Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

24 giugno – mercoledì Natività di San Giovanni Battista

24 giugno – mercoledì Natività di San Giovanni Battista
11/10/2019 elena

24 giugno – mercoledì
Natività di San Giovanni Battista

Messa vespertina della vigilia

Prima lettura (Ger 1,4-10)

   Nei giorni del re Giosìa mi fu rivolta questa parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».

La santificazione nel grembo

San Tommaso
(Su Geremia, c. 1, v. 5)

   Prima che tu uscissi dal grembo ti ho santificato.
   Sulla santificazione nel grembo esamineremo quattro cose. Primo, il tempo. E sembra che tale santificazione possa aversi prima dell’infusione dell’anima, stando a quanto dice la Glossa di S. Ambrogio su Lc 1: Non c’era ancora lo spirito della vita, e già era presente lo spirito della grazia. Inoltre qui si dice: Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, e ciò va inteso della conoscenza spirituale, che è di approvazione: quindi ebbe la grazia prima della formazione. D’altra parte sembra che non l’ebbe prima di nascere dal grembo materno, poiché S. Agostino dice: «Non può rinascere se non chi è già nato»; ora, nessuno ha la grazia se non è rinato, poiché attraverso la grazia uno diventa figlio di Dio: quindi non ha nemmeno la grazia della santificazione.
   Su ciò bisogna dire che la santificazione di cui parliamo avviene attraverso la grazia, il cui soggetto è l’anima: quindi non può esserci prima dell’infusione dell’anima; ma dopo l’infusione, prima della nascita dal grembo, può esserci per uno speciale privilegio. Sul primo punto bisogna dire che viene chiamata spirito di vita l’aria esteriore, liberamente respirata. Oppure si dice che è presente lo spirito della vita se viene inteso per l’anima, quando si rende noto. Quanto all’altra difficoltà, bisogna dire che si intende la conoscenza di approvazione che è secondo la predestinazione alla grazia, e non secondo la giustizia presente. All’altra difficoltà ancora, si deve dire che nessuno può rinascere secondo la legge comune, con la rigenerazione che avviene attraverso i sacramenti, prima che sia nato, poiché non può ancora essere soggetto all’attività dei ministri della Chiesa, da cui viene dispensata tale grazia. Ma Dio non ha legato la sua potenza ai sacramenti; quindi può, per uno speciale privilegio, santificare qualcuno nel grembo materno.
   (…)
   Ora, poiché ogni santificazione è ordinata al santissimo concepimento del Figlio di Dio, convenientemente la Madre nel cui grembo fu celebrato quel concepimento fu santificata; e Giovanni Battista, che ancora racchiuso nel grembo materno mostrò il Bambino racchiuso nel grembo (cf. Lc 1,41.44); e Geremia, che fra gli altri dissertò espressamente sul modo di quel santissimo concepimento. Più sotto (31,22): «Il Signore ha fatto una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l’uomo».

Testo latino di San Tommaso
(In Ieremiam, c. 1, v. 5)

