Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

9 agosto 19a Domenica del Tempo Ordinario

9 agosto 19a Domenica del Tempo Ordinario
11/10/2019 elena

9 agosto
19a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(1 Re 19,9a.11-13a)

   In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

La somiglianza con Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 4, a. 3, soluzione 1)

   1. Come dice Dionigi, quando la Scrittura nega che qualcosa sia simile a Dio «non contesta la somiglianza con lui. Infatti le medesime cose possono essere simili a Dio e dissimili: simili in quanto lo imitano nella misura in cui è consentito imitare colui che non è perfettamente imitabile; dissimili in quanto si discostano dalla loro causa»; e non solo secondo una minore o maggiore intensità, come il meno bianco si discosta dal più bianco, ma anche perché non vi è comunanza di specie né di genere.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 4, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut dicit Dionysius cap. 9 De div. nom., cum sacra Scriptura dicit aliquid non esse simile Deo, non est contrarium assimilationi ad ipsum. Eadem enim sunt similia Deo, et dissimilia, similia quidem secundum quod imitantur ipsum, prout contingit eum imitari qui non perfecte imitabilis est dissimilia vero, secundum quod deficiunt a sua causa; non solum secundum intensionem et remissionem, sicut minus album deficit a magis albo; sed quia non est convenientia nec secundum speciem nec secundum genus.

Seconda lettura (Rm 9,1-5)

   Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

L’amore per i miei consanguinei spinge Paolo al paradosso

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 9, lez. 1, v. 3, nn. 740-741)

   740. Perciò dice: «vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo», cioè separato da lui, il che avviene in due modi.
   In un primo modo, mediante la colpa, per la quale si viene separati dall’amore di Cristo, dal momento che non si osserva il suo precetto. Gv 14,15: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti». Ora, l’Apostolo non poteva desiderare per nessun motivo di essere anàtema in questo modo, come appare chiaro da quanto detto in precedenza (Rm 8,35). Infatti ciò è contro l’ordine dell’amore, per il quale si è tenuti ad amare Dio sopra ogni cosa e la propria salvezza più di quella altrui. Per questo motivo non dice: «voglio», ma «vorrei», riferendosi al tempo dell’incredulità. Ma rispetto a ciò l’Apostolo non dice nulla di grande, poiché allora voleva, anche per se stesso, essere separato da Cristo. Per questo motivo qualche Glossa spiega le parole «ho un grande dolore», come riferite alla tristezza con cui si doleva del passato stato di peccato, quando voleva essere separato da Cristo.
   In un secondo modo, si può essere separati dall’amore di Cristo nel senso di essere separati dalla fruizione di Cristo che si ha nella gloria.
   Ora, in questo modo l’Apostolo voleva essere separato da Cristo per la salvezza dei Gentili, nonché per la conversione dei Giudei, secondo Fil 1,23 s.: «Desidero essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio, ma è necessario rimanere nella carne per voi». E in questo senso diceva: «vorrei», cioè, se fosse possibile, «essere anàtema», cioè separato dalla gloria, o in modo assoluto o temporaneamente, per onore di Cristo, onore che deriva dalla conversione dei Giudei, secondo Pr 14,28: «La dignità del re sta nella moltitudine del popolo». Perciò il Crisostomo dice, nel libro De Compunctione cordis (lib. 1, n. 7): «l’amore sottomette tutta la sua mente in modo tale che egli accetterebbe di rinunciare anche a ciò che era la cosa più amabile di tutte le altre, l’essere con Cristo; e di nuovo, per piacere così a Cristo, persino al regno dei cieli, che sembrava essere la ricompensa del lavoro per Cristo».
   741. E mostra la causa di tale effetto aggiungendo: «a vantaggio dei miei fratelli». Perciò in Sir 25,1 s. si dice: «Tre sono le cose approvate davanti a Dio e agli uomini: la concordia dei fratelli…». E affinché ciò non venisse inteso di coloro che erano spiritualmente fratelli in Cristo – secondo Mt23,8: «Voi siete tutti fratelli» – aggiunge «miei consanguinei secondo la carne». 2 Cor 11,22: «Sono stirpe di Abramo? Anch’io!».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 9, lect. 1, v. 3, nn. 740-741)

