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2 giugno – martedì Tempo Ordinario – 9a Settimana

2 giugno – martedì Tempo Ordinario – 9a Settimana
10/10/2019 elena

2 giugno – martedì
Tempo Ordinario – 9a Settimana

Prima lettura
(2 Pt 3,12-15a.17-18)

   Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza. Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.

La purificazione finale col fuoco

San Tommaso
(La Somma contro i Gentili
IV, c. 97, verso la fine)

   D’altra parte, siccome tra gli elementi il più attivo è il fuoco, la distruzione delle cose che non dovranno rimanere nello stato futuro è convenientissimo che venga fatta col fuoco. Perciò sappiamo per fede che il mondo alla fine sarà purificato col fuoco, non solo dai corpi corruttibili, ma anche dalle impurità che il nostro ambiente contrae dal contatto con i peccatori. Di qui la predizione di S. Pietro: «I cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio» (2 Pt 3,7). Però per cieli non va inteso qui il firmamento, in cui si trovano le stelle, sia fisse che erranti, ma i cieli dell’aria vicini alla terra.

Testo latino di San Tommaso
(Summa contra Gentiles

IV, c. 97, circa finem)

   Quia vero inter alia elementa maxime activum est ignis, et corruptibilium consumptivum; consumptio eorum quae in futuro statu remanere non debent, convenientissime fiet per ignem. Et ideo secundum fidem ponitur quod finaliter mundus per ignem purgabitur, non solum a corruptibilibus corporibus, sed etiam ab infectione quam locus iste incurrit ex habitatione peccatorum. Et hoc est quod dicitur 2 Petri 3-7: caeli qui nunc sunt et terra eodem verbo repositi sunt, igni reservati, in diem iudicii: ut per caelos non ipsum firmamentum intelligamus, in quo sunt sidera, sive fixa sive errantia, sed istos caelos aereos terrae vicinos.

Vangelo (Mc 12,13-17)

   In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Rendete a Cesare …

San Tommaso
(2 Sent., dist. 44, q. 2, a. 2, soluzione 1)

   1. Quella prelazione che è ordinata all’utilità dei sudditi non toglie la libertà dei sudditi, e quindi non c’è inconveniente se a tale prelazione soggiacciono coloro che dallo Spirito Santo sono stati resi figli di Dio. Oppure si può dire che Cristo (cf. Mt 17,25: «I figli sono liberi») parla di sé e dei suoi discepoli, i quali né erano di condizione servile, né avevano possessi temporali per i quali fossero obbligati a versare i contributi per i loro padroni; quindi non segue che ogni cristiano sia partecipe di tale libertà, ma solo quelli che seguono la vita apostolica, non possedendo nulla in questo mondo, ed essendo immuni dalla condizione servile.

Testo latino di San Tommaso
(2 Sent., dist. 44, q. 2, a. 2, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum, quod illa praelatio quae ad utilitatem subditorum ordinatur, libertatem subditorum non tollit; et ideo non est inconveniens quod tali praelationi subjaceant qui per Spiritum Sanctum filii Dei effecti sunt. Vel dicendum, quod Christus loquitur de se et suis discipulis, qui nec servilis conditionis erant, nec res temporales habebant, quibus suis dominis obligarentur ad tributa solvenda; et ideo non sequitur quod omnis Christianus hujusmodi libertatis sit particeps, sed solum illi qui sequuntur apostolicam vitam, nihil in hoc mundo possidentes, et a conditione servili immunes.

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