   Circa sanctificationem in utero quatuor videamus. Primo tempus. Et videtur quod ante infusionem animae possit esse hujusmodi sanctificatio, per illud quod dicit Glossa Ambrosii Luc. 1: nondum inerat spiritus vitae, et jam inerat spiritus gratiae. Praeterea hic dicitur: priusquam te formarem in utero novi: et intelligitur de spirituali notitia, quae est approbationis: ergo ante formationem gratiam habuit. E contra videtur, quod non, antequam ex utero nascatur, quia dicit Augustinus: non potest renasci nisi jam natus: nullus autem habet gratiam nisi renatus, quia per gratiam fit quis filius Dei: ergo nec gratiam sanctificationis. Ad hoc dicendum, quod sanctificatio de qua loquimur, fit per gratiam, cujus subjectum est anima; et ideo ante infusionem animae non potest esse; sed post infusionem, ante nativitatem ex utero, fit ex speciali privilegio. Ad primum dicendum, quod spiritus vitae dicitur ibi aer exterius, libere respiratus. Vel dicitur inesse spiritus vitae, si de anima accipiatur, quando innotescit. Ad aliud dicendum, quod intelligitur de notitia approbationis, quae est secundum praedestinationem ad gratiam, et non dicitur secundum praesentem justitiam. Ad aliud dicendum, quod nullus potest renasci lege communi, regeneratione quae est per sacramenta, antequam sit natus, quia nondum subjacere potest operationibus ministrorum Ecclesiae, per quos hujusmodi gratia dispensatur. Sed Deus potentiam suam non alligavit sacramentis; et ideo ipse potest speciali privilegio aliquem in utero sanctificare.
   (…)
   Cum autem omnis sanctificatio ordinetur ad illam sanctissimam Filii Dei conceptionem, convenienter Mater, in cujus utero celebrata est illa conceptio, sanctificata fuit, et Joannes Baptista, qui adhuc clausus utero, clausum in utero ostendit, et Jeremias, qui inter alios expressus modum illius sanctissimae conceptionis disseruit. Infra 21: creavit Dominus novum super terram: femina circumdabit virum.

Seconda lettura
(1 Pt 1,8-12)

   Carissimi, voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime. Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.

La conoscenza angelica
dei misteri di Cristo

San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 5, corpo e soluzione 1)

   Negli angeli c’è una doppia conoscenza. Una conoscenza naturale che permette loro di conoscere le cose sia per mezzo della propria essenza, sia per mezzo di specie innate. E con tale conoscenza gli angeli non sono in grado di conoscere i misteri della grazia. Questi misteri, infatti, dipendono dalla sola volontà di Dio: ora, se un angelo non può conoscere i pensieri di un altro angelo, in quanto dipendenti dalla volontà di quest’ultimo, molto meno potrà conoscere quanto dipende dalla sola volontà di Dio. – E in questo senso ragiona S. Paolo in 1 Cor: Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. C’è però un’altra conoscenza negli angeli, che li rende beati, per mezzo della quale contemplano il Verbo e le cose nel Verbo. E in questa visione essi conoscono i misteri della grazia; non tutti però, e non tutti ugualmente, ma nella misura in cui Dio vuole ad essi rivelarli, secondo il detto di S. Paolo di 1 Cor: A noi Dio li ha rivelati [i misteri] per mezzo del suo Spirito. Ciò, tuttavia, avviene in modo tale che gli angeli superiori, penetrando maggiormente la divina sapienza, nella visione di Dio conoscono dei misteri più numerosi e più alti, che poi [a loro volta] manifestano agli angeli inferiori illuminandoli. E anche tra questi misteri alcuni li conobbero fin dal principio della loro creazione; su altri, invece, furono iniziati in seguito secondo le esigenze della loro missione.
   1. Il mistero dell’incarnazione di Cristo può essere considerato in due modi. Primo, in generale: e in questo senso fu rivelato a tutti gli angeli all’inizio della loro beatitudine. E la ragione è che questo mistero è l’oggetto fondamentale a cui sono ordinati tutti gli uffici degli angeli: infatti in Eb è detto: Non sono tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza? E ciò avviene per mezzo dell’incarnazione. Era quindi necessario che tutti gli angeli fin da principio avessero una conoscenza generica di questo mistero. – Possiamo poi considerare in una seconda maniera il mistero dell’incarnazione, cioè quanto alle sue precise circostanze. E in questo modo non tutti gli angeli furono ammaestrati su ogni particolare fin da principio: anzi, persino alcuni tra gli angeli superiori ne vennero a conoscenza soltanto in seguito, come appare evidente dal testo riportato di Dionigi.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 5, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod in angelis est cognitio duplex. Una quidem naturalis, secundum quam cognoscunt res tum per essentiam suam, tum etiam per species innatas. Et hac cognitione mysteria gratiae Angeli cognoscere non possunt. Haec enim mysteria ex pura Dei voluntate dependent, si autem unus Angelus non potest cognoscere cogitationes alterius ex voluntate eius dependentes, multo minus potest cognoscere ea quae ex sola Dei voluntate dependent. Et sic argumentatur apostolus, 1 Cor. 2 [11], quae sunt hominis, nemo novit nisi spiritus hominis, qui in ipso est. Ita et quae sunt Dei, nemo novit nisi Spiritus Dei. Est autem alia Angelorum cognitio, quae eos beatos facit, qua vident Verbum et res in Verbo. Et hac quidem visione cognoscunt mysteria gratiae, non quidem omnia, nec aequaliter omnes sed secundum quod Deus voluerit eis revelare; secundum illud apostoli, 1 Cor.2 [10], nobis autem revelavit Deus per Spiritum suum. Ita tamen quod superiores Angeli, perspicacius divinam sapientiam contemplantes, plura mysteria et altiora in ipsa Dei visione cognoscunt, quae inferioribus manifestant, eos illuminando. Et horum etiam mysteriorum quaedam a principio suae creationis cognoverunt; quaedam vero postmodum, secundum quod eorum officiis congruit, edocentur.
   Ad primum ergo dicendum quod de mysterio incarnationis Christi dupliciter contingit loqui. Uno modo, in generali, et sic omnibus revelatum est a principio suae beatitudinis. Cuius ratio est, quia hoc est quoddam generale principium, ad quod omnia eorum officia ordinantur, omnes enim sunt administratorii spiritus, ut dicitur Heb. 1 [14], in ministerium missi propter eos qui haereditatem capiunt salutis; quod quidem fit per incarnationis mysterium. Unde oportuit de hoc mysterio omnes a principio communiter edoceri. Alio modo possumus loqui de mysterio incarnationis quantum ad speciales conditiones. Et sic non omnes Angeli a principio de omnibus sunt edocti, immo quidam, etiam superiores Angeli, postmodum didicerunt, ut patet per auctoritatem Dionysii inductam.

