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8 giugno – lunedì Tempo Ordinario – 10a Settimana

8 giugno – lunedì Tempo Ordinario – 10a Settimana
11/10/2019 elena

8 giugno – lunedì
Tempo Ordinario – 10a Settimana

Prima lettura
(1 Re 17,1-6)

   In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io». A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.

I corvi per mio comando

San Tommaso
(Questione Disputata La Verità,
q. 24, a. 2, soluzione 8)

   8. Secondo S. Agostino «non dobbiamo credere che il comando divino dato ai corvi si sia realizzato in modo tale che una certa voce esprimente un comando sia giunta a loro da una nube con certe parole, come quelle ascoltando le quali le anime razionali sono solite comprendere e ubbidire: infatti le bestie o gli uccelli non hanno ricevuto queste capacità; tuttavia a modo loro obbediscono a Dio, non con l’arbitrio di una volontà razionale, ma piuttosto, come egli muove tutte le cose nei tempi opportuni non essendo egli stesso temporalmente mosso, [così] gli animali sono mossi nel tempo in modo da eseguire i suoi comandi».

La perfezione della vita cristiana

Testo latino di San Tommaso
(Quaest. Disp. De Veritate,

q. 24, a. 2, ad octavum)

   Ad octavum dicendum, quod secundum Augustinum super Genesim ad litteram, praeceptum divinum brutis factum, non ita factum esse credendum est ut vox aliqua iussionis de nube facta sit eis aliquibus verbis, quae rationales animae audientes, intelligere atque obedire solent: non enim hoc acceperunt ut possint bestiae vel aves. In suo tamen genere obtemperant Deo: non rationalis voluntatis arbitrio; sed, sicut movet illa omnia temporibus opportunis, non ipse temporaliter motus, moventur bruta temporaliter, ut iussa eius efficiant.

Vangelo (Mt 5,1-12)

   In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 5, lez. 1, v. 1)

   Segue: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. GIROLAMO: Parla stando seduto, non in piedi, poiché non lo potevano capire nello splendore della sua maestà. AGOSTINO: Oppure l’insegnare da seduti compete alla dignità del maestro. Poi si avvicinarono a lui i suoi discepoli, in modo che quanti si avvicinavano con l’animo per adempiere i precetti fossero anche più vicini con il corpo per udire le sue parole. RABANO: In senso mistico poi, questo sedersi del Signore è la sua incarnazione: poiché, se il Signore non si fosse incarnato, il genere umano non si sarebbe potuto avvicinare a lui. AGOSTINO: Colpisce il fatto che Matteo dica che questo discorso fu tenuto dal Signore seduto sul monte, mentre Luca dice che fu tenuto in un luogo pianeggiante dal Signore ritto in piedi. Ora, questa diversità mostra che si tratta di due discorsi diversi. Che cosa impedisce infatti che Cristo ripeta in un altro luogo le cose che aveva già detto, oppure rifaccia le cose che aveva già fatto? Oppure si presenta un’altra soluzione: dapprima il Signore stava con i soli discepoli in qualche parte più elevata del monte, quando da essi scelse i dodici; poi discese con loro non dal monte, ma dalla sua cima, verso un luogo pianeggiante, cioè in qualche pianura che stava sul fianco del monte e poteva accogliere molti, e lì rimase in piedi fino a che la folla non si fu radunata intorno a lui; poi, sedutosi, gli si avvicinarono maggiormente i suoi discepoli, e così ad essi e all’altra folla presente fece un unico discorso, che Matteo e Luca riferiscono in modo diverso, ma con la stessa verità dei fatti.
   GREGORIO: Prima che il Signore desse sul monte i suoi sublimi precetti, si dice che, aprendo la sua bocca, li ammaestrava, egli che aveva già aperto la bocca dei Profeti. REMIGIO: Dovunque si legge che il Signore aprì la sua bocca si deve fare attenzione, poiché sta per dire delle cose grandi. AGOSTINO: Oppure dice aprendo la sua bocca per indicare che il discorso che seguirà sarà più lungo del solito. CRISOSTOMO: Oppure dice così perché tu impari che talora egli insegnava aprendo la bocca per parlare, talora invece emettendo la voce che è nelle opere. AGOSTINO: Se uno poi studia con pietà e prudenza questo discorso, vi troverà il perfetto modo della vita cristiana per quanto riguarda l’opportunità dei costumi; per cui il discorso si conclude così (Mt 7,24): «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio».

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Matthaeum,
c. 5, lect. 2, v. 1)

   Sequitur et cum sedisset, accesserunt ad eum discipuli eius. Hieronymus. Ideo autem non stans, sed sedens, loquitur, quia non poterant eum intelligere in sua maiestate fulgentem. Augustinus De serm. Dom. Vel quod sedens docebat, pertinet ad dignitatem magistri. Accesserunt autem ad eum discipuli eius, ut audiendis verbis illius hi essent etiam corpore viciniores qui praeceptis implendis animo appropinquabant. Rabanus. Mystice autem sessio Domini, incarnatio eius est: quia nisi Dominus incarnatus esset, humanum genus ad eum accedere non potuisset. Augustinus De cons. Evang. Movet autem quod Matthaeus in monte dicit hunc habitum esse sermonem a Domino sedente; Lucas autem in loco campestri a Domino stante. Haec igitur diversitas facit videri alium fuisse illum, alium istum. Qui enim prohibet Christum quaedam alibi repetere quae ante iam dixerat, aut iterum facere quae ante iam fecerat? Quamquam etiam possit illud occurrere: in aliqua excellentiori parte montis primo cum solis discipulis Dominum fuisse, quando ex eis duodecim elegit; deinde cum eis descendisse non de monte, sed de ipsa montis celsitudine in campestrem locum, idest, in aliquam aequalitatem quae in latere montis erat et multos capere poterat, atque ibi stetisse donec ad eum turbae congregarentur; ac postea cum sedisset, accessisse propinquius discipulos eius, atque ita illis ceterisque turbis praesentibus, unum habuisse sermonem, quem Matthaeus Lucasque narrant diverso narrandi modo, sed eadem veritate rerum. Gregorius Moralium. Sublimia autem praecepta Domino in monte dicturo praemittitur aperiens os suum, docebat eos, qui dudum aperuerat ora prophetarum. Remigius. Ubicumque autem legitur Dominus aperuisse os, inspiciendum est, quia magna sunt quae sequuntur. Augustinus De serm. Dom. Vel dicit aperiens os suum, ut ipsa mora commendet aliquanto longiorem futurum esse sermonem. Chrysostomus in Matth. Vel hoc dicit, ut discas quoniam nunc quidem docebat os aperiens in loquendo, nunc autem vocem, quae est ab operibus, emittens. Augustinus. Si quis autem pie sobrieque consideravit, inveniet in hoc sermone, quantum ad mores opportunos pertinet, perfectum vitae christianae modum; unde sic ipse sermo concluditur: omnis qui audit verba mea haec et facit ea, similabo eum viro sapienti.

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