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3 giugno – mercoledì Memoria di San Carlo Lwanga e Compagni Tempo Ordinario – 9a Settimana

3 giugno – mercoledì Memoria di San Carlo Lwanga e Compagni Tempo Ordinario – 9a Settimana
10/10/2019 elena

3 giugno – mercoledì
Memoria di
San Carlo Lwanga e Compagni
Tempo Ordinario – 9a Settimana

Prima lettura
(2 Tm 1,1-3.6-12)

   Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro. È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

So in chi ho creduto

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 8, soluzione 3)

   3. L’intelletto e la scienza superano quanto a perfezione la conoscenza della fede per una maggiore evidenza, ma non per una più certa adesione. Poiché tutta la certezza dell’intelletto o della scienza in quanto doni deriva dalla certezza della fede: come la certezza nella conoscenza delle conclusioni deriva da quella dei princìpi. In quanto virtù intellettuali, poi, la scienza, la sapienza e l’intelletto si fondano sulla luce naturale della ragione, che è inferiore alla certezza della parola di Dio, su cui si fonda la fede.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 8, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod perfectio intellectus et scientiae excedit cognitionem fidei quantum ad maiorem manifestationem, non tamen quantum ad certiorem inhaesionem. Quia tota certitudo intellectus vel scientiae secundum quod sunt dona, procedit a certitudine fidei, sicut certitudo cognitionis conclusionum procedit ex certitudine principiorum. Secundum autem quod scientia et sapientia et intellectus sunt virtutes intellectuales, innituntur naturali lumini rationis, quod deficit a certitudine verbi Dei, cui innititur fides.

Vangelo (Mc 12,18-27)

   In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Il Dio dei viventi

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 12, lez. 3, v. 27)

   TEOFILATTO: Ma io vi dico: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, come se dicesse il Dio dei viventi, per cui aggiunge: Non è Dio dei morti, ma dei viventi. Infatti non disse: Io fui, ma Io sono, come se parlasse di esseri a lui coesistenti. Ma forse qualcuno dirà che Dio disse questo solo dell’anima di Abramo, non del corpo. A ciò diciamo che Abramo comporta le due cose, cioè il corpo e l’anima, così che Dio sia il Dio del corpo e il corpo viva presso Dio, cioè nell’ordinamento divino. BEDA: Oppure, quando ha provato che le anime rimangono dopo la morte (infatti non poteva accadere che fosse il Dio di cose che non sussistono), conseguentemente si introduceva anche la risurrezione dei corpi, che hanno compiuto il bene e il male insieme con le anime. GIROLAMO: Quando poi dice Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, nominando Dio tre volte indica la Trinità. Quando poi dice Non è un Dio dei morti, ripetendo lo stesso Dio, indica l’unità della sostanza. Vivono poi coloro che rivendicano la porzione che avevano scelto, mentre sono morti coloro che hanno perso ciò che avevano rivendicato.
   Voi siete in grave errore. GLOSSA: Poiché, cioè, contraddicevano le Scritture e derogavano alla potenza di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marco,

c. 12, lect. 3, v. 27)

   Theophylactus. Dico autem ego sum Deus Abraham, Deus Isaac et Deus Iacob; quasi dicat Deus viventium; unde subdit non est Deus mortuorum, sed vivorum. Non enim dixit: ego fui, sed ego sum, tamquam illi praesentes existant. Sed forte aliquis dicet, quod hoc dixit solum Deus de anima Abrahae, non de corpore. Ad quod dicimus, quod Abraham utrumque importat, scilicet corpus et animam; ita ut et corporis ipse sit Deus, et corpus vivat apud Deum, idest in Dei ordinatione. Beda. Vel quia cum probavit animas permanere post mortem (neque enim poterat fieri ut eorum esset Deus qui nequaquam subsisterent), consequenter introduceretur et corporum resurrectio, quae cum animabus bona malaque gesserunt. Hieronymus. Cum autem dicit Deus Abraham, Deus Isaac, et Deus Iacob, ter Deum nominando Trinitatem intimavit. Cum autem dicit non est Deus mortuorum, unum Deum iterans, unam substantiam significavit. Vivunt autem qui vindicant portionem quam elegerant: mortui autem sunt qui quod vindicaverant, perdiderunt. Vos ergo multum erratis. Glossa. Quia videlicet et Scripturis contradicebant, et virtuti Dei derogabant.

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