Vangelo (Lc 1,5-17)

   Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

La realizzazione
della profezia di Giacobbe

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca c. 1, v. 5)

   S. BEDA. Il regno di Erode, che era straniero, è una prova della venuta del Messia. Infatti era stato predetto da Giacobbe (Gen 49,10): «Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene, e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli». Ora, dopo l’uscita dall’Egitto, i Giudei furono governati da dei giudici della loro nazione, fino al profeta Samuele, e in seguito da dei re fino alla deportazione a Babilonia. Dopo il ritorno da Babilonia, il potere sovrano fu esercitato da Sommi Sacerdoti fino a Ircano, insieme re e pontefice. Con l’uccisione di questo da parte di Erode, per ordine di Cesare Augusto il regno di Giuda fu donato allo stesso Erode, che era straniero; e fu al trentunesimo anno del suo regno che ebbe luogo, secondo la citata profezia di Giacobbe, l’avvento di Colui che doveva essere mandato.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Lucam c. 1 v. 5)

   Beda in Lucam. Tempus autem Herodis alienigenae regis dominico attestatur adventui; praedictum namque fuerat quia non deficiet princeps de Iuda, neque dux de femore eius, donec veniat qui mittendus est. Ex quo enim patres ex Aegypto exierunt, suae gentis iudicibus usque ad Samuelem prophetam, ac deinde regibus usque ad transmigrationem Babyloniae regebantur. Post reditum vero Babyloniae pontifices rerum summam gerebant usque ad Hircanum regem simul et pontificem, quo ab Herode interempto, Iudaeae regnum ipsi Herodi alienigenae iussu Augusti Caesaris traditur gubernandum; cuius trigesimo primo anno, iuxta prophetiam supradictam, qui mittendus erat advenit.

