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30 giugno – martedì Tempo Ordinario – 13a Settimana

30 giugno – martedì Tempo Ordinario – 13a Settimana
11/10/2019 elena

30 giugno – martedì
Tempo Ordinario – 13a Settimana

Prima lettura
(Am 3,8; 4,11-12)

   Ascoltate questa parola che il Signore ha detto riguardo a voi, Israeliti, e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto uscire dall’Egitto: «Soltanto voi ho eletto tra tutte le stirpi della terra; perciò io vi farò scontare tutte le vostre iniquità». Camminano forse due uomini insieme senza essersi messi d’accordo? Ruggisce forse il leone nella foresta, se non ha qualche preda? Il leoncello manda un grido dalla sua tana se non ha preso nulla? Cade forse l’uccello a terra, se non gli è stata tesa un’insidia? Scatta forse la tagliola dal suolo, se non ha preso qualche cosa? Risuona forse la tromba nella città, senza che il popolo si metta in allarme? Avviene forse nella città una sventura, che non sia causata dal Signore? In verità, il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai suoi servitori, i profeti. Ruggisce il leone: chi mai non trema? Il Signore Dio ha parlato: chi può non profetare? Vi ho travolti come Dio aveva travolto Sòdoma e Gomorra; eravate come un tizzone strappato da un incendio: e non siete ritornati a me dice il Signore. Perciò ti tratterò così, Israele! Poiché questo devo fare di te, prepàrati all’incontro con il tuo Dio, o Israele!

Il Signore non fa cosa alcuna
senza rivelarla ai profeti

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 171, a. 4, soluzione 1)

   1. Il Signore rivela ai profeti tutto ciò che è necessario per l’istruzione del popolo fedele, però non rivela tutte le verità a ciascuno di essi, ma a chi una cosa e a chi un’altra.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 171, a. 4, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod Dominus omnia quae sunt necessaria ad instructionem fidelis populi, revelat prophetis, non tamen omnia omnibus, sed quaedam uni, quaedam alii.

Vangelo (Mt 8,23-27)

   In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

La tempesta sedata

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 8, lez. 7, vv. 24-26)

   ORIGENE: Perciò, salito sulla barca, fece sì che il mare si sollevasse: Ed ecco avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde. Questa tempesta non si levò spontaneamente, ma obbedendo al potere di colui che dava l’ordine, che libera i venti dai suoi depositi. Si levò una grande tempesta affinché fosse mostrata una grande opera: poiché quanto più le onde si avventavano contro la barca, tanto più il timore turbava i discepoli, in modo che desiderassero maggiormente di essere liberati dal potere meraviglioso del Salvatore. CRISOSTOMO: Essi avevano visto altri resi partecipi della misericordia di Cristo, ma dato che nessun uomo ha una percezione così grande delle cose che vengono fatte su un altro come di ciò che viene fatto su lui stesso, era giusto che nei loro stessi corpi sperimentassero la misericordia di Cristo. Perciò egli volle che si levasse questa tempesta in modo che nella loro liberazione essi potessero avere un più vivo senso della sua bontà. Questa tempesta era poi un simbolo delle prove future di cui parla S. Paolo (2 Cor 1,8): «Non voglio che ignoriate, fratelli, che siamo stati oppressi oltre le nostre forze». Per dare dunque tempo al timore segue: ma egli dormiva. Se infatti la tempesta si fosse sollevata mentre era sveglio, o non lo avrebbero pregato, o non avrebbero creduto che egli avesse il potere di placarla. ORIGENE: È una cosa mirabile e stupenda che si dica che colui che mai dorme o sonnecchia, dormiva. Dormiva certamente con il corpo, ma vegliava con la divinità, dimostrando che portava un vero corpo umano, che aveva assunto corruttibile. Dormiva con il corpo in modo da far sì che gli Apostoli vegliassero, e noi non dovessimo mai dormire con la nostra mente. I discepoli poi furono presi da una paura così grande, essendo quasi fuori di sé, che si precipitarono verso di lui e non lo svegliarono discretamente e lievemente, ma scuotendolo con violenza; per cui segue: Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: Salvaci, Signore, siamo perduti! GIROLAMO: Abbiamo una prefigurazione di questo miracolo in Giona, che era sicuro mentre tutti erano in pericolo, e dormiva e venne svegliato. ORIGENE: O veri discepoli, voi avete il Salvatore con voi e temete il pericolo? Avete con voi la vita e vi preoccupate della morte? Ma risponderanno: Siamo piccoli e ancora deboli, e per questo temiamo; per cui segue: Ed egli disse loro: perché avete paura, gente di poca fede?, come se dicesse: Se mi avete conosciuto potente sulla terra, perché non credete che sono potente anche in mare? E se c’è pericolo di morte, forse che non dovete affrontarlo con la massima fermezza? Chi crede poco sarà biasimato, chi non crede per nulla sarà disprezzato. CRISOSTOMO: E se qualcuno dirà che non era un segno di poca fede andare a svegliare Gesù, bisogna dire che era un segno del fatto che non avevano una giusta opinione di lui: sapevano infatti che quando fosse stato svegliato avrebbe avuto il potere di rimproverare le onde, ma non sapevano ancora che poteva farlo mentre dormiva. E anche per questo motivo non compì questo miracolo alla presenza delle moltitudini, affinché i discepoli non venissero accusati per la loro poca fede; ma li prende in disparte per correggerli, e prima calma l’infuriare delle acque; per cui segue: Poi si alzò, minacciò i venti e il mare, e ci fu grande bonaccia.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 8, lect. 7, vv. 24-26)

