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10 agosto – lunedì San Lorenzo

10 agosto – lunedì San Lorenzo
11/10/2019 elena

10 agosto – lunedì
San Lorenzo

Prima lettura
(2 Cor 9,6-10)

   Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Il Signore ama chi dona con gioia

San Tommaso
(Sulla seconda lettera ai Corinzi,
c. 9, lez. 1, v. 7, n. 332)

   332. Conseguentemente, quando dice: «chi dona con gioia…», assegna la ragione, ed è la seguente: qualsiasi rimuneratore rimunera ciò che è degno di rimunerazione. Tali sono soltanto gli atti delle virtù. Ora, negli atti delle virtù esistono due elementi, la specie dell’atto e il modo di agire che proviene dall’agente. Perciò, a meno che nell’atto di virtù ci siano tutt’e due questi elementi, l’atto non viene detto virtuoso in senso assoluto, così come non si dice perfettamente giusto, secondo la virtù della giustizia, chi compie le opere di giustizia, se non opera con gioia e con diletto.
   E sebbene presso gli uomini che non vedono se non ciò che appare sia sufficiente che uno operi l’atto di virtù secondo la specie dell’atto, per esempio l’atto di giustizia, tuttavia presso Dio, il quale scruta i cuori, non basta che operi l’atto di virtù soltanto secondo la specie, se non opera anche secondo il modo dovuto, cioè con gioia e con diletto. Perciò non soltanto chi dà, ma «chi dona con gioia Dio ama», ossia approva e rimunera, non chi è triste e borbottante. Sal 99,2: «Servite il Signore nella gioia». Sir 35,11: «In ogni offerta mostra lieto il tuo volto …». Rm 12,8: «Chi fa le opere di misericordia, le compia con gioia …».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Corinthios,

c. 9, lect. 1, v. 7, n. 332)

   Consequenter cum dicit hilarem enim datorem, etc., rationem assignat, et est talis: omnis remunerator remunerat ea quae sunt remuneratione digna. Haec autem sunt solum actus virtutum. In actibus autem virtutum duo sunt, scilicet species actus et modus agendi qui est ex parte agentis. Unde, nisi in actu virtutis utrumque istorum concurrat, non dicitur actus ille simpliciter virtuosus, sicut non dicitur perfecte iustus, secundum virtutem, qui operatur opera iustitiae, nisi delectabiliter et cum gaudio operetur. Et licet apud homines, qui non vident nisi ea quae patent, sufficiat quod quis operetur actum virtutis secundum ipsam speciem actus, puta actum iustitiae, tamen apud Deum, qui intuetur cor, non sufficit quod solum operetur actum virtutis secundum speciem, nisi etiam secundum debitum modum operetur, scilicet delectabiliter et cum gaudio. Et ideo non datorem tantum, sed hilarem datorem diligit Deus, id est approbat et remunerat, et non tristem, et remurmurantem. Ps. 99,2: servite Domino in laetitia. Eccli. c. 35,11: in omni dato hilarem, et cetera. Rom. c. 12,8: qui miseretur in hilaritate, et cetera.

Vangelo (Gv 12,24-26)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Se il chicco di grano …

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpo – ultima parte)

   Quarto, perché Cristo volle meritare il potere e il dominio su tutte le genti vincendo mediante la croce. Per cui in Ap 2 [26,28] è detto: Al vincitore darò l’autorità sopra le genti, come anch’io l’ho ricevuta dal Padre mio. E in Fil 2 [8] è detto che, essendosi [Cristo] fatto ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua lo riconosca. E così prima della sua passione non volle che la sua dottrina fosse predicata alle genti, ma dopo la passione disse ai discepoli: Andate e ammaestrate tutte le genti (Mt 28,19). Per questo motivo, come si legge in Gv 12 [20], all’avvicinarsi della sua passione, volendo alcuni pagani vedere Gesù, egli rispose: Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. E S. Agostino spiega: «Era egli stesso il grano chiamato a morire per l’infedeltà dei Giudei, e a moltiplicarsi per la fede dei popoli».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpo – ultima pars)

   Quarto, quia Christus per crucis victoriam meruit potestatem et dominium super gentes. Unde dicitur Apoc. 2 [26,28], qui vicerit, dabo ei potestatem super gentes, sicut et ego accepi a Patre meo. Et Phil. 2 [8 sqq.], quod, quia factus est obediens usque ad mortem crucis, Deus exaltavit illum, ut in nomine Iesu omne genu flectatur, et omnis lingua ei confiteatur. Et ideo ante passionem suam noluit gentibus praedicari suam doctrinam, sed post passionem suam dixit discipulis, Matth. 28 [19], euntes, docete omnes gentes. Propter quod, ut legitur Ioan. 12 [20 sqq.], cum, imminente passione, quidam gentiles vellent videre Iesum, respondit, nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet, si autem mortuum fuerit, multum fructum affert. Et, sicut Augustinus dicit ibidem, se dicebat granum mortificandum in infidelitate Iudaeorum, multiplicandum in fide populorum.

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