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12 agosto – mercoledì Tempo Ordinario – 19a Settimana

12 agosto – mercoledì Tempo Ordinario – 19a Settimana
11/10/2019 elena

12 agosto – mercoledì
Tempo Ordinario – 19a Settimana

Prima lettura
(Ez 9,1-7; 10,18-22)

   Una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo. La gloria del Dio d’Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!». Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città. La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali. Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar. Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.

La gloria di Dio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 132, a. 1, soluzione 1)

   1. A commento di Gv 13 [13]: Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, S. Agostino dice: «È pericolosa la compiacenza in se medesimi per colui che deve badare a non insuperbirsi. Invece colui che è superiore a tutto, per quanto si lodi, non può esaltarsi. Infatti la conoscenza di Dio non giova a lui, ma a noi; e nessuno lo conosce se egli non si dà a conoscere». Perciò è evidente che Dio non cerca la propria lode per sé, ma a nostro vantaggio. E allo stesso modo l’uomo può lodevolmente desiderare la propria gloria a vantaggio degli altri, come è detto in Mt 5 [16]: Vedano le vostre opere buone, e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 132, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut dicit Augustinus, super illud Ioan. 13 [13], vos vocatis me, magister et Domine, et bene dicitis, periculosum est sibi placere cui cavendum est superbire. Ille autem qui super omnia est, quantumcumque se laudet, non se extollit. Nobis namque expedit Deum nosse, non illi, nec eum quisque cognoscit, si non se indicet ipse qui novit. Unde patet quod Deus suam gloriam non quaerit propter se, sed propter nos. Et similiter etiam homo laudabiliter potest ad aliorum utilitatem gloriam suam appetere, secundum illud Matth. 5 [16], videant opera vestra bona, et glorificent Patrem vestrum qui in caelis est.

Vangelo (Mt 18,15-20)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

L’obbligo della correzione fraterna

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 33, a. 2, corpo)

   La correzione fraterna è di precetto. Si deve però notare che, mentre i precetti negativi della legge proibiscono gli atti peccaminosi, i precetti affermativi inducono agli atti delle virtù. Ora, gli atti peccaminosi sono cattivi per se stessi, e non possono essere buoni in alcuna maniera, in nessun luogo e in nessun tempo: poiché sono legati per se stessi a un fine cattivo, come dice Aristotele. Quindi i precetti negativi obbligano sempre e in tutti i casi. Gli atti virtuosi invece non vanno compiuti in un modo qualsiasi, ma osservando le debite circostanze richieste per farne degli atti virtuosi: cioè facendoli dove si deve, quando si deve e come si deve. E poiché le disposizioni dei mezzi dipendono dal fine, tra le circostanze degli atti virtuosi va tenuto presente specialmente il fine, che è il bene della virtù. Se quindi c’è l’omissione di una circostanza relativa all’atto virtuoso tale da eliminare totalmente il bene della virtù, allora l’atto è contrario al precetto. Se invece viene a mancare una circostanza che non toglie del tutto la virtù, sebbene non raggiunga la perfezione di essa, l’atto non è contrario al precetto. Per cui anche il Filosofo afferma che se ci si allontana di poco dal giusto mezzo non si è contro la virtù; se invece ci si allontana di molto, allora la virtù viene distrutta nel proprio atto. Ora, la correzione fraterna è ordinata all’emendamento dei fratelli. Perciò essa è di precetto in quanto è necessaria a questo fine, e non nel senso che si debba correggere il fratello che sbaglia in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 33, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod correctio fraterna cadit sub praecepto. Sed considerandum est quod sicut praecepta negativa legis prohibent actus peccatorum, ita praecepta affirmativa inducunt ad actus virtutum. Actus autem peccatorum sunt secundum se mali, et nullo modo bene fieri possunt, nec aliquo tempore aut loco, quia secundum se sunt coniuncti malo fini, ut dicitur in 2 Ethic. Et ideo praecepta negativa obligant semper et ad semper. Sed actus virtutum non quolibet modo fieri debent, sed observatis debitis circumstantiis quae requiruntur ad hoc quod sit actus virtuosus, ut scilicet fiat ubi debet, et quando debet, et secundum quod debet. Et quia dispositio eorum quae sunt ad finem attenditur secundum rationem finis, in istis circumstantiis virtuosi actus praecipue attendenda est ratio finis, qui est bonum virtutis. Si ergo sit aliqua talis omissio alicuius circumstantiae circa virtuosum actum quae totaliter tollat bonum virtutis, hoc contrariatur praecepto. Si autem sit defectus alicuius circumstantiae quae non totaliter tollat virtutem, licet non perfecte attingat ad bonum virtutis, non est contra praeceptum. Unde et philosophus dicit, in 2 Ethic., quod si parum discedatur a medio, non est contra virtutem, sed si multum discedatur, corrumpitur virtus in suo actu. Correctio autem fraterna ordinatur ad fratris emendationem. Et ideo hoc modo cadit sub praecepto, secundum quod est necessaria ad istum finem, non autem ita quod quolibet loco vel tempore frater delinquens corrigatur.

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