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7 giugno Santissima Trinità

7 giugno Santissima Trinità
10/10/2019 elena

7 giugno
Santissima Trinità

Prima lettura
(Es 34,4b-6.8-9)

   In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Persone ed essenza nella Trinità

San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 1, corpo)

   Per chi considera la semplicità divina la soluzione del quesito è evidente. Come infatti si è dimostrato sopra, la semplicità divina richiede che in Dio la natura sia identica al supposito; il quale, nelle sostanze spirituali, non è altro che la persona. Ma allora sorge la difficoltà di come sia possibile che le persone si moltiplichino mentre l’essenza conserva la sua unità. Poiché, dunque, secondo Boezio, «la sola relazione dà origine alla trinità delle persone», alcuni dissero che in Dio l’essenza e le persone differiscono tra loro allo stesso modo in cui dicevano che le relazioni erano assistenti, considerando in esse solo il rapporto al termine, e non la realtà. Ma secondo quanto si è già visto, come nelle creature le relazioni sono accidenti, così in Dio sono la sua stessa essenza. Quindi in Dio l’essenza non differisce in realtà dalla persona; e tuttavia le persone differiscono realmente fra di loro. Come infatti si è detto, la persona significa la relazione come un sussistente nella natura divina. Ora, la relazione rapportata all’essenza non differisce realmente, ma solo concettualmente; rapportata invece alla relazione opposta, in forza dell’opposizione, si distingue realmente. E così si ha un’essenza e tre persone.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod considerantibus divinam simplicitatem, quaestio ista in manifesto habet veritatem. Ostensum est enim supra [q. 3 a. 3] quod divina simplicitas hoc requirit, quod in Deo sit idem essentia et suppositum; quod in substantiis intellectualibus nihil est aliud quam persona. Sed difficultatem videtur ingerere quod, multiplicatis personis divinis, essentia retinet unitatem. Et quia, ut Boetius dicit, relatio multiplicat personarum trinitatem, posuerunt aliqui hoc modo in divinis differre essentiam et personam, quo et relationes dicebant esse assistentes, considerantes in relationibus solum quod ad alterum sunt, et non quod res sunt. Sed, sicut supra [q. 28 a. 2] ostensum est, sicut relationes in rebus creatis accidentaliter insunt, ita in Deo sunt ipsa essentia divina. Ex quo sequitur quod in Deo non sit aliud essentia quam persona secundum rem; et tamen quod personae realiter ab invicem distinguantur. Persona enim, ut dictum est supra [q. 29 a. 4], significat relationem, prout est subsistens in natura divina. Relatio autem, ad essentiam comparata, non differt re, sed ratione tantum, comparata autem ad oppositam relationem, habet, virtute oppositionis, realem distinctionem. Et sic remanet una essentia, et tres personae.

Seconda lettura
(2 Cor 13,11-13)

   Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Tre persone di un’unica essenza

San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 2, corpo)

   Il nostro intelletto, come è stato detto in precedenza, denomina le cose divine non secondo il loro modo di essere, perché così non le si può conoscere, ma nel modo in cui le conosce attraverso le creature. Ora, nelle creature sensibili, da cui l’intelletto umano trae le sue conoscenze, la natura di una data specie è individuata dalla materia: perciò la natura si presenta come forma, e l’individuo come supposito. Per questo anche parlando delle realtà divine, se si considera il nostro modo di esprimerci, l’essenza si presenta come forma delle tre persone. Ora, parlando delle creature, noi diciamo che una forma qualsiasi è del soggetto di cui è forma: come la salute o la bellezza di un dato uomo. Non diciamo invece che il soggetto a cui appartiene la forma è di quella forma senza l’aggiunta di qualche aggettivo qualificativo della forma stessa: così, per es., diciamo: questa donna è di una bellezza singolare; quest’uomo è di una virtù consumata. Analogamente dunque, anche nel parlare di Dio, per il fatto che abbiamo più persone e una sola essenza diciamo: una è l’essenza delle tre persone [trium personarum], e: tre persone di un’unica essenza [unius essentiae], prendendo tali genitivi come indicanti la forma.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [q. 13 a. 1 ad 2; a. 3] dictum est, intellectus noster res divinas nominat, non secundum modum earum, quia sic eas cognoscere non potest; sed secundum modum in rebus creatis inventum. Et quia in rebus sensibilibus, a quibus intellectus noster scientiam capit, natura alicuius speciei per materiam individuatur; et sic natura se habet ut forma, individuum autem ut suppositum formae, propter hoc etiam in divinis, quantum ad modum significandi, essentia significatur ut forma trium personarum. Dicimus autem in rebus creatis formam quamcumque esse eius cuius est forma; sicut sanitatem vel pulchritudinem hominis alicuius. Rem autem habentem formam non dicimus esse formae, nisi cum adiectione alicuius adiectivi, quod designat illam formam, ut cum dicimus, ista mulier est egregiae formae, iste homo est perfectae virtutis. Et similiter, quia in divinis, multiplicatis personis, non multiplicatur essentia, dicimus unam essentiam esse trium personarum; et tres personas unius essentiae, ut intelligantur isti genitivi construi in designatione formae.

Vangelo (Gv 3,16-18)

   «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

I nomi essenziali e le persone

San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 3, corpo e soluzione 4)

   Fra i termini essenziali alcuni indicano l’essenza come sostantivi, altri invece come aggettivi. I sostantivi si predicano delle tre persone soltanto al singolare, e non al plurale; gli aggettivi invece si predicano di esse al plurale. – E questo perché i sostantivi indicano le cose come sostanze, gli aggettivi invece le esprimono come accidenti inerenti a un soggetto. Ora la sostanza, come di per sé ha l’essere, così di per se sola è singolare o plurale. Quindi l’unità o la pluralità del sostantivo si desume dal concetto stesso espresso nel nome. Gli accidenti invece, come hanno l’essere nel soggetto [a cui appartengono], così da esso ricevono la loro singolarità o pluralità: per cui la singolarità o la pluralità degli aggettivi dipende dal soggetto. Ora, nelle creature non ci può essere una forma che sia unica per più suppositi, a meno che non si tratti di un’unità di aggregazione, per es. della forma di una moltitudine organizzata. Quindi i nomi che esprimono tale forma, se sono sostantivi, si predicano al singolare di più soggetti: non così se sono aggettivi. Quindi diciamo che molti uomini sono un collegio, o un esercito, o un popolo; diremo invece che molti uomini sono collegati. Ora, quando parliamo di Dio, si è già osservato che l’essenza divina viene denominata a modo di forma, forma semplice e massimamente una, come pure si è dimostrato. Quindi i sostantivi che indicano l’essenza divina vengono attribuiti alle tre persone al singolare e non al plurale. La ragione dunque per cui diciamo che Socrate e Platone e Cicerone sono tre uomini, mentre non diciamo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono tre dèi, ma un solo Dio, è questa: che in quei tre suppositi della natura umana vi sono tre nature umane, mentre nelle tre persone divine vi è un’unica natura divina. I termini essenziali che sono aggettivi si predicano invece al plurale delle tre [persone], data la pluralità dei suppositi. Quindi diciamo tre esistenti, o tre sapienti, tre eterni, increati o immensi se questi termini sono presi come aggettivi. Se invece vengono presi come sostantivi, allora affermiamo «un unico increato, immenso ed eterno», come è detto nel simbolo atanasiano.
   4. La forma indicata dal termine persona non è l’essenza o la natura, ma la personalità. Essendo quindi tre le personalità, ossia le proprietà personali, nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, essa si predica dei tre al plurale e non al singolare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 39, a. 3, corpus e ad quartum)

   Respondeo dicendum quod nominum essentialium quaedam significant essentiam substantive, quaedam vero adiective. Ea quidem quae substantive essentiam significant, praedicantur de tribus personis singulariter tantum, et non pluraliter, quae vero adiective essentiam significant, praedicantur de tribus personis in plurali. Cuius ratio est, quia nomina substantiva significant aliquid per modum substantiae, nomina vero adiectiva significant aliquid per modum accidentis, quod inhaeret subiecto. Substantia autem, sicut per se habet esse, ita per se habet unitatem vel multitudinem, unde et singularitas vel pluralitas nominis substantivi attenditur secundum formam significatam per nomen. Accidentia autem, sicut esse habent in subiecto, ita ex subiecto suscipiunt unitatem et multitudinem, et ideo in adiectivis attenditur singularitas et pluralitas secundum supposita. In creaturis autem non invenitur una forma in pluribus suppositis nisi unitate ordinis, ut forma multitudinis ordinatae. Unde nomina significantia talem formam, si sint substantiva, praedicantur de pluribus in singulari, non autem si sint adiectiva. Dicimus enim quod multi homines sunt collegium vel exercitus aut populus, dicimus tamen quod plures homines sunt collegiati. In divinis autem essentia divina significatur per modum formae, ut dictum est [a. 2] quae quidem simplex est et maxime una, ut supra [q. 3 a. 7; q. 11 a. 4] ostensum est. Unde nomina significantia divinam essentiam substantive, singulariter, et non pluraliter, de tribus personis praedicantur. Haec igitur est ratio quare Socratem et Platonem et Ciceronem dicimus tres homines; Patrem autem et Filium et Spiritum Sanctum non dicimus tres deos, sed unum Deum, quia in tribus suppositis humanae naturae sunt tres humanitates; in tribus autem personis est una divina essentia. Ea vero quae significant essentiam adiective, praedicantur pluraliter de tribus, propter pluralitatem suppositorum. Dicimus enim tres existentes vel tres sapientes, aut tres aeternos et increatos et immensos, si adiective sumantur. Si vero substantive sumantur, dicimus unum increatum, immensum et aeternum, ut Athanasius dicit.
  Ad quartum dicendum quod forma significata per hoc nomen persona, non est essentia vel natura, sed personalitas. Unde, cum sint tres personalitates, idest tres personales proprietates, in Patre et Filio et Spiritu Sancto, non singulariter, sed pluraliter praedicatur de tribus.

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