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13 agosto – giovedì Tempo Ordinario – 19a Settimana

13 agosto – giovedì Tempo Ordinario – 19a Settimana
11/10/2019 elena

13 agosto – giovedì
Tempo Ordinario – 19a Settimana

Prima lettura
(Gs 3,7-10.11.13-17)

   In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che, come sono stato con Mosè, così sarò con te. Da parte tua, ordina ai sacerdoti che portano l’arca dell’alleanza: “Una volta arrivati alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete”». Disse allora Giosuè agli Israeliti: «Venite qui ad ascoltare gli ordini del Signore, vostro Dio». Disse ancora Giosuè: «Da ciò saprete che in mezzo a voi vi è un Dio vivente: proprio lui caccerà via dinanzi a voi il Cananeo, l’Ittita, l’Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l’Amorreo e il Gebuseo. Ecco, l’arca dell’alleanza del Signore di tutta la terra sta per attraversare il Giordano dinanzi a voi. Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l’arca del Signore di tutta la terra si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno: l’acqua che scorre da monte si fermerà come un solo argine». Quando il popolo levò le tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti portavano l’arca dell’alleanza davanti al popolo. Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo a partire da Adam, la città che è dalla parte di Sartàn. Le acque che scorrevano verso il mare dell’Aràba, il Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico. I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore stettero fermi all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano.

L’arca dell’alleanza

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, soluzione 6)

   6. (…) Inoltre Cristo viene indicato dall’arca: poiché come l’arca era stata costruita con legno di acacia, così il corpo di Cristo era costituito di membra purissime. Ed era dorata: poiché Cristo fu pieno di sapienza e di carità, rappresentate dall’oro. E dentro l’arca c’era un vaso d’oro, cioè un’anima santa, il quale conteneva la manna, cioè tutta la pienezza della divinità [Col]. E nell’arca c’era la verga, ossia il potere sacerdotale: poiché Cristo divenne sacerdote in eterno [Eb]. E vi erano anche le parole dell’alleanza, per indicare che Cristo era il vero legislatore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, ad sextum)

   6. (…) Ipse enim significatur per propitiatorium, quia ipse est propitiatio pro peccatis nostris, ut dicitur 1 Ioan. 2 [2]. Et convenienter hoc propitiatorium a Cherubim portatur, quia de eo scriptum est, adorent eum omnes angeli Dei, ut habetur Heb. 1 [6]. Ipse etiam significatur per arcam, quia sicut arca erat constructa de lignis setim, ita corpus Christi de membris purissimis constabat. Erat autem deaurata, quia Christus fuit plenus sapientia et caritate, quae per aurum significantur. Intra arcam autem erat urna aurea, idest sancta anima; habens manna, idest omnem plenitudinem divinitatis [Col. 2,9]. Erat etiam in arca virga, idest potestas sacerdotalis, quia ipse est factus sacerdos in aeternum [Hebr. 6,20]. Erant etiam ibi tabulae testamenti, ad designandum quod ipse Christus est legis dator.

Vangelo (Mt 18,21-19,1)

   In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Il perdono

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 18, lez. 7, v. 35)

   AGOSTINO: Dice il Signore (Lc 6,37): «Perdonate e vi sarà perdonato»; ora, io ho perdonato per primo, e voi almeno perdonate dopo; poiché se non perdonerete vi tornerò a chiamare, e quanto vi avrò perdonato lo reclamerò. Non inganna né si inganna Cristo, che ha detto queste parole: Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello. È meglio infatti gridare con la bocca e perdonare nel cuore che essere remissivi con la bocca e crudeli nel cuore. Per questo infatti il Signore aggiunge: di cuore, in modo che se per la carità imponete la disciplina, non si allontani la mitezza del cuore. Che cosa c’è infatti di così caritatevole quanto un medico che maneggia uno strumento di ferro? Incrudelisce nella ferita affinché sia curato l’uomo, poiché se si limita a toccarla l’uomo è perduto. GIROLAMO: Il Signore aggiunge: di cuore affinché ci teniamo lontani da ogni pace basata sull’ipocrisia e sulla finzione. E comanda a Pietro, sotto la comparazione del re signore e del servo che aveva ottenuto con la preghiera il condono del debito di diecimila talenti, che anche lui perdoni i suoi conservi che commettono peccati minori. ORIGENE: Vuole anche insegnarci a essere indulgenti con coloro che ci hanno danneggiato, soprattutto se riparano e pregano di essere perdonati.
   RABANO: In senso allegorico poi, questo servo che doveva diecimila talenti è il popolo giudaico legato al decalogo della legge, al quale il Signore spesso condonò i debiti quando, trovandosi nelle angustie, imploravano la sua misericordia; ma una volta liberati, erano esigenti atrocemente con tutti i debitori; e al popolo delle genti, come a sé ostile, richiedevano la circoncisione e le cerimonie della legge; ma trucidavano crudelmente anche i Profeti e gli Apostoli. Per cui il Signore li consegnò nelle mani dei Romani, affinché distruggessero dalle fondamenta la loro città, o degli spiriti maligni, perché li castigassero con tormenti eterni.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 18, lect. 7, v. 35)

   Augustinus De verb. Dom. Dicit enim Deus: dimittite, et dimittetur vobis; sed ego prior dimisi; dimitte vel postea: nam si non dimiseris, revocabo te, et quicquid tibi dimiseram, replicabo tibi: non enim fallit aut fallitur Christus, qui subiecit, dicens sic et Pater meus caelestis faciet vobis, si non remiseritis unusquisque fratri suo de cordibus vestris. Melius est enim ut clames ore, et dimittas in corde, quam sis blandus ore et crudelis in corde. Ideo enim Dominus subdit de cordibus vestris, ut si per caritatem imponitis disciplinam, de corde lenitas non recedat. Quid enim tam pium, quam medicus ferens ferramentum? Saevit in vulnus, ut homo curetur: quia si vulnus palpatur, homo perditur. Hieronymus. Ideo et Dominus addidit de cordibus vestris, ut omnem simulationem fictae pacis averteret. Praecipit ergo Dominus Petro, sub comparatione regis, domini et servi qui debitor decem millium talentorum a domino rogans veniam impetraverat, ut ipse quoque dimittat et conservis suis minora peccantibus. Origenes in Matth. Vult etiam docere faciles nos esse ad indulgendum eis qui nocuerunt nobis; maxime si satisfaciant, et deprecentur sibi veniam dari. Rabanus. Allegorice autem servus hic qui decem millia talentorum debuit, Iudaicus est populus decalogo legis astrictus: cui Dominus saepius dimisit debita, quando in angustiis constituti illius misericordiam deprecabantur; sed liberati omnes debitores atrociter repetebant, et a gentili populo, quasi sibi obnoxio, circumcisionem et caeremonias legis expetebant; sed et prophetas et apostolos crudeliter trucidabant. Unde tradidit eos Dominus in manus Romanorum, vel malignorum spirituum, quia aeternis cruciatibus eos punirent.

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