   Dicit ergo optabam ego ipse anathema esse a Christo, id est separatus ab eo, quod quidem fit dupliciter. Uno modo per culpam, per quam aliquis a charitate Christi separatur, eius praeceptum non servans. Io. 14,15: si diligitis me, mandata mea servate. Sic autem apostolus non poterat optare esse anathema a Christo pro quacumque causa, ut ex supra dictis in 8,35, patet. Est enim hoc contra ordinem charitatis, quo quis tenetur Deum super omnia diligere et salutem suam plusquam salutem aliorum. Et ideo non dicit, opto sed optabam, scilicet, tempore infidelitatis. Sed secundum hoc nihil magnum dicit apostolus, quia tunc etiam propter se volebat esse separatus a Christo. Unde et quaedam Glossa exponit quod dicit, tristitia magna est mihi, de tristitia qua dolebat de praeterito statu peccati, in quo a Christo voluerat esse separatus. Alio modo potest aliquis esse separatus a Christo, id est a fruitione Christi quae habetur in gloria. Sic autem separari a Christo volebat apostolus pro salute gentilium, nedum pro conversione Iudaeorum, secundum illud Philipp. c. 1,23 s.: desiderium habens dissolvi et cum Christo esse, multo melius; permanere in carne necessarium propter vos. Et hoc modo dicebat optabam, scilicet si fieri posset, anathema esse, id est separatus a gloria, vel simpliciter vel ad tempus, propter honorem Christi, qui est ex conversione Iudaeorum, secundum illud Prov. 14,28: in multitudine populi dignitas regis. Unde Chrysostomus dicit in libro de compunctione cordis: ita totam eius mentem devicit amor, ut etiam eo quod prae caeteris omnibus amabilius erat esse cum Christo, rursum idipsum, quia ita placeret Christo contemneret, sed et caelorum regna, quod videbatur laborum esse remuneratio pro Christo, nihilominus cedere pateretur. Et causam tanti affectus ostendit subdens pro fratribus meis. Unde Eccli. 25, v. 1 s. dicitur, quod tria sunt probata coram Deo et hominibus: concordia fratrum, et cetera. Et ne hoc intelligeretur de his qui erant spiritualiter in Christo fratres, secundum illud Matth. 23,8: omnes vos fratres estis, subiungit qui sunt cognati mei secundum carnem. 2 Cor. 11,22: semen Abrahae sunt, et ego.

Vangelo
(Mt 14,22-32)

   Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

La fede è potente e invita alla virtù

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 14, lez. 2, v. 22, n. 1255)

   Subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca.
   Per cui non appena fatto il miracolo volle separarsi dalla folla.
   1225. E fece questo per un triplice motivo. Primo, per mostrare la verità del miracolo, così che non dicessero che esso era avvenuto per la sua presenza. Egli infatti è la verità, come risulta da Gv 14,6. – Secondo, per insegnarci a evitare la vanagloria; per questo dopo aver compiuto i miracoli si allontana; Gv 7,50: «Io non cerco la mia gloria» ecc. – Parimenti per mostrare la virtù della discrezione: infatti appartiene alla discrezione separarsi e riposare. Sap 8,16: «Entrando nella mia casa riposerò con essa».
   Bisogna però notare che fa uso della forza poiché era duro per essi separarsi da Cristo, come dice Pietro, Gv 6,69: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Parimenti mostra l’affetto della folla, cioè con quanto ardore lo seguivano Ct 1,2: «Profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 14, lect. 2, v. 22, n. 1255)

   Unde statim impulit eos intrare naviculam. Unde statim facto miraculo voluit separari a turbis. Et hoc fecit triplici ratione. Primo ut ostenderet miraculi veritatem, ne propter eius praesentiam illud accidisse dicerent: ipse enim veritas est, ut habetur Io. 14,6. Secundo, ut doceret nos inanem gloriam vitare; ideo post facta miracula recedit; Io. c. 8,50: ego gloriam meam non quaero et cetera. Item ut discretionis virtutem ostenderet: discretionis enim est separare se, et quiescere; Sap. 8,16: intrans in domum meam conquiescam cum illa. Sed notandum quod utitur impulsione, quia durum erat eis separari a Christo, ut dicit Petrus, Io. 6,69: Domine, ad quem ibimus? Verba vitae aeternae habes. Item ostendit affectum turbarum, scilicet cum quo ardore sequebantur eum; Cant. 1,2: oleum effusum nomen tuum, ideo adolescentulae dilexerunt te.

CondividiShare on FacebookShare on Google+