   Origenes. Ingressus ergo naviculam fecit turbari mare; unde sequitur et ecce motus magnus factus est in mari, ita ut navicula operiretur fluctibus. Haec tempestas non ex se orta est, sed potestati paruit imperantis, qui educit ventos de thesauris suis. Facta est autem tempestas magna ut magnum opus ostenderetur: quia quanto magis fluctus naviculae irruebant, tanto magis discipulos timor conturbabat, ut plus desiderarent se liberari per mirabilia Salvatoris. Chrysostomus in Matth. Quia enim viderant alios Christi beneficia accepisse; non autem similiter aliquis aestimat quae in alienis corporibus fiunt et quae in seipso; oportuit per familiarem sensum eos potiri beneficiis Christi. Et ideo voluit hanc fieri tempestatem, ut per liberationem manifestiorem accipiant beneficii sensum. Erat autem haec turbatio typus futurarum tentationum, de quibus Paulus dicit: nolo vos ignorare, fratres, quoniam gravati sumus supra virtutem. Ut ergo daret tempus formidini, sequitur ipse vero dormiebat. Si enim vigilante eo facta fuisset tempestas, vel non rogassent, vel neque posse ipsum tale aliquid facere crederent. Origenes. Est autem res mirabilis et stupenda: is qui numquam dormit neque dormitat, dormire dicitur. Dormiebat quidem corpore, sed vigilabat deitate; demonstrans quia verum humanum portabat corpus, quod corruptibile induerat. Corpore itaque dormiebat, ut apostolos faceret vigilare, et ne omnes nos unquam animo dormiamus. Tanto autem metu discipuli fuerant conterriti, et pene animo alienati, ut irruerent in eum; et non modeste ac leviter suggererent, sed turbulenter suscitarent eum; unde sequitur et accesserunt ad eum discipuli eius, et suscitaverunt eum dicentes: Domine, salva nos, perimus. Hieronymus. Huius signi typum in Iona legimus, quando ceteris periclitantibus ipse securus est, et dormit et suscitatur. Origenes. O veraces discipuli, Salvatorem vobiscum habetis, et periculum timetis? Vita vobiscum est, et de morte solliciti estis? Sed respondeant: parvuli sumus, et adhuc infirmi, ideoque timemus; unde sequitur et dicit eis Iesus: quid timidi estis, modicae fidei? Quasi diceret: si potentem me super terram cognovistis, quare non creditis quia et in mari potens sim? Et si mors irrueret, nonne debuistis eam constantissime sustinere? Qui modicum credit, arguetur; qui nihil credit, contemnetur. Chrysostomus in Matth. Si autem aliquis dixerit, quoniam non fuit modicae fidei, accedentes excitare Iesum; hoc signum fuit quod non decentem de ipso opinionem habebant. Noverant enim quod excitatus poterat mare increpare; nondum autem quod dormiens. Propter hoc etiam neque praesentibus turbis hoc signum fecit, ut non accusentur modicae fidei; sed discipulos solum accipiens corrigit; et prius solvit turbationem aquarum; unde sequitur tunc surgens imperavit ventis et mari, et facta est tranquillitas magna.

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