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28 giugno Memoria di Sant’Ireneo 13a Domenica del Tempo Ordinario

28 giugno Memoria di Sant’Ireneo 13a Domenica del Tempo Ordinario
11/10/2019 elena

28 giugno
Memoria di Sant’Ireneo

13a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(2 Re 4,8-11.14-16a)

   Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare». Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò. Eliseo chiese a Giezi suo servo: «Che cosa si può fare per questa donna?». Il servo disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio».

Infallibilità
della conoscenza profetica

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 171, a. 6, corpo)

   Come si è visto, la profezia è una certa conoscenza impressa nella mente del profeta da una rivelazione divina a modo di insegnamento. Ora, la verità di una nozione è identica nel discepolo e nel maestro: poiché la conoscenza di chi impara riproduce quella di chi insegna; come nel mondo fisico la forma dell’essere generato riproduce la forma del generante. E in questo modo anche S. Girolamo afferma che la profezia «è un vestigio della prescienza divina». Perciò la verità della conoscenza e della predizione profetica è identica alla verità della cognizione divina, in cui non ci può essere errore, come si è visto nella Prima Parte. Quindi nella profezia non ci può essere alcun errore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 171, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [a. 2] patet, prophetia est quaedam cognitio intellectui prophetae impressa ex revelatione divina per modum cuiusdam doctrinae. Veritas autem eadem est cognitionis in discipulo et in docente, quia cognitio addiscentis est similitudo cognitionis docentis; sicut et in rebus naturalibus forma generati est similitudo quaedam formae generantis. Et per hunc etiam modum Hieronymus dicit quod prophetia est quoddam signum divinae praescientiae. Oportet igitur eandem esse veritatem propheticae cognitionis et enuntiationis quae est cognitionis divinae, cui impossibile est subesse falsum, ut in primo habitum est. Unde prophetiae non potest subesse falsum.

Seconda lettura
(Rm 6,3-4.8-11)

   Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Il battesimo e la passione di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 69, a. 1, corpo)

   S. Paolo dice: Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella sua morte (Rm 6,3) e poi aggiunge: Così anche voi consideratevi morti al peccato ma viventi per Dio in Cristo Gesù Signore nostro (Rm 6,11). Dal che risulta che l’uomo con il battesimo muore alla vecchiezza del peccato e inizia a vivere nella novità della grazia. Ma ogni peccato fa parte della vecchiezza precedente. Perciò il battesimo cancella ogni peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 69, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut apostolus dicit, Rom. 6 [3], quicumque baptizati sumus in Christo Iesu, in morte ipsius baptizati sumus. Et postea [v. 11] concludit, ita et vos existimate mortuos quidem esse peccato, viventes autem Deo in Christo Iesu Domino nostro. Ex quo patet quod per Baptismum homo moritur vetustati peccati, et incipit vivere novitati gratiae. Omne autem peccatum pertinet ad pristinam vetustatem. Unde consequens est quod omne peccatum per Baptismum tollatur.

Vangelo (Mt 10,37-42)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Primato dell’amore di Dio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 26, a. 2, corpo)

   Ogni amicizia riguarda principalmente colui nel quale principalmente si trova il bene sulla cui partecipazione essa è fondata: l’amicizia politica, p. es., riguarda principalmente la prima autorità dello stato, da cui dipende tutto il suo bene comune; per cui ad essa specialmente si deve fedeltà e obbedienza da parte dei cittadini. Ora, l’amicizia della carità si fonda sulla partecipazione della beatitudine, che si trova essenzialmente in Dio come nel suo principio, dal quale si irradia in tutti coloro che ne sono capaci. Quindi la carità ci obbliga ad amare principalmente e sommamente Dio: poiché egli va amato come causa della beatitudine, mentre il prossimo va amato come compartecipe con noi della sua beatitudine.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 26, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod unaquaeque amicitia respicit principaliter illud in quo principaliter invenitur illud bonum super cuius communicatione fundatur, sicut amicitia politica principalius respicit principem civitatis, a quo totum bonum commune civitatis dependet; unde et ei maxime debetur fides et obedientia a civibus. Amicitia autem caritatis fundatur super communicatione beatitudinis, quae consistit essentialiter in Deo sicut in primo principio, a quo derivatur in omnes qui sunt beatitudinis capaces. Et ideo principaliter et maxime Deus est ex caritate diligendus, ipse enim diligitur sicut beatitudinis causa; proximus autem sicut beatitudinem simul nobiscum ab eo participans.

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