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5 giugno – venerdì Memoria di San Bonifacio Tempo Ordinario – 9a Settimana

5 giugno – venerdì Memoria di San Bonifacio Tempo Ordinario – 9a Settimana
10/10/2019 elena

5 giugno – venerdì
Memoria di San Bonifacio
Tempo Ordinario – 9a Settimana

Prima lettura
(2 Tm 3,10-16)

   Figlio mio, tu mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

Utilità della Scrittura

San Tommaso
(Sulla seconda lettera a Timoteo,
c. 3, lez. 3, vv. 16-17, nn. 124-128)

   124. Ora, chiarisce il motivo dicendo: «Tutta la Scrittura». Dove egli mostra che le sacre Scritture sono la via per la salvezza. E pone tre cose. Infatti loda la Scrittura in ragione del suo principio [125]; dell’effetto vantaggioso [127], e dell’ultimo frutto e del progresso [128].
   125. Infatti se prendi in considerazione il suo principio, la sacra Scrittura ha un vantaggio su tutte le altre; poiché mentre le altre furono trasmesse mediante la ragione umana, la sacra Scrittura è invece divina; per cui dice: «la Scrittura, ispirata da Dio». 2 Pt 1,21: «Poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio». Gb 32,7: «L’ispirazione dell’Onnipotente dà l’intelligenza».
   126. Ma dirai: in che modo qualsiasi altra scrittura non è divinamente ispirata, quando, secondo S. Ambrogio, qualsiasi verità, da chiunque sia detta, procede dallo Spirito Santo?
   Bisogna dire che Dio opera qualcosa in due modi, cioè immediatamente, come le sue opere proprie, ad esempio i miracoli; altre invece con la mediazione delle cause inferiori, per esempio le opere naturali. Gb 10,8: «Le tue mani mi hanno plasmato…». Queste cose tuttavia sono fatte mediante l’operazione della natura. E così Dio nell’uomo istruisce l’intelletto, sia immediatamente per mezzo delle sacre Scritture, sia mediatamente con altri scritti.
   127. Duplice è l’effetto di questa Scrittura: poiché insegna a conoscere la verità e persuade a operare la giustizia. Gv 14,26: «Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa» che dovete conoscere, «e vi suggerirà» le cose che dovete fare. Perciò la sacra Scrittura è utile per conoscere la verità ed è utile per dirigere l’operazione.
   Infatti c’è un motivo speculativo, e anche un motivo pratico. E in tutti e due i casi sono necessarie due cose, ossia che si conosca la verità e che si respinga l’errore. Questo infatti è il compito del sapiente, cioè non mentire, e respingere il mentitore. Circa il primo punto dice: «è utile per insegnare», ossia la verità. Sal 119,66: «Insegnami il senno e la saggezza». Circa il secondo punto aggiunge: per «convincere». Tt 1,9: «Perché tu sia in grado di esortare con la sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono».
   Parimenti riguardo alla ragione pratica sono necessarie due cose, ossia distogliere dal male e indurre al bene. Sal 33,15: «Sta lontano dal male e fa’ il bene». Circa il primo punto dice: per «correggere», che è correggere dal male. Mt 18,15: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Gb 5,17: «Beato l’uomo che viene corretto dal Signore». Circa il secondo punto dice: per «educare nella giustizia». E tutte queste cose le fa la sacra Scrittura. Is 8,11: «Con mano forte mi ha avvertito…».
   Così dunque gli effetti della sacra Scrittura sono quattro ossia: insegnare la verità e confutare la falsità, riguardo alla ragione speculativa; strappare dal male e indurre al bene, riguardo la ragione pratica.
   128. Il suo ultimo effetto è di condurre l’uomo alla perfezione. Infatti non opera un bene qualsiasi, ma perfeziona. Eb 6,1: «Passiamo a ciò che è più perfetto». E perciò dice: «perché l’uomo di Dio sia completo», poiché l’uomo non può essere perfetto se non è un uomo di Dio. Infatti è perfetto ciò a cui non manca nulla. Perciò un uomo è perfetto quando è «ben preparato per ogni opera buona», non solo per quelle necessarie alla salvezza, ma anche per quelle supererogatorie. Gal 6,9: «E non stanchiamoci di fare il bene».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Timotheum,
c. 3, lect. 3, vv. 16-17, nn. 124-128)