Messa del giorno

Prima lettura (Is 49,1-6)

   Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

La santificazione nel grembo

San Tommaso
(Su Isaia, c. 49, v. 1)

   Si noti, sulla parola Ascoltatemi, che le parole di Dio vanno ascoltate poiché sono utili innanzitutto per l’illuminazione dell’intelletto. Pr 6: «Il comandamento è una lampada, e luce la legge». Secondo, per la dolcezza dell’affetto. Sal 118: «Quando sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele per la mia bocca». Terzo, per l’accensione dell’amore. Ger 20: «La parola del Signore è divenuta come un fuoco nel mio cuore». Sal 9: «Le parole del Signore sono caste, come argento purificato dal fuoco». Quarto, per la rettitudine dell’opera: Sal 34: «Dirigimi nella tua verità». Quinto, per il conseguimento della gloria. Pr 3: «Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento, e il tuo cuore custodisca i miei precetti, perché lunghi giorni e anni di vita e pace ti porteranno». Sesto, per l’istruzione degli altri. 2 Tm 3: «Ogni Scrittura divinamente ispirata è utile per insegnare».

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 49, v. 1)

   Nota super illo verbo, Audite, quod verba Dei sunt audienda, quia sunt utilia primo ad intellectus illustrationem. Prov 6: «Mandatum lucerna, et lex lux». Secundo ad affectus dulcedinem. Ps 118: «Quam dulcia faucibus meis eloquia tua! Super mel ori meo». Tertio ad amoris accensionem. Ier 20: «Factum est verbum Domini in corde meo sicut ignis». Ps 9: «Eloquia Domini eloquia casta, argentum igne examinatum». Quarto ad operis rectitudinem. Ps 34: «Dirige me in veritate tua». Quinto ad gloriae adeptionem. Prov 3: «Custodi legem atque consilium». Sexto ad aliorum instructionem. 2 Tm 3:«Omnis doctrina divinitus inspirata, utilis est ad docendum».

Seconda lettura
(At 13,22-26)

   In quei giorni, [ nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia, ] Paolo diceva: «Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”. Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Il battesimo di conversione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 3, soluzione 1)

   1. Quelle parole, come dice S. Beda, si possono riferire a due battesimi di conversione. Il primo era quello conferito da Giovanni: il quale è detto «battesimo di conversione», in quanto era un certo stimolo alla conversione e un impegno, da parte di chi lo riceveva, a fare penitenza. Il secondo è il battesimo di Cristo, col quale sono rimessi i peccati. E questo Giovanni non poteva darlo, ma soltanto lo predicava, dicendo: Egli vi battezzerà nello Spirito Santo [Mc 1,8; Mt 3,11]. Si può anche rispondere che egli predicava un battesimo di conversione, in quanto esso induceva alla conversione, la quale porta l’uomo al perdono dei peccati. Oppure si può dire, con S. Girolamo, che «mediante il battesimo di Cristo è conferita la grazia, con la quale i peccati sono gratuitamente rimessi: quanto però è portato a compimento dallo sposo era stato già iniziato dal suo paraninfo», cioè da Giovanni. Per cui sta scritto che “battezzava e predicava un battesimo di penitenza per il perdono dei peccati [Mc 1,4; Lc 3,3] non perché lo potesse amministrare egli stesso, ma perché gli dava inizio preparandolo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod in illis verbis, ut Beda dicit, potest intelligi duplex baptismus poenitentiae. Unus quidem, quem Ioannes baptizando conferebat, qui scilicet baptismus dicitur poenitentiae, etc., quia scilicet ille baptismus erat quoddam inductivum ad poenitentiam, et quasi quaedam protestatio qua profitebantur homines se poenitentiam acturos. Alius autem est baptismus Christi, per quem peccata remittuntur, quem Ioannes dare non poterat, sed solum praedicabat, dicens, ille vos baptizabit in Spiritu Sancto. Vel potest dici quod praedicabat baptismum poenitentiae, idest, inducentem ad poenitentiam, quae quidem poenitentia ducit homines in remissionem peccatorum. Vel potest dici quod per baptismum Christi, ut Hieronymus dicit, gratia datur, qua peccata gratis dimittuntur, quod autem consummatur per sponsum, initiatur per paranymphum, scilicet per Ioannem. Unde dicitur quod baptizabat et praedicabat baptismum poenitentiae in remissionem peccatorum [Marc. 1,4; Luc. 3,3; cf. Matth. 3,1], non ideo quia hoc ipse perficeret, sed quia hoc inchoabat praeparando.

