Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

18 giugno – giovedì Tempo Ordinario – 11a Settimana

18 giugno – giovedì Tempo Ordinario – 11a Settimana
11/10/2019 elena

18 giugno – giovedì
Tempo Ordinario – 11a Settimana

Prima lettura
(Sir 48,1-14)

   Sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi. Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco. Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale? Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione e uomini gloriosi dal loro letto e hai annientato il loro potere. Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull’Oreb sentenze di condanna. Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori. Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell’amore, perché è certo che anche noi vivremo ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà. Appena Elìa fu avvolto dal turbine, Elisèo fu ripieno del suo spirito; nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo. Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò. Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Chi può vantarsi di esserti uguale?

San Tommaso
(Questione Disputata La Verità,
q. 12, a. 14, soluzione 4)

   4. L’eminenza di Elia dipende soprattutto dal fatto che fu conservato immune dalla morte; fu anche più eminente di molti altri profeti quanto all’audacia, per cui «non temette nei suoi giorni i prìncipi», e quanto alla grandezza dei segni, come si ricava in quello stesso luogo dalle parole dell’Ecclesiastico (Siracide).

Testo latino di San Tommaso
(Quaest. Disp. De Veritate,

q. 12, a. 14, ad quartum)

   Ad quartum dicendum, quod eminentia Eliae praecipue in hoc attenditur quod a morte immunis conservatus fuit; fuit etiam multis aliis prophetis eminentior quoad audaciam qua non pertimuit in diebus suis principes et quoad magnitudinem signorum, ut ex verbis Ecclesiastici ibidem habetur.

Vangelo (Mt 6,7-15)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Il Padre nostro

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 9, corpo)

   La preghiera del Padre Nostro è perfettissima: poiché, come dice S. Agostino, «se preghiamo bene non possiamo dire altro che quanto è stato formulato in questa preghiera del Signore». Infatti nella preghiera chiediamo rettamente quello che siamo capaci di rettamente desiderare, poiché la preghiera è come l’interprete del nostro desiderio presso Dio. Ora, nella Preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui vanno desiderate: per cui questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma altresì plasma tutti i nostri affetti. – Ora, è evidente che il primo oggetto del desiderio è il fine, a cui seguono i mezzi per raggiungerlo. Ma il nostro fine è Dio, al quale il nostro affetto può tendere in due modi: primo, volendo la gloria di Dio; secondo, desiderando di godere della sua gloria. Il primo di questi atti si riferisce all’amore col quale amiamo Dio per se stesso, il secondo invece all’amore col quale amiamo noi stessi in Dio. Da cui la prima domanda: Sia santificato il tuo nome, con la quale chiediamo la gloria di Dio, e subito dopo la seconda: Venga il tuo regno, con la quale chiediamo di raggiungere la gloria del suo regno. – Ma al fine suddetto una cosa può predisporci o direttamente o indirettamente. Direttamente ci predispone il bene utile al raggiungimento del fine. Ora, una cosa può essere utile per il fine, che è la beatitudine, in due modi. Primo, direttamente e principalmente, mediante il merito, che ci fa guadagnare la beatitudine con l’obbedienza a Dio. E ad esso si riferisce la domanda: Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. – Secondo, strumentalmente e quasi aiutandoci a meritare. E a ciò si riferisce la domanda: Dacci oggi il nostro pane quotidiano; sia che essa venga intesa del pane sacramentale, il cui uso quotidiano è vantaggioso per l’uomo, e nel quale vengono inclusi anche tutti gli altri sacramenti; sia che venga intesa anche del pane materiale, indicando col pane «qualsiasi cibo necessario», secondo la spiegazione di S. Agostino; poiché l’Eucaristia è il principale sacramento, e il pane il principale alimento. Infatti in Mt 6 [11] si parla del pane soprasostanziale, cioè «principale», come spiega S. Girolamo. – Indirettamente invece veniamo predisposti alla beatitudine mediante la rimozione degli ostacoli. Ora, tre sono gli ostacoli che ci allontanano dalla beatitudine. Primo, il peccato, che esclude direttamente dal Regno come è detto in 1 Cor 6 [19 s.]: Né immorali, né idolatri… erediteranno il regno di Dio. Da cui la domanda: Rimetti a noi i nostri debiti. – Secondo, la tentazione, che ci trattiene dall’adempiere la divina volontà. E ad essa si riferisce la domanda: Non ci indurre in tentazione, con la quale non chiediamo di non essere tentati in alcun modo, ma di non essere vinti dalla tentazione. – Terzo, le penalità della vita presente che sottraggono il necessario per vivere. E a ciò si riferisce la domanda: Liberaci dal male.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 9, corpus)

