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11 agosto – martedì Memoria di Santa Chiara Tempo Ordinario – 19a settimana

11 agosto – martedì Memoria di Santa Chiara Tempo Ordinario – 19a settimana
11/10/2019 elena

11 agosto – martedì
Memoria di Santa Chiara
Tempo Ordinario – 19a settimana

Prima lettura
(Ez 2,8-3,4)

   Così dice il Signore: «Tu, figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do’». Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai. Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi và e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole».

Fu per la mia bocca
dolce come il miele

San Tommaso
(Sul Salmo 24, n. 7, v. 8)

   Bisogna notare che sulla bontà divina dice due cose, cioè la dolcezza e la rettitudine, poiché dolce e retto è il Signore. La dolcezza si trova in senso proprio nelle realtà corporali, e viene detta in senso metaforico in quelle spirituali. Ora, la dolcezza corporale ha due caratteristiche: ristora il gusto corporale, lo acquieta e lo diletta; similmente anche la dolcezza spirituale acquieta, ristora e diletta il gusto spirituale. Così in Dio c’è una dolcezza essenziale. Sap 16: «Manifestavi la tua dolcezza verso i tuoi figli». Però presso gli uomini si parla di dolcezza in quanto essi danno soddisfazione, a sé o agli altri, [anche] nel male o nel peccato, mentre in Dio ciò avviene soltanto nel bene; per questo soggiunge: e retto è il Signore. Sal 118: «Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi», in modo che la dolcezza si riferisca alla misericordia e la rettitudine alla giustizia.

Testo latino di San Tommaso
(Super Psalmo 24, n. 7, v. 8)

   Notandum quod circa divinam bonitatem dicit duo: scilicet dulcedinem et rectitudinem, quia dulcis et rectus. Dulcedo proprie est in corporalibus, metaphorice autem dicitur in spiritualibus. Unde oportet quod in spiritualibus dulcedo sumatur ad similitudinem corporalis. Habet autem hoc dulcedo corporalis, quod reficit gustum corporalem et quietat et delectat: similiter et spiritualis dulcedo quietat et reficit et delectat spiritualem gustum. In Deo autem est essentialis dulcedo: Sap. 16: dulcedinem quam habes in filios ostendebas. Sed apud homines dulcedo dicitur inquantum satisfaciunt, vel sibi vel aliis, in malis sive in peccatis; sed in Deo non est nisi in bonis; et ideo subdit, et rectus Dominus: Ps. 118: justus es Domine, et rectum etc.; ita ut dulcedo ad misericordiam, rectitudo ad justitiam referatur.

Vangelo
(Mt 18,1-5.10.12-14)

   In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli».

Se non diventerete
come i bambini…

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 18, lez. 1, v. 3)

   Segue: e disse: In verità vi dico che se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Non comanda agli Apostoli di avere l’età dei bambini, ma l’innocenza; e ciò che quelli possiedono a motivo degli anni, essi lo posseggono con il loro impegno; in modo da essere bambini nella malizia, ma non nella sapienza; come se dicesse: come questo bambino che vi propongo quale esempio non è tenace nella collera, dimentica il male che gli si è fatto, non si diletta nel vedere una donna bella, non pensa una cosa e ne dice un’altra, così voi, se non avete questa innocenza e questa purezza di anima, non potete entrare nel regno dei cieli. ILARIO: Chiamò anche bambini tutti i credenti per la loro obbedienza alla fede. Questi seguono il loro padre, amano la loro madre, non sanno volere il male, disprezzano l’affanno delle opere, non sono insolenti, non hanno odio, non mentono, credono a ciò che viene loro detto e considerano vero ciò che odono. Questo è il senso letterale. GLOSSA [ANSELMO]: Se non vi convertirete da questo orgoglio e da questa indignazione in cui ora vivete, e non diventerete tutti così innocenti e umili mediante la virtù come i bambini lo sono per l’età, non entrerete nel regno dei cieli, poiché solo in questo modo si può entrare. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. Quanto più infatti uno sarà umile, tanto più grande diventerà nel regno dei cieli. REMIGIO: Cioè nella conoscenza della grazia, o nella dignità ecclesiastica, o certamente nella beatitudine eterna. GIROLAMO: Oppure diversamente: chiunque diventerà piccolo come questo bambino, cioè chi si umilierà sul mio esempio, entrerà nel regno dei cieli.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 18, lect. 1, v. 3)

   Sequitur et dixit: amen dico vobis: nisi conversi fueritis, et efficiamini sicut parvuli, non intrabitis in regnum caelorum. Non praecipit apostolis ut aetatem habeant parvulorum, sed innocentiam; et quod illi per annos possident, hi possideant per industriam; ut malitia non sapientia parvuli sint; ac si dicat: sicut iste parvulus, cuius vobis exemplum tribuo, non perseverat in iracundia, laesus non meminit, videns pulchram mulierem, non delectatur, non aliud cogitat et aliud loquitur; sic et vos, nisi talem habueritis innocentiam et animi puritatem, in regnum caelorum non poteritis intrare. Hilarius in Matth. Pueros etiam credentes omnes per audientiae fidem nuncupavit: hi enim patrem sequuntur, matrem amant, velle malum nesciunt, curam operum negligunt, non insolescunt, non oderunt, non mentiuntur, dictis credunt, et quod audiunt, verum habent. Littera ergo sic legitur. Glossa. Nisi conversi fueritis ab hac elatione et indignatione, in qua modo estis, et efficiamini omnes ita innocentes et humiles per virtutem sicut parvuli sunt per aetatem, non intrabitis in regnum caelorum; et quandoquidem aliter non intratur; quicumque ergo humiliaverit se sicut parvulus iste, hic maior est in regno caelorum: quanto enim quis erit humilior, tanto maior efficitur in regno caelorum. Remigius. Idest, in cognitione gratiae, vel ecclesiastica dignitate, vel certe in aeterna beatitudine. Hieronymus. Vel aliter. Quicumque humiliaverit se sicut parvulus iste, idest qui se in exemplum mei humiliaverit, hic intrabit in regnum caelorum.

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