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10 giugno – mercoledì Tempo Ordinario – 10a Settimana

10 giugno – mercoledì Tempo Ordinario – 10a Settimana
11/10/2019 elena

10 giugno – mercoledì
Tempo Ordinario – 10a Settimana

Prima lettura
(1 Re 18,20-39)

   In quei giorni, [il re] Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti [di Baal] sul monte Carmelo. Elìa si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. Elìa disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!». Elìa disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto. Venuto mezzogiorno, Elìa cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione. Elìa disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito. Elìa prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: «Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elìa e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».

Il Dio della fede

San Tommaso
(S. Th. I, q. 12, a. 13, corpo)

   Mediante la grazia noi possediamo una conoscenza di Dio più perfetta che mediante la ragione naturale. E lo si prova così. La conoscenza che abbiamo in base alla ragione naturale richiede due cose, cioè le immagini che ci vengono dalle realtà sensibili e il lume naturale dell’intelligenza, in forza del quale astraiamo dalle immagini sensibili le concezioni intelligibili. Ora, quanto all’una e all’altra cosa, la nostra conoscenza umana è aiutata dalla rivelazione della grazia. Infatti il lume naturale dell’intelletto viene rinvigorito dall’infusione del lume di grazia, e talora si formano per virtù divina nell’immaginazione dell’uomo anche delle immagini sensibili assai più espressive delle realtà divine di quanto non lo siano quelle che ricaviamo naturalmente dalle realtà esterne: come appare chiaro nelle visioni profetiche. E talvolta Dio forma miracolosamente anche delle realtà sensibili, come pure delle voci, per esprimere qualcosa di divino; come nel battesimo di Gesù lo Spirito Santo apparve sotto forma di colomba, e fu udita la voce del Padre: Questi è il mio Figlio prediletto.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 12, a. 13, corpus)

   Respondeo dicendum quod per gratiam perfectior cognitio de Deo habetur a nobis, quam per rationem naturalem. Quod sic patet. Cognitio enim quam per naturalem rationem habemus, duo requirit, scilicet, phantasmata ex sensibilibus accepta, et lumen naturale intelligibile, cuius virtute intelligibiles conceptiones ab eis abstrahimus. Et quantum ad utrumque, iuvatur humana cognitio per revelationem gratiae. Nam et lumen naturale intellectus confortatur per infusionem luminis gratuiti. Et interdum etiam phantasmata in imaginatione hominis formantur divinitus, magis exprimentia res divinas, quam ea quae naturaliter a sensibilibus accipimus; sicut apparet in visionibus prophetalibus. Et interdum etiam aliquae res sensibiles formantur divinitus, aut etiam voces, ad aliquid divinum exprimendum; sicut in Baptismo visus est spiritus sanctus in specie columbae, et vox patris audita est, hic est Filius meus dilectus [Matth. 3,17].

Vangelo (Mt 5,17-19)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Il pieno compimento della legge

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 5, lez. 6, I, v. 17, n. 467)

   Sono venuto … per dare compimento [alla legge].
   Ha dato compimento anzitutto ai precetti morali, condendoli con la dolcezza della carità, poiché «pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,10). Gv 15,11: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Secondo, ai precetti cerimoniali, togliendo il velo delle figure; più avanti, 27,51: «Il velo del tempio si squarciò in due», ecc. Ap 5,9: «L’Agnello è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli», cioè le osservanze delle figure nella legge. Terzo, mostrando in se stesso il pieno compimento delle profezie. Lc, ult. 25: «Bisogna che si adempiano le cose scritte su di me nei Profeti». Quarto, confermando le promesse. Gal 3,16: «Ad Abramo furono fatte le promesse». Quinto, temperando con la misericordia i precetti giudiziali. Gv 8,11, sull’adultera: «Neppure io ti condanno». Sesto, aggiungendo i consigli, più avanti, 19,21: «Và e vendi tutto», ecc. Settimo, adempiendo tutte le promesse loro fatte sulla missione dello Spirito Santo e l’incarnazione del Figlio, e altro. Eb 8,8: «Concluderò un’alleanza nuova». Gv 19,30: «Tutto è compiuto».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 5, lect. 6, I, v. 17, n. 467)

   Implevit autem primo moralia, caritatis dulcedine condiendo, quia plenitudo legis est dilectio, Rom. 13,10. Io. 15,11: hoc est praeceptum meum ut diligatis invicem, sicut dilexi vos. Secundo caerimonialia, figurarum velamen detegendo; infra c. 27,51: velum templi scissum est; Apoc. c. 5,9: dignus est agnus aperire librum, et solvere signacula eius, idest observationes figurarum in lege. Tertio prophetias in se completas ostendendo; Lc. ult., 25: oportet impleri quae scripta sunt in prophetis de me. Quarto promissiones confirmando; ad Gal. 3,16: Abrahae dictae sunt promissiones. Quinto iudicialia per misericordiam temperando; Io. 8,11, de adultera: nec ego te condemnabo. Sexto consilia addendo; infra 19,21: vade, et vende omnia et cetera. Septimo promissiones omnes eis factas de Spiritus Sancti missione, et Filii incarnatione etc. persolvendo; ad Hebr. 8,8: consummabo testamentum novum; Io. 19,30: consummatum est.

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