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26 maggio – martedì Memoria di San Filippo Neri Tempo di Pasqua – 7a Settimana

26 maggio – martedì Memoria di San Filippo Neri Tempo di Pasqua – 7a Settimana
10/10/2019 elena

26 maggio – martedì
Memoria di San Filippo Neri
Tempo di Pasqua – 7a Settimana

Prima lettura
(At 20,17-27)

   In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».

Autoapologia di San Paolo

San Tommaso
(Sulla Seconda lettera ai Corinzi,
c. 11, lez. 5, v. 21b ss., nn. 422-423)

   422. Dice dunque: se vi sembro stolto perché raccomando me stesso e mi confronto con gli altri, quanto più vi sembrerò pazzo se mi preferisco a loro? Perciò afferma: non solo sono ministro di Cristo come loro, ma «parlando da stolto», secondo il vostro giudizio, dico che «sono più di loro» ministro di Cristo; e quanto a ciò dice di essere preferibile a loro. Rm 11,13: «Io faccio onore al mio ministero», anteponendolo a quello degli altri.
   423. In che cosa poi egli sia preferibile agli altri lo mostra dicendo: «molto di più nelle fatiche…», come se dicesse: in questo sono molto più di loro, perché mi sono mostrato maggiormente ministro di Cristo. E a questo riguardo, anzitutto, rispetto ai mali che mi sono stati inferti, e poi rispetto a quelli affrontati spontaneamente; e questo là dove dice [427]: «Viaggi innumerevoli».
   Quanto ai mali subiti, ne parla anzitutto in generale dicendo: mi sono mostrato «molto più» ministro di loro «nelle fatiche», benché anch’essi abbiano sopportato alcune fatiche. 1 Cor 15,10: «Ho faticato più di tutti loro».
   In