Vangelo
(Lc 1,57-66.80)

   Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

L’imposizione del nome

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 1, vv. 59-64)

   S. AMBROGIO. Ammira come l’Evangelista ha iniziato dicendo che molti dei presenti avevano pensato di dare al bambino il nome di Zaccaria, suo padre; e ciò per farti comprendere che sua madre non aveva nulla in contrario a dargli tale nome, ma lo Spirito Santo le aveva rivelato il nome che l’angelo aveva precedentemente annunziato a Zaccaria. Questi, essendo muto, non poté comunicare alla moglie tale nome, per cui Elisabetta apprese per rivelazione ciò che non poteva sapere da suo marito; e così intervenne [dicendo]: «No, si chiamerà Giovanni». Non sorprenderti se ella indica con tanta sicurezza un nome di cui nessuno le aveva parlato; poiché lo Spirito Santo, che lo aveva comunicato all’angelo, glielo rivelò. Infatti, colei che aveva annunciato pubblicamente la venuta di Cristo non poteva ignorare il nome del precursore. E nota le parole che seguono: Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela» ecc.; ciò indica che non si tratta di un nome di famiglia, ma del nome di un profeta. Si interroga con cenni anche Zaccaria; ma poiché l’incredulità gli aveva fatto perdere la parola e l’udito, ciò che non poteva esprimere a parole lo fece intendere con segni e per iscritto: chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Ossia, non imponiamo il nome a chi lo ha già ricevuto da Dio. ORIGENE. Zaccaria significa: chi si ricorda di Dio, e Giovanni: colui che mostra. Ora, il ricordo riguarda chi è assente, ma non si mostra se non colui che è presente. Infatti Giovanni non doveva richiamare il ricordo di Dio come assente, ma additarlo come presente in mezzo agli uomini, dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam, c. 1, vv. 59-64)

   Ambrosius. Mire autem sanctus Evangelista praemittendum putavit quod plurimi infantem patris nomine Zachariam appellandum putarunt; ut advertas, matri non nomen alicuius displicuisse de genere; sed id sancto infusum spiritu, quod ab Angelo ante Zachariae fuerat praenuntiatum. Et quidem ille mutus intimare vocabulum filii nequivit uxori; sed per prophetiam Elisabeth didicit quod non didicerat a marito: unde sequitur et respondens mater eius dixit: nequaquam; sed vocabitur Ioannes. Nec mireris, si nomen mulier quod non audivit asseruit, quando Spiritus ei Sanctus, qui Angelo mandaverat, revelavit: neque poterat Domini ignorare praenuntium, qui prophetaverat Christum. Et bene sequitur et dixerunt ad illam: quia nemo est in cognatione tua qui vocetur hoc nomine: ut intelligas nomen non generis esse, sed vatis. Zacharias quoque nutu interrogatur: unde sequitur innuebant autem patri eius quem vellet vocari eum. Sed quia incredulitas ei affatum eripuerat, et auditum; quod voce non poterat, manu et litteris est locutus: unde sequitur et postulans pugillarem, scripsit dicens: Ioannes est nomen eius: hoc est, non ei nos nomen imponimus qui iam a Deo nomen accepit. Origenes in Lucam. Zacharias quidem interpretatur memor Dei; Ioannes autem significat demonstrantem: ceterum et absentis memoria, et praesentis demonstratio est. Debebat autem Ioannes non memoriam Dei ut absentis exprimere, immo digito demonstrare praesentem, dicens: Ecce Agnus Dei.

CondividiShare on FacebookShare on Google+