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19 giugno – venerdì Sacratissimo Cuore di Gesù

19 giugno – venerdì Sacratissimo Cuore di Gesù
11/10/2019 elena

19 giugno – venerdì
Sacratissimo Cuore di Gesù

Prima lettura (Dt 7,6-11)

   Mosè parlò al popolo dicendo: «Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto. Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente. Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».

La volontà umana di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 1, corpo e soluzione 1)

   Sappiamo che il Figlio di Dio ha preso una natura umana perfetta, come si è spiegato. Ma alla perfezione della natura umana appartiene la volontà, che è una sua facoltà naturale, al pari dell’intelligenza, come si è visto nella Prima Parte. Per cui è necessario affermare che il Figlio di Dio nella natura umana ha assunto la volontà umana. Ma assumendo la natura umana il Figlio di Dio non subì alcuna minorazione negli attributi della natura divina, alla quale compete di avere la sua volontà, come si è visto nella Prima Parte. Quindi si deve dire che ci sono in Cristo due volontà, una divina e l’altra umana.
   1. Tutto ciò che era umano in Cristo si svolgeva secondo la volontà divina, ma ciò non significa che in lui la volontà umana non abbia avuto le sue operazioni naturali. Dato che anche la pia volontà degli altri santi si muove secondo la volontà di Dio, la quale suscita in essi il volere e l’operare (Fil 2,13). Sebbene infatti la volontà non possa essere mossa interiormente da alcuna creatura, è tuttavia mossa interiormente da Dio, come si è spiegato nella Prima Parte. E così anche Cristo con la sua volontà umana seguiva la volontà divina, come è detto nel Sal 39 [9]: Mio Dio, ho voluto compiere la tua volontà. Per cui S. Agostino argomenta così: «In che cosa favoriscono la tua opinione le parole che il Figlio rivolse al Padre: Non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu? Tu dirai: dimostrano che la sua volontà è veramente sottomessa al Padre. Ma forse noi neghiamo che la volontà umana debba essere soggetta alla volontà di Dio?».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 1, corpus e ad primum)

   Manifestum est enim quod Filius Dei assumpsit humanam naturam perfectam, ut supra [q. 4 a. 2 arg. 2; q. 5; q. 9 a. 1] ostensum est. Ad perfectionem autem humanae naturae pertinet voluntas, quae est naturalis eius potentia, sicut et intellectus, ut patet ex his quae in prima parte [q. 79 a. 1 ad 2; q. 80 a. 2] dicta sunt. Unde necesse est dicere quod Filius Dei humanam voluntatem assumpserit in natura humana. Per assumptionem autem humanae naturae nullam diminutionem passus est Filius Dei in his quae pertinent ad divinam naturam, cui competit voluntatem habere, ut in prima parte [q. 19 a. 1] habitum est. Unde necesse est dicere quod in Christo sint duae voluntates, una scilicet divina et alia humana.
   Ad primum ergo dicendum quod quidquid fuit in humana natura Christi, movebatur nutu divinae voluntatis, non tamen sequitur quod in Christo non fuerit motus voluntatis proprius naturae humanae. Quia etiam aliorum sanctorum piae voluntates moventur secundum voluntatem Dei, quae operatur in eis et velle et perficere, ut dicitur Phil. 2 [13]. Licet enim voluntas non possit interius moveri ab aliqua creatura, interius tamen movetur a Deo, ut in prima parte [q. 105 a. 4; q. 106 a. 2; q. 111 a. 2] dictum est. Et sic etiam Christus secundum voluntatem humanam sequebatur voluntatem divinam, secundum illud Psalmi 39 [9], ut facerem voluntatem tuam, Deus meus, volui. Unde Augustinus dicit, contra Maximinum, ubi dixit Filius Patri, non quod ego volo, sed quod tu vis, quid te adiuvat quod tua verba subiungis, et dicis, ostendit vere suam voluntatem subiectam suo genitori, quasi nos negemus hominis voluntatem voluntati Dei debere esse subiectam?

Seconda lettura
(1 Gv 4,7-16)

   Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

L’affettività umana di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 2, corpo)

   Come si è detto sopra, il Figlio di Dio ha assunto la natura umana con tutti gli elementi che appartengono alla sua perfezione. Ma nella natura umana è inclusa anche la natura animale, come il genere nella specie. Perciò il Figlio di Dio con la natura umana assunse anche gli elementi che appartengono alla perfezione della natura animale. E tra questi c’è l’appetito sensitivo, che è detto sensualità. Quindi in Cristo c’era l’appetito sensitivo, o sensualità. – Dobbiamo poi notare che la sensualità, o appetito sensitivo, in quanto è capace di obbedire alla ragione è detto «razionale per partecipazione», come mostra il Filosofo. E poiché, come si è detto, «la volontà è nella ragione», si può concludere che la sensualità è una «volontà per partecipazione».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [q. 4 a. 2 arg. 2; q. 5 a. 9; q. 9 a. 1] dictum est, Filius Dei humanam naturam assumpsit cum omnibus quae pertinent ad perfectionem ipsius naturae. In humana autem natura includitur etiam natura animalis, sicut in specie includitur genus. Unde oportet quod Filius Dei cum humana natura assumpserit etiam ea quae pertinent ad perfectionem naturae animalis. Inter quae est appetitus sensitivus, qui sensualitas dicitur. Et ideo oportet dicere quod in Christo fuit sensualis appetitus, sive sensualitas. – Sciendum est autem quod sensualitas, sive sensualis appetitus, inquantum est natus obedire rationi, dicitur rationale per participationem, ut patet per philosophum, in 1 Ethic. Et quia voluntas est in ratione, ut dictum est, pari ratione potest dici quod sensualitas sit voluntas per participationem.

Vangelo (Mt 11,25-30)

   In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il cuore umano di Gesù

San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 5, in contrario)

   S. Agostino afferma che «Cristo dicendo: Non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu, dimostra di volere qualcosa di diverso da ciò che voleva il Padre. Ma non avrebbe potuto fare ciò se non con il suo cuore umano: avendo egli trasferito la nostra debolezza nei suoi sentimenti umani, non in quelli divini».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 18, a. 5, sed contra)

   Sed contra est quod Augustinus dicit, contra Maximinum, in hoc quod Christus ait, non quod ego volo, sed quod tu, aliud se ostendit voluisse quam Pater. Quod nisi humano corde non posset, cum infirmitatem nostram in suum, non divinum, sed humanum transfiguraret affectum.

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