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27 giugno – sabato Tempo Ordinario – 12a Settimana

27 giugno – sabato Tempo Ordinario – 12a Settimana
11/10/2019 elena

27 giugno – sabato
Tempo Ordinario – 12a Settimana

Prima lettura
(Lam 2,2.10-14.18-19)

   Il Signore ha distrutto senza pietà tutti i pascoli di Giacobbe; ha abbattuto nella sua ira le fortezze della figlia di Giuda, ha prostrato a terra, ha profanato il suo regno e i suoi capi. Siedono a terra in silenzio gli anziani della figlia di Sion, hanno cosparso di cenere il capo, si sono cinti di sacco; curvano a terra il capo le vergini di Gerusalemme. Si sono consunti per le lacrime i miei occhi, le mie viscere sono sconvolte; si riversa per terra la mia bile per la rovina della figlia del mio popolo, mentre viene meno il bambino e il lattante nelle piazze della città. Alle loro madri dicevano: «Dove sono il grano e il vino?». Intanto venivano meno come feriti nelle piazze della città; esalavano il loro respiro in grembo alle loro madri. A che cosa ti assimilerò? A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme? A che cosa ti eguaglierò per consolarti, vergine figlia di Sion? Poiché è grande come il mare la tua rovina: chi potrà guarirti? I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse, non hanno svelato la tua colpa per cambiare la tua sorte; ma ti hanno vaticinato lusinghe, vanità e illusioni. Grida dal tuo cuore al Signore, gemi, figlia di Sion; fa’ scorrere come torrente le tue lacrime, giorno e notte! Non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio! Àlzati, grida nella notte, quando cominciano i turni di sentinella, effondi come acqua il tuo cuore, davanti al volto del Signore; alza verso di lui le mani per la vita dei tuoi bambini, che muoiono di fame all’angolo di ogni strada.

La pena punizione del peccato

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 87, a. 1, in contrario e corpo)

   S. Paolo in Rm dice: Tribolazione e angoscia per ogni uomo che opera il male. Ora, operare il male è peccato. Perciò il peccato provoca la punizione, indicata coi termini di tribolazione e di angoscia.
   Sia nel mondo fisico che in quello umano si verifica il fatto che chi insorge contro una cosa deve subirne la rivincita. Infatti vediamo nel mondo fisico che le energie contrarie agiscono con più forza quando si incontrano: per cui, come dice Aristotele, «l’acqua riscaldata viene congelata con più forza». Perciò anche fra gli uomini avviene, secondo la naturale inclinazione, che uno tenti di umiliare chi insorge contro di lui. Ora, è evidente che tutte le cose racchiuse in un dato ordine formano come una cosa sola rispetto al suo principio. Dal che deriva che quanto insorge contro un dato ordine viene represso dall’ordine medesimo, oppure da chi lo presiede. Ora, essendo il peccato un atto disordinato, è chiaro che chi pecca agisce sempre contro un dato ordine. Perciò ne segue che dall’ordine medesimo deve essere represso. E questa repressione è appunto la pena. – Perciò in base ai tre ordini a cui è soggetta la volontà umana un uomo può subire tre tipi di pena. In primo luogo infatti la natura umana è soggetta all’ordine della propria ragione: in secondo luogo all’ordine di chi governa l’uomo dall’esterno, sia spiritualmente che civilmente, sia nella società politica che in quella domestica; in terzo luogo all’ordine universale del governo divino. Ora, col peccato ciascuno di questi ordini viene sconvolto: infatti chi pecca agisce contro la ragione, contro la legge umana e contro la legge divina. Perciò tre sono le pene in cui incorre: la prima da parte di se medesimo, cioè il rimorso della coscienza, la seconda da parte degli uomini, la terza da parte di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 87, a. 1,

sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur Rom. 2 [9], tribulatio et angustia in animam omnem operantis malum. Sed operari malum est peccare. Ergo peccatum inducit poenam, quae nomine tribulationis et angustiae designatur.
   Respondeo dicendum quod ex rebus naturalibus ad res humanas derivatur ut id quod contra aliquid insurgit, ab eo detrimentum patiatur. Videmus enim in rebus naturalibus quod unum contrarium vehementius agit, altero contrario superveniente, propter quod aquae calefactae magis congelantur, ut dicitur in 1 Meteor. [12,17]. Unde in hominibus hoc ex naturali inclinatione invenitur, ut unusquisque deprimat eum qui contra ipsum insurgit. Manifestum est autem quod quaecumque continentur sub aliquo ordine, sunt quodammodo unum in ordine ad principium ordinis. Unde quidquid contra ordinem aliquem insurgit, consequens est ut ab ipso ordine, vel principe ordinis, deprimatur. Cum autem peccatum sit actus inordinatus, manifestum est quod quicumque peccat, contra aliquem ordinem agit. Et ideo ab ipso ordine consequens est quod deprimatur. Quae quidem depressio poena est. – Unde secundum tres ordines quibus subditur humana voluntas, triplici poena potest homo puniri. Primo quidem enim subditur humana natura ordini propriae rationis; secundo, ordini exterioris hominis gubernantis vel spiritualiter vel temporaliter, politice seu oeconomice; tertio, subditur universali ordini divini regiminis. Quilibet autem horum ordinum per peccatum pervertitur, dum ille qui peccat, agit et contra rationem, et contra legem humanam, et contra legem divinam. Unde triplicem poenam incurrit, unam quidem a seipso, quae est conscientiae remorsus, aliam vero ab homine, tertiam vero a Deo.

Vangelo (Mt 8,5-17)

   In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

Gesù
mostra ciò che dobbiamo ammirare

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 8, lez. 3, v. 10a)

   CRISOSTOMO: Come ciò che il lebbroso aveva detto del potere di Cristo: «Se vuoi, puoi mondarmi», è confermato dalla voce di Cristo che dice: «Lo voglio, sii mondato», così anche qui non solo non biasimò il centurione che attestava il potere di Cristo, ma anche lo lodò. E fece ancora di più: infatti l’Evangelista, indicando l’intensità della lode, dice: Ascoltandolo, Gesù si meravigliò. ORIGENE: Considera quanto sia grande o di quale natura sia ciò che Dio unigenito ammira. L’oro, le ricchezze, i regni, i principati al suo cospetto sono come un’ombra o un fiore che cade: nessuna di queste cose infatti è degna di meraviglia al cospetto di Dio, e grande o preziosa, eccetto la fede: questa ammira onorandola, questa ritiene accettabile per sé. AGOSTINO: Ma chi aveva prodotto in lui tale fede se non colui che l’ammirava? E se d’altra parte veniva da un altro, forse che non l’aveva prevista? E allora perché si meravigliava? Il Signore non l’ammira se non per mostrarci ciò che noi dobbiamo ammirare, noi che dobbiamo ancora essere mossi da tali emozioni. In lui infatti le emozioni non erano segno di un animo turbato, ma facevano parte del suo insegnamento. CRISOSTOMO: Per cui si dice che si meravigliò alla presenza di tutta la folla, e diede agli altri l’esempio affinché lo ammirassero; segue infatti: e disse a quelli che lo seguivano: In verità io vi dico: in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. AGOSTINO: Loda la sua fede, ma non gli comanda di lasciare lo stato militare. GIROLAMO: Parla dei contemporanei, non dei Patriarchi o dei Profeti.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 8, lect. 3, v. 10a)

   Chrysostomus in Matth. Sicut quod leprosus dixerat de Christi potestate, si vis, potes me mundare, Christi voce confirmatur, dicentis volo, mundare, ita et hic centurionem de Christi potestate testantem non solum non accusavit, sed etiam commendavit. Sed et amplius aliquid fecit: intensionem enim laudis Evangelista significans, dicit audiens autem Iesus miratus est. Origenes. Attende quantum sit aut quale quod Deus unigenitus miratur. Aurum, divitiae, regna, principatus in conspectu eius sunt tamquam umbra vel flos decidens: nihil ergo horum in conspectu Dei mirabile est, quasi magnum vel pretiosum, sed tantum fides: hanc miratur honorificans, hanc acceptabilem sibi aestimat. Augustinus super Genesim contra Manichaeos. Quis autem in illo fecerat illam fidem, nisi ipse qui admirabatur? Quod si et alius eam fecisset, ut quid miraretur qui praescius erat? Quod ergo miratur Dominus, nobis mirandum esse significat, quibus adhuc opus est sic moveri: omnes enim tales motus eius non perturbati animi signa sunt, sed docentis magisterium. Chrysostomus in Matth. Unde plebe omni praesente admiratus esse dicitur, et aliis exemplum dedit, ut eum mirentur; sequitur enim et sequentibus se dixit: amen dico vobis: non inveni tantam fidem in Israel. Augustinus contra Faustum. Fidem laudat illius; non autem desertionem militiae imperavit. Hieronymus. Hoc autem de praesentibus loquitur, non de omnibus retro patriarchis et prophetis.

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