Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

4 giugno – giovedì Tempo Ordinario – 9a Settimana

4 giugno – giovedì Tempo Ordinario – 9a Settimana
10/10/2019 elena

4 giugno – giovedì
Tempo Ordinario – 9a Settimana

Prima lettura
(2 Tm 2,8-15)

   Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

Il fine del martirio

San Tommaso
(Sulla seconda lettera a Timoteo,
c. 2, lez. 2, v. 10, n. 52)

   52. Poi quando dice: «Perciò io sopporto ogni cosa», mostra la causa, poiché non rende martire la pena, ma la causa.
   Ora, la causa del martirio è duplice, cioè per l’onore divino, e per la salvezza del prossimo. Anzitutto per Dio, poiché in Rm 8,36 si dice: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno». Poi per la salvezza del prossimo, poiché qui dice: «per quelli che Dio ha scelto». Gv 15,13: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». 1 Gv 3,16: «Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli».
   E dice: «per quelli che Dio ha scelto» perché ogni cosa ben fatta torna a vantaggio specialmente degli eletti, non dei reprobi.
   E in che modo? «Perché anch’essi raggiungano la salvezza». Ma non è forse sufficiente la passione di Cristo? Bisogna dire che lo è nel senso dell’efficacia, ma la passione dell’Apostolo era conveniente per due ragioni. Primo, poiché dava un esempio di perseveranza nella fede; secondo poiché la fede veniva consolidata, e per questo motivo erano condotti alla salvezza. E questo «in Cristo», cioè essa viene a noi per mezzo di lui. Mt 1,21: «Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». E ciò non solo per quanto concerne la salvezza presente nella grazia, ma anche «insieme alla gloria eterna». Mt 5,12: «Grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Timotheum,
c. 2, lect. 2, v. 10, n. 52)

   Deinde cum dicit ideo omnia sustineo, ostendit causam, quia martyrem non poena facit, sed causa. Duplex autem est causa martyrii, scilicet propter divinum honorem, et salutem proximi. Propter Deum quidem, quia Rom. 8, v. 36: propter te mortificamur tota die. Propter salutem proximorum, quia dicit hic propter electos. Io. 15,13: maiorem charitatem nemo habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis. 1 Io. 3,16: quoniam ille pro nobis animam suam posuit, et nos debemus pro fratribus animas ponere. Et dicit propter electos, quia quaecumque bona fiunt, specialiter cedunt in bonum electorum, non reproborum. Et quomodo? Ut et ipsi salutem consequantur. Sed numquid sufficit passio Christi? Dicendum est, quod sic effective, sed passio apostoli dupliciter expediebat. Primo quia dabat exemplum persistendi in fide; secundo quia confirmabatur fides, et ex hoc inducebantur ad salutem. Et hoc in Christo, id est, quae venit nobis per eum. Matth. 1,21: ipse enim salvum faciet populum a peccatis eorum. Et hoc non solum salutem, gratiae praesentem, sed etiam cum gloria caelesti. Matth. c. 5,12: merces vestra copiosa est in caelis.

Vangelo (Mc 12,28-34)

   In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

L’adempimento
del precetto della carità

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 6, corpo)

   Un precetto può essere adempiuto in due modi: perfettamente e imperfettamente. Viene adempiuto perfettamente quando si raggiunge il fine inteso da colui che lo ha dato; viene invece adempiuto, ma imperfettamente, quando, pur senza raggiungere il fine di chi lo ha formulato, tuttavia non ci si allontana dall’ordine verso il fine. Se il capitano di un esercito, p. es., comanda ai soldati di combattere, tra questi adempie perfettamente il comando chi, combattendo, vince il nemico, che è il fine inteso dal capitano; lo adempie invece imperfettamente quel soldato che nel combattere non raggiunge la vittoria, pur restando fedele alla disciplina militare. Ora, con questo precetto Dio intende unire a sé l’uomo totalmente: il che avverrà nella patria quando Dio sarà tutto in tutti (1 Cor 15,28). Perciò questo precetto sarà adempiuto in maniera piena e perfetta nella patria. Nella vita presente invece è certamente adempiuto, ma imperfettamente. Tuttavia al presente uno lo osserva tanto più perfettamente di un altro quanto più si avvicina alla perfezione della patria.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod praeceptum aliquod dupliciter impleri potest, uno modo, perfecte; alio modo, imperfecte. Perfecte quidem impletur praeceptum quando pervenitur ad finem quem intendit praecipiens, impletur autem, sed imperfecte, quando, etsi non pertingat ad finem praecipientis, non tamen receditur ab ordine ad finem. Sicut si dux exercitus praecipiat militibus ut pugnent, ille perfecte implet praeceptum qui pugnando hostem vincit, quod dux intendit, ille autem implet, sed imperfecte, cuius pugna ad victoriam non pertingit, non tamen contra disciplinam militarem agit. Intendit autem Deus per hoc praeceptum ut homo Deo totaliter uniatur, quod fiet in patria, quando Deus erit omnia in omnibus, ut dicitur 1 ad Cor. 15 [28]. Et ideo plene et perfecte in patria implebitur hoc praeceptum. In via vero impletur, sed imperfecte. Et tamen in via tanto unus alio perfectius implet, quanto magis accedit per quandam similitudinem ad patriae perfectionem.

CondividiShare on FacebookShare on Google+