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6 giugno – sabato Tempo Ordinario – 9a Settimana

6 giugno – sabato Tempo Ordinario – 9a Settimana
10/10/2019 elena

6 giugno – sabato
Tempo Ordinario – 9a Settimana

Prima lettura
(2 Tm 4,1-8)

   Figlio mio, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero. Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

Per conquistare il premio

San Tommaso
(Sulla seconda lettera a Timoteo,

c. 4, lez. 2, v. 7, n. 149)

   v. 7 Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Il merito della vita presente si trova in tre cose, cioè nel resistere ai mali, nel progredire nei beni e nell’usare rettamente i doni di Dio.
   Anzitutto si parla di una certa battaglia; per cui dice: Ho combattuto la buona battaglia. Ora, una battaglia si dice buona, primo, se è fatta per delle cose buone, per esempio se è fatta per la fede e la giustizia, come fecero gli Apostoli. Gd 1,3: «Avevo un gran desiderio di scrivervi riguardo alla nostra comune salvezza, e sono stato costretto a farlo per esortarvi a combattere per la fede, trasmessa ai santi una volta per sempre». Sir 4,33: «Combatti per la giustizia a favore della tua anima, e lotta fino alla morte per la giustizia». Secondo, per il modo della battaglia, se cioè si combatte sollecitamente e legittimamente. Sopra 2,5: «Non sarà coronato se non chi ha legittimamente combattuto». 1 Cor 9,29: «Faccio il pugilato non come chi batte l’aria, ma tratto duramente il mio corpo» ecc. Terzo, per la difficoltà della battaglia. Sap 10,12: «Gli diede la vittoria dopo una dura lotta».
   In secondo luogo si parla di corsa in quanto c’è un progresso nelle cose buone, per cui segue: ho terminato la corsa. 1 Cor 9,24: «Correte anche voi in modo da conquistarlo (il premio)». E il progresso dei santi viene detto corsa poiché corrono velocemente, per giungere alla perfezione migliorandosi, stimolati dalla carità. Eb 4,11: «Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo». Sal 118,32: «Ho corso nella via dei tuoi comandamenti».
   Ma [si dirà:] rimanevano ancora il combattimento e la corsa della morte: quindi non aveva ancora portato al termine la corsa e non aveva ancora concluso il combattimento. Quanto a ciò bisogna osservare che, come l’uomo che ha bene iniziato e intende finire possiede l’opera perfettamente, così anche l’Apostolo: infatti aveva già iniziato e intendeva finire.
   Aggiungiamo che il buon uso dei doni di Dio è duplice, cioè la conservazione della fede [ossia della fiducia ricevuta], per cui dice: ho conservato la fede, il che fa chi usa i doni di Dio per la gloria di Dio e la salvezza del prossimo. Mt 24,45: «Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici?». 1 Tm 1,12: «Poiché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero». Oppure: ho custodito in me la virtù della fede. Rm 14,23: «Tutto ciò che non viene dalla fede è peccato». Da cui Mt 10,16: «Siate prudenti come serpenti», cioè custodite la fede, quale principio e fondamento delle virtù».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Timotheum,

c. 4, lect. 2, v. 7, n. 149)

   Meritum huius vitae est in tribus, scilicet in resistendo malis, in proficiendo in bonis, et in bene utendo Dei donis. Primum dicitur quoddam certamen; unde hic dicit bonum certamen certavi. Sed certamen dicitur bonum, primo, si sit pro bonis; puta si sit pro fide et iustitia, sicut apostoli. Iud. 1,3: de communi vestra salute necesse habui scribere vobis, deprecans supercertari semel traditae sanctae fidei. Eccli. c. 4,33: pro iustitia agonizare pro anima tua, et usque ad mortem certa pro iustitia. Secundo, propter modum certaminis, si scilicet sollicite et legitime certetur. Supra 2, v. 5: non coronabitur, nisi qui legitime certaverit. 1 Cor. 9,29: sic pugno, non quasi aerem verberans, sed castigo corpus meum, et cetera. Tertio, propter difficultatem certaminis. Sap. 10,12: et certamen forte dedit illi, ut vinceret. Secundum quod est profectus in bonis dicitur cursus, unde sequitur cursum consummavi. 1 Cor. 9,24: sic currite, ut comprehendatis. Et dicitur cursus profectus sanctorum, quia cum festinatione currunt, ut meliorantes consumment, agitati stimulis charitatis. Hebr. 4,11: festinemus ergo ingredi in illam requiem. Ps. 118,32: viam mandatorum tuorum cucurri. Sed adhuc certamen et cursus mortis restabat: ergo non consummaverat cursum, nec certaverat. Dicendum est quod sicut homo qui bene incipit et intendit finire, habet opus perfecte, sic et Apostolus: iam enim incoeperat, et finire intendebat. Bonus usus donorum Dei est duplex, scilicet conservatio fidei et ideo dicit fidem servavi, quod facit qui utitur donis Dei ad gloriam Dei et salutem proximorum. Matth. 24, v. 45: quis, putas, est fidelis servus et prudens, quem constituit Dominus super familiam suam? 1 Tim. 1,12: fidelem me existimavit ponens in ministerio. Vel servavi in me virtutem fidei. Rom. 14,23: omne quod non est ex fide, peccatum est. Propter quod Matth. 10,16: estote prudentes sicut serpentes, id est, custodite fidem, tamquam caput et fundamentum virtutum.