   Respondeo dicendum quod oratio dominica perfectissima est, quia, sicut Augustinus dicit, ad Probam, si recte et congruenter oramus, nihil aliud dicere possumus quam quod in ista oratione dominica positum est. Quia enim oratio est quodammodo desiderii nostri interpres apud Deum, illa solum recte orando petimus quae recte desiderare valemus. In oratione autem dominica non solum petuntur omnia quae recte desiderare possumus, sed etiam eo ordine quo desideranda sunt, ut sic haec oratio non solum instruat postulare, sed etiam sit informativa totius nostri affectus. – Manifestum est autem quod primo cadit in desiderio finis; deinde ea quae sunt ad finem. Finis autem noster Deus est. In quem noster affectus tendit dupliciter, uno quidem modo, prout volumus gloriam Dei; alio modo, secundum quod volumus frui gloria eius. Quorum primum pertinet ad dilectionem qua Deum in seipso diligimus, secundum vero pertinet ad dilectionem qua diligimus nos in Deo. Et ideo prima petitio ponitur, sanctificetur nomen tuum, per quam petimus gloriam Dei. Secunda vero ponitur, adveniat regnum tuum, per quam petimus ad gloriam regni eius pervenire. – Ad finem autem praedictum ordinat nos aliquid dupliciter, uno modo, per se; alio modo, per accidens. Per se quidem, bonum quod est utile in finem. Est autem aliquid utile in finem beatitudinis dupliciter. Uno modo, directe et principaliter, secundum meritum quo beatitudinem meremur Deo obediendo. Et quantum ad hoc ponitur, fiat voluntas tua, sicut in caelo, et in terra. – Alio modo, instrumentaliter, et quasi coadiuvans nos ad merendum. Et ad hoc pertinet quod dicitur, panem nostrum quotidianum da nobis hodie, sive hoc intelligatur de pane sacramentali, cuius quotidianus usus proficit homini, in quo etiam intelliguntur omnia alia sacramenta; sive etiam intelligatur de pane corporali, ut per panem intelligatur omnis sufficientia victus, sicut dicit Augustinus, ad Probam; quia et Eucharistia est praecipuum sacramentum, et panis est praecipuus cibus, unde et in Evangelio Matthaei scriptum est [Matth. 6,11], supersubstantialem, idest praecipuum, ut Hieronymus exponit. – Per accidens autem ordinamur in beatitudinem per remotionem prohibentis. Tria autem sunt quae nos a beatitudine prohibent. Primo quidem, peccatum, quod directe excludit a regno, secundum illud 1 ad Cor. 6 [9-10], neque fornicarii, neque idolis servientes, etc., regnum Dei possidebunt. Et ad hoc pertinet quod dicitur, dimitte nobis debita nostra. – Secundo, tentatio, quae nos impedit ab observantia divinae voluntatis. Et ad hoc pertinet quod dicitur, et ne nos inducas in tentationem, per quod non petimus ut non tentemur, sed ut a tentatione non vincamur, quod est in tentationem induci. – Tertio, poenalitas praesens, quae impedit sufficientiam vitae. Et quantum ad hoc dicitur, libera nos a malo.

CondividiShare on FacebookShare on Google+