   Rationem autem manifestat, dicens omnis. Ubi ostendit quod sacrae litterae sunt via ad salutem. Et tria ponit. Nam commendat Scripturas ratione principii, ratione effectus utilis, et ratione ultimi fructus et profectus. Si enim consideres eius principium, habet privilegium super omnes, quia aliae sunt traditae per rationem humanam, sacra autem Scriptura est divina; ideo dicit Scriptura divinitus inspirata. 2 Petr. 1,21: non enim voluntate humana allata est aliquando prophetia, sed Spiritu Sancto inspirati locuti sunt sancti Dei homines. Iob 32,7: inspiratio omnipotentis dat intelligentiam. Sed dices: quomodo non alia omnis Scriptura divinitus inspiratur, cum secundum Ambrosium, omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritu Sancto est? Dicendum est quod Deus dupliciter aliquid operatur, scilicet immediate, ut proprium opus, sicut miracula; aliquid mediantibus causis inferioribus, ut opera naturalia, Iob 10,8: manus tuae, Domine, fecerunt me, etc. quae tamen fiunt operatione naturae. Et sic in homine instruit intellectum et immediate per sacras litteras, et mediate per alias Scripturas. Effectus huius Scripturae est duplex, scilicet quia docet cognoscere veritatem, et suadet operari iustitiam. Io. 14,26: Paracletus autem spiritus sanctus docebit, scilicet cognoscenda, et suggeret operanda. Et ideo utilis est ad cognoscendam veritatem, et utilis est ad dirigendum in operatione. Est enim ratio speculativa, et est etiam ratio practica. Et in utroque sunt duo necessaria, scilicet quod veritatem cognoscat, et errorem refellat. Hoc enim opus est opus sapientis, scilicet non mentiri, et mentientem refellere. Quantum ad primum dicit utilis est ad docendum, scilicet veritatem. Ps. 118, v. 66: bonitatem et disciplinam et scientiam doce me. Quantum ad secundum subdit ad arguendum. Tit. 1,9: ut sis potens exhortari in doctrina sana, et eos qui contradicunt arguere. Item quantum ad practicam sunt duo necessaria, scilicet ut reducat a malo, et ad bonum inducat. Ps. 33,15: declina a malo, et fac bonum. Quantum ad primum dicit ad corripiendum, quod est corripere a malo. Matth. 18,15: si peccaverit in te frater tuus, vade, et corripe eum inter te et ipsum solum. Iob 5,17: beatus homo qui corripitur a domino. Quantum ad secundum dicit ad erudiendum in iustitia. Et haec omnia sacra Scriptura facit. Is. 8,11: in manu forti erudivit me, et cetera. Sic ergo quadruplex est effectus sacrae Scripturae, scilicet docere veritatem, arguere falsitatem: quantum ad speculativam; eripere a malo, et inducere ad bonum: quantum ad practicam. Ultimus eius effectus est, ut perducat homines ad perfectum. Non enim qualitercumque bonum facit, sed perficit. Hebr. c. 6,1: ad perfectionem feramur. Et ideo dicit ut perfectus sit homo Dei, quia non potest homo esse perfectus, nisi sit homo Dei. Perfectum enim est, cui nihil deest. Tunc ergo homo est perfectus, quando est instructus, id est, paratus, ad omne opus bonum, non solum ad ea quae sunt de necessitate salutis, sed etiam ad ea quae sunt supererogationis. Gal. cap. ult.: bonum autem facientes, non deficiamus.