La vanagloria
distoglie il cuore da Dio

Vangelo
(Mc 12,38-44)

   In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagòghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 12, lez. 6, vv. 38-39)

   GIROLAMO: Confutati gli scribi e i farisei, incendia come fuoco i loro aridi esempi; per cui si dice: Diceva alla folla nel suo insegnamento: Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti. BEDA: Con le parole «passeggiare in lunghe vesti» li accusa di volersi presentare in pubblico con vestiti troppo ricercati, peccato che vediamo rimproverato fra l’altro a quel ricco che ogni giorno banchettava splendidamente. TEOFILATTO: Camminavano con vestiti solenni, volendo così essere onorati. E cercavano anche altre cose che convergono alla gloria; segue infatti: riavere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti, cioè vogliono. BEDA: Bisogna però notare che non proibisce i saluti nelle piazze e i primi posti nei banchetti a coloro ai quali ciò appartiene a motivo della carica che occupano. Solo avverte di fuggire come perversi quelli che amano questi onori, sia che siano loro dovuti, sia che li usurpino, facendo così cadere la sua accusa non sul fatto, ma sulla disposizione del cuore. Sebbene non sia senza colpa che quanti amano essere chiamati maestri della Sinagoga sulla cattedra di Mosè si mescolino ai dibattiti delle piazze. Ora, è per una duplice ragione che il Salvatore ci ordina di stare in guardia da quanti sono avidi di vanagloria; innanzitutto affinché non siamo trascinati dal loro esempio, pensando che ciò che essi fanno sia un bene, e in secondo luogo perché non ci lasciamo andare all’emulazione di costoro, cercando la nostra felicità nei beni che essi simulavano. TEOFILATTO: Queste parole sono poi una raccomandazione speciale indirizzata agli Apostoli affinché non abbiano con gli scribi alcun rapporto, ma imitino Cristo stesso; e indicando i maestri nelle cose che vanno fatte in vita, sottopone ad essi gli altri.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 12, lect. 6, vv. 38-39)

   Hieronymus. Confutatis Scribis et Pharisaeis, ut ignis eorum arida exempla incendit; unde dicitur et dicebat eis in doctrina sua: cavete a Scribis, qui volunt in stolis ambulare. Beda. Ambulare in stolis, cultioribus vestimentis indutos ad publicum procedere significat: in quo inter cetera dives ille qui epulabatur quotidie splendide peccasse describitur. Theophylactus. In stolis autem venerabilibus ambulabant, ex hoc volentes praehonorari, et similiter alia appetebant quae cedunt ad gloriam; nam sequitur et salutari in foro et in primis cathedris sedere in synagogis, et primos discubitus in coenis, scilicet volunt. Beda. Notandum autem, quod non salutari in foro, non primos sedere vel discumbere vetat eos quibus hoc officii ordine competit; sed eos qui haec sive habita sive non habita indebite amant, a fidelibus quasi improbos docet esse cavendos, animum videlicet, non gradum redarguens; licet culpa non careat, si iidem in foro litibus interessent qui in cathedra Moysi synagogae magistri cupiunt appellari. Duplici sane ratione a vanae gloriae cupidis attendere iubemur: ne scilicet eorum vel simulatione seducamur, aestimantes bona esse quae faciunt; vel aemulatione inflammemur, frustra gaudentes in bonis quae simulant, laudari. Theophylactus. Specialiter etiam apostolos docet ut nullam cum Scribis habeant conversationem, sed ipsum Christum imitentur; ordinansque ipsos magistros in his quae sunt circa vitam agenda, alios eis supponit.

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