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12 giugno – venerdì Tempo Ordinario – 10a Settimana

12 giugno – venerdì Tempo Ordinario – 10a Settimana
11/10/2019 elena

12 giugno – venerdì
Tempo Ordinario – 10a Settimana

Prima lettura
(1 Re 19,9.11-16)

   In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».

Il Signore passò

San Tommaso
(S. Th. I, q. 9, a. 1, soluzione 3)

   3. Simili espressioni bibliche dette di Dio sono metaforiche. Come infatti si dice che il sole entra nella stanza e ne esce se vi giunge o se ne diparte il suo raggio, così si dice che Dio si avvicina a noi o si allontana in quanto noi percepiamo l’influsso della sua bontà o ne siamo privati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 9, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod huiusmodi dicuntur de Deo in Scripturis metaphorice. Sicut enim dicitur sol intrare domum vel exire, inquantum radius eius pertingit ad domum; sic dicitur Deus appropinquare ad nos vel recedere a nobis, inquantum percipimus influentiam bonitatis ipsius, vel ab eo deficimus.

Vangelo (Mt 5,27-32)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

L’indissolubilità del matrimonio

San Tommaso
(La Somma contro i Gentili III,
c. 123, parte centrale nn. 4 e 5)

   4. Gli uomini hanno una naturale preoccupazione circa la certezza della loro prole: il che è necessario per il fatto che il figlio ha bisogno a lungo della guida del padre. Perciò tutto quanto impedisce la certezza della prole è contro l’istinto naturale della specie umana. Ora, se il marito potesse rimandare la moglie, o la moglie il marito, e accoppiarsi con altra persona, verrebbe impedita la certezza della prole, poiché la donna avrebbe rapporti con uno e poi con un altro. Dunque è contro l’istinto naturale della specie umana che la moglie si separi dal marito. Quindi nella specie umana l’unione del maschio e della femmina bisogna che sia non solo di lunga durata, ma indivisibile.
   5. L’amicizia quanto più è grande, tanto più è ferma e duratura. Ora, tra marito e moglie c’è un’amicizia grandissima: poiché essi si uniscono non solo per il rapporto sessuale, che anche tra gli animali stabilisce una certa soave società, ma anche per la comunanza di tutta la vita domestica; cosicché, per esprimere questo, l’uomo per la moglie «lascia anche il padre e la madre», come è detto nella Genesi (2,24). Dunque è giusto che il matrimonio sia del tutto indissolubile.

Testo latino di San Tommaso
(Summa contra Gentiles III,

c. 123, pars centrale nn. 4 et 5)

   Praeterea. Hominibus naturalis quaedam sollicitudo inest de certitudine prolis: quod propter hoc necessarium est, quia filius diuturna patris gubernatione indiget. Quaecumque igitur certitudinem prolis impediunt, sunt contra naturalem instinctum humanae speciei. Si autem vir posset mulierem dimittere, vel mulier virum, et alteri copulari, impediretur certitudo prolis, dum mulier a primo cognita, postmodum a secundo cognosceretur. Est igitur contra naturalem instinctum speciei humanae quod mulier a viro separetur. Sic igitur non solum diuturnam, sed etiam individuam oportet esse in humana specie maris et feminae coniunctionem.
   Amplius. Amicitia, quanto maior, tanto est firmior et diuturnior. Inter virum autem et uxorem maxima amicitia esse videtur: adunantur enim non solum in actu carnalis copulae, quae etiam inter bestias quandam suavem societatem facit, sed etiam ad totius domesticae conversationis consortium; unde, in signum huius, homo propter uxorem etiam patrem et matrem dimittit, ut dicitur Gen. 2-24. Conveniens igitur est quod matrimonium sit omnino indissolubile.

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