Vangelo
(Mc 12,35-37)

   In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”. Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Siedi alla mia destra

San Tommaso
(S. Th. III, q. 58, a. 3, corpo)

   L’espressione destra del Padre, secondo le spiegazioni date, può indicare o la gloria della divinità di Cristo, o la sua beatitudine eterna, oppure il potere di giudice e di re. Però la preposizione ad [alla] indica un certo accesso alla destra, che sta a indicare una conformità accompagnata da una certa distinzione, come si è già notato sopra. E ciò può avvenire in tre modi. Primo, mediante la conformità di natura e la distinzione di persona. Ed è così che Cristo in quanto Figlio di Dio siede alla destra del Padre, poiché ha l’identica natura con il Padre. E in questo senso gli stessi attributi spettano essenzialmente al Figlio come al Padre. Il che significa essere nell’uguaglianza del Padre. – Secondo, mediante la grazia dell’unione ipostatica: la quale al contrario implica distinzione di natura e unità di persona. E in questo senso Cristo in quanto uomo è Figlio di Dio, per cui siede alla destra del Padre: però allora l’espressione in quanto non indica la condizione della natura, ma l’unità del supposito, come si è spiegato a suo tempo. – Terzo, l’accesso può essere inteso secondo la grazia abituale, che in Cristo è più abbondante che in tutte le altre creature, per cui la stessa natura umana è in lui più beata che nelle altre creature, e sopra ogni altra creatura esercita un potere regale e giudiziario. – Se dunque l’espressione in quanto vuole designare la condizione della natura, allora Cristo siede «alla destra del Padre», ossia «nell’uguaglianza del Padre», in quanto Dio. In quanto uomo invece, egli siede «alla destra del Padre» solo perché «gode dei beni paterni più di ogni altra creatura», ossia «di una maggiore beatitudine», ed «esercita la potestà giudiziaria». – Se invece l’espressione in quanto sta a designare l’unità del supposito, allora anche in quanto uomo egli siede alla destra del Padre «secondo un’uguaglianza di onore»: poiché. secondo le spiegazioni date, noi veneriamo con lo stesso onore sia il Figlio di Dio che la natura da lui assunta.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 58, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 2], nomine dexterae Patris intelligitur vel ipsa gloria divinitatis ipsius, vel beatitudo aeterna eius, vel potestas iudiciaria et regalis. Haec autem praepositio ad quendam ad dexteram accessum designat, in quo designatur convenientia cum quadam distinctione, ut supra [a. 2; I q. 93 a. 1] dictum est. Quod quidem potest esse tripliciter. Uno modo, ut sit convenientia in natura et distinctio in persona. Et sic Christus, secundum quod Filius Dei, sedet ad dexteram Patris, quia habet eandem naturam cum Patre. Unde praedicta conveniunt essentialiter Filio sicut et Patri. Et hoc est esse in aequalitate Patris. – Alio modo, secundum gratiam unionis, quae importat e converso distinctionem naturae et unitatem personae. Et secundum hoc Christus, secundum quod homo, est Filius Dei, et per consequens sedens ad dexteram Patris, ita tamen quod ly secundum quod non designet conditionem naturae, sed unitatem suppositi, ut supra [q. 16 aa.10-11] expositum est. – Tertio modo potest praedictus accessus intelligi secundum gratiam habitualem, quae abundantior est in Christo prae omnibus aliis creaturis, in tantum quod ipsa natura humana in Christo est beatior ceteris creaturis, et super omnes alias creaturas habens regiam et iudiciariam potestatem. – Sic igitur, si ly secundum quod designet conditionem naturae, Christus, secundum quod Deus, sedet ad dexteram Patris, idest in aequalitate Patris. Secundum autem quod homo, sedet ad dexteram Patris, idest in bonis paternis potioribus prae ceteris creaturis, idest in maiori beatitudine, et habens iudiciariam potestatem. Si vero ly secundum quod designet unitatem suppositi, sic etiam, secundum quod homo, sedet ad dexteram Patris secundum aequalitatem honoris, inquantum scilicet eodem honore veneramur ipsum Filium Dei cum eadem natura assumpta, ut supra [q. 25 a. 1] dictum est.

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