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28 maggio – giovedì Tempo di Pasqua – 7a Settimana

28 maggio – giovedì Tempo di Pasqua – 7a Settimana
10/10/2019 elena

28 maggio – giovedì
Tempo di Pasqua – 7a Settimana

Prima lettura
(At 22,30; 23,6-11)

   In quei giorni, [il comandante della coorte,] volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro. Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti». Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi e l’assemblea si divise. I sadducèi infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato». La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza. La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

Provocare la discordia

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 37, a. 1, soluzione 2)

   2. Come una volontà umana è una regola retta, da cui è peccato discordare, quando aderisce a Dio, così una volontà umana contraria a Dio è una regola perversa con la quale è bene essere in discordia. Provocare quindi la discordia togliendo la buona concordia prodotta dalla carità è un grave peccato: per cui in Pr 6 [16] è detto: «Sei cose odia il Signore: anzi, sette gli sono in abominio»; e questa settima cosa è indicata in «colui che semina discordia tra fratelli». Provocare invece la discordia eliminando la cattiva concordia di chi vuole il male è cosa lodevole. E in questo senso fu da lodarsi S. Paolo quando introdusse il dissenso fra coloro che erano concordi nel male. Infatti anche il Signore [Mt 10,34] dice di sé: Non sono venuto a portare la pace, ma la spada.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 37, a. 1, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod sicut voluntas hominis adhaerens Deo est quaedam regula recta, a qua peccatum est discordare; ita etiam voluntas hominis Deo contraria est quaedam perversa regula, a qua bonum est discordare. Facere ergo discordiam per quam tollitur bona concordia quam caritas facit, est grave peccatum, unde dicitur Prov. 6 [16], sex sunt quae odit Dominus, et septimum detestatur anima eius, et hoc septimum ponit [19] eum qui seminat inter fratres discordias. Sed causare discordiam per quam tollitur mala concordia, scilicet in mala voluntate, est laudabile. Et hoc modo laudabile fuit quod Paulus dissensionem posuit inter eos qui erant concordes in malo, nam et Dominus de se dicit, Matth. 10 [34], non veni pacem mittere, sed gladium.

Vangelo
(Gv 17,20-26)

   In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Li hai amati come hai amato me

San Tommaso
(S. Th. I, q. 37, a. 2, soluzione 3)

   3. Il Padre ama per lo Spirito Santo non soltanto il Figlio, ma anche se stesso e noi: infatti, come si è detto, amare, preso come termine nozionale, non indica solo la produzione di una persona divina, ma anche questa stessa persona prodotta per modo di amore, amore che dice relazione alla realtà amata. Quindi, come il Padre dice se stesso e ogni creatura per il Verbo generato, in quanto il Verbo in modo esauriente rispecchia il Padre e ogni creatura, così ama se stesso e ogni creatura per lo Spirito Santo, in quanto lo Spirito Santo procede come amore della prima bontà, secondo la quale il Padre ama se stesso e ogni creatura. E cosi è anche chiaro che tanto nel Verbo quanto nell’Amore procedente è indicata, ma secondariamente, una relazione alle creature, in quanto cioè la verità e la bontà divina sono principio di conoscenza e di amore nei riguardi di ogni creatura.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 37, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod Pater non solum Filium, sed etiam se et nos diligit Spiritu Sancto. Quia, ut dictum est [a. 1] diligere, prout notionaliter sumitur, non solum importat productionem divinae personae, sed etiam personam productam per modum amoris, qui habet habitudinem ad rem dilectam. Unde, sicut Pater dicit se et omnem creaturam Verbo quod genuit, inquantum Verbum genitum sufficienter repraesentat Patrem et omnem creaturam; ita diligit se et omnem creaturam Spiritu Sancto, inquantum Spiritus Sanctus procedit ut Amor bonitatis primae, secundum quam Pater amat se et omnem creaturam. Et sic etiam patet quod respectus importatur ad creaturam et in Verbo et in Amore procedente, quasi secundario; inquantum scilicet veritas et bonitas divina est principium intelligendi et amandi omnem creaturam.

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