; sic haeretici postea negando Mariam semper virginem, Spiritus Sancti cooperante virtute, nascituro unigenito Deo carnis suae materiam ministrasse, verum consubstantialemque Patri Filium hominis fateri non debere dixerunt. Sed si caro verbi Dei secundum carnem nascentis, a carne virginis matris pronuntiatur extranea, sine causa venter qui eum portasset, et ubera quae lactassent, beatificantur. Qua vero consequentia eius lacte credatur nutritus ex cuius semine negatur conceptus, cum ex unius et eiusdem fontis origine, secundum physicos, uterque liquor manare perhibetur? Non autem tantummodo eam quae Verbum Dei corporaliter generare meruerat, sed et omnes qui idem Verbum spiritualiter auditu fidei concipere, et boni operis custodia vel in suo, vel in proximorum corde parere et quasi alere studuerint, asserit esse beatos; sequitur enim at ille dixit: quinimmo beati qui audiunt verbum Dei, et custodiunt illud. Chrysostomus in Matthaeum. Non fuit hoc responsum repudiantis matrem, sed ostendentis quod nihil ei partus profuisset, nisi valde bona et fidelis fuisset. Ceterum si Mariae non proderat sine virtutibus animae Christum ab ea ortum traxisse: multo magis nobis sive patrem, sive fratrem, sive filium virtuosum habeamus, nos autem absistamus ab illius virtute, nequaquam hoc prodesse valebit. Beda. Eadem autem Dei genitrix et inde quidem beata, quia Verbi incarnandi ministra est facta temporalis; sed inde multo beatior, quia eiusdem semper amandi custos manebat aeterna. Hac etiam sententia sapientes Iudaeorum percutit, qui Verbum Dei non audire et custodire, sed negare et blasphemare quaerebant.

Messa del giorno

Prima lettura
(Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab)

   Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

La vittoria su ogni peccato

San Tommaso
(S. Th. III, q. 27, a. 4, corpo)

   Quelli che Dio sceglie per un compito speciale, li prepara e li dispone in modo che siano idonei ai loro doveri, secondo le parole di 2 Cor 3 [6]: Ci ha resi ministri idonei del nuovo Testamento. Ma la Beata Vergine fu scelta per essere la madre di Dio. Non si può quindi dubitare che Dio con la sua grazia l’abbia resa idonea a ciò, secondo le parole dell’angelo: Hai trovato grazia presso Dio: ecco, tu concepirai... [Lc 1,30 s.]. Ma ella non sarebbe stata degna madre di Dio se avesse talvolta peccato. Sia perché l’onore dei genitori ridonda sui figli, come è detto in Pr 17 [6]: Onore dei figli i loro padri, per cui all’opposto la colpa della madre sarebbe ricaduta sul Figlio. Sia anche perché ella aveva un’affinità singolare con Cristo, che da lei prese il corpo. Ora, in 2 Cor 6 [15] è detto: Quale intesa tra Cristo e Beliar? Sia ancora perché in lei abitò in modo del tutto singolare, non solo nell’anima, ma anche nel seno verginale, il Figlio eterno, che è la Sapienza di Dio [1 Cor 1,24], di cui è detto in Sap 1 [4]: La Sapienza non entra in un’anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato. – Dobbiamo quindi affermare in modo assoluto che la Beata Vergine non commise mai alcun peccato né mortale né veniale, così da avverare le parole di Ct 4 [7]: Tutta bella sei, amica mia, nessuna macchia è in te.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 27, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod illos quos Deus ad aliquid eligit, ita praeparat et disponit ut ad id ad quod eliguntur inveniantur idonei, secundum illud 2 Cor. 3 [6], idoneos nos fecit ministros novi testamenti. Beata autem virgo fuit electa divinitus ut esset mater Dei. Et ideo non est dubitandum quod Deus per suam gratiam eam ad hoc idoneam reddidit, secundum quod Angelus ad eam dicit [Luc. 1,30], invenisti gratiam apud Deum, ecce, concipies, et cetera. Non autem fuisset idonea mater Dei, si peccasset aliquando. Tum quia honor parentum redundat in prolem, secundum illud Prov. 17 [6], gloria filiorum patres eorum. Unde et, per oppositum, ignominia matris ad Filium redundasset. Tum etiam quia singularem affinitatem habuit ad Christum, qui ab ea carnem accepit. Dicitur autem 2 Cor. 6 [15], quae conventio Christi ad Beliar? Tum etiam quia singulari modo Dei Filius, qui est Dei sapientia [1 Cor. 1,24], in ipsa habitavit, non solum in anima, sed in utero. Dicitur autem Sap. 1 [4], in malevolam animam non intrabit sapientia, nec habitabit in corpore subdito peccatis. – Et ideo simpliciter fatendum est quod beata virgo nullum actuale peccatum commisit, nec mortale nec veniale, ut sic impleatur quod dicitur Cant. 4 [7], tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te, et cetera.

Seconda lettura
(1 Cor 15,20-27a)

   Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

Ricevere la vita in Cristo

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 3, v. 22, n. 932)

   932. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Qui dimostra la stessa cosa in particolare, dicendo che, come in Adamo moriamo tutti di una morte corporale, così anche tutti saremo vivificati in Cristo. Rm 5,12: «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e con il peccato la morte…».
   E non dice a causa di Eva, il che sembra contrastare con Sir 25,24: «Per causa di lei tutti moriamo». Si deve dire che ciò avviene a causa di Eva in quanto essa suggerisce, ma per mezzo di Adamo in quanto ne è la causa. Se infatti avesse peccato solamente Eva, il peccato originale non sarebbe stato trasmesso ai posteri.
   «In Cristo tutti riceveranno la vita», ossia la vita naturale sia i buoni che i cattivi, la vita della grazia solo i buoni; tuttavia qui l’Apostolo parla della risurrezione alla vita naturale, alla quale verranno tutti vivificati. Gv 5,26: «Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso», ossia il potere di dare la vita; Gv 5,28: «Tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno…».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 15, lect. 3, v. 22, n. 932)

   Et sicut in Adam. Hic probat idem in speciali, dicens quod sicut in Adam omnes morimur morte corporali, ita et omnes vivificamur in Christo. Rom. 5,12: per unum hominem, et cetera. Et non dicit per Evam, quod videtur contra illud Eccli. 25,33: per illam omnes morimur. Dicendum quod hoc est per illam Evam, scilicet suggerentem, sed per Adam sicut causantem. Nam si solum Eva peccasset, peccatum originale non fuisset traductum in posteros. Vivificabuntur, inquam, in Christo, scilicet boni et mali vita naturae, sed vita gratiae non nisi boni; sed tamen apostolus loquitur hic de resurrectione ad vitam naturae, ad quam omnes vivificabuntur. Io. 5,26: sicut Pater habet vitam in semetipso, ita et Filio dedit vitam habere, id est vivificandi virtutem. Io. 5,28: omnes qui in monumentis sunt, et cetera.

Vangelo
(Lc 1,39-56)

   In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Il cantico di Maria

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 1, lez. 17, v. 49)

   v. 49. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome.
   TEOFILATTO: La Vergine mostra che non deve essere chiamata beata per le sue virtù, ma indica il vero motivo dicendo: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente. E quali cose grandi ti fece il Signore? Credo che come creatura hai generato il Creatore, come domestica hai generato il Signore, così che per mezzo di te Dio redimesse il mondo, mediante te lo illuminasse e per tuo mezzo lo richiamasse in vita. TITO: Infatti perché grandi cose se non per il fatto concepisce restando illibata, superando la natura per volontà di Dio? Sono stata considerata degna, senza un uomo, di diventare madre non in un modo qualsiasi, ma dell’Unigenito Salvatore. BEDA: Qui guarda all’inizio del cantico, dove si è detto: L’anima mia magnifica il Signore; infatti solo quell’anima a cui il Signore si è degnato di fare grandi cose può magnificarlo con inni degni di lui. TITO: Ora dice: l’Onnipotente; e ciò affinché, se qualcuno diffidasse dell’azione del concepimento, che cioè abbia concepito restando vergine, riporti il miracolo alla potenza di chi lo opera. Né per il fatto che l’Unigenito si accostò a una donna, per questo viene contaminato, poiché santo è il suo nome. BASILIO: Il nome di Dio viene detto santo non perché nelle sillabe sia contenuta una qualche potenza significativa, ma perché qualsiasi contemplazione di Dio viene riconosciuta santa e sincera. BEDA: Infatti egli supera ogni creatura nella sommità della sua singolare potenza, e viene segregato da tutte le cose che ha fatto; e ciò si intende meglio nella lingua greca, dove la stessa parola aghion, significa che si trova come fuori della terra.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Lucam,
c. 1, lect. 17, v. 49)

   Theophylactus. Ostendit virgo non per suam virtutem se beatam praedicandam; sed causam assignat, dicens quia fecit mihi magna qui potens est. Quae tibi magna fecit? Credo ut creatura ederes creatorem, famula Dominum generares, ut per te mundum Deus redimeret, per te illuminaret, per te ad vitam revocaret. Titus. Quomodo vero magna, nisi quod manens illibata concipio, superans nutu Dei naturam? Digna reputata sum sine viro, non quomodocumque genitrix effici, sed unigeniti salvatoris. Beda. Respicit autem hoc ad initium carminis, ubi dictum est magnificat anima mea Dominum: sola enim anima illa cui Dominus magna facere dignatur, dignis eum praeconiis magnificare potest. Titus. Dicit autem qui potens est, ut si quis diffidat in conceptionis negotio, dum virgo manens concepit, retorqueat miraculum ad potentiam operantis. Nec quia unigenitus accessit ad feminam, ex hoc inquinatur: quia sanctum est nomen eius. Basilius. Sanctum vero dicitur nomen Dei, non quia in syllabis quamdam significativam virtutem contineat, sed quia quomodolibet Dei speculatio sancta dignoscitur et sincera. Beda. Singularis enim potentiae culmine transcendit omnem creaturam, et ab universis quae fecit lege segregatur; quod graeca locutione melius intelligitur: in quo ipsum verbum quod dicit agion, quasi extra terram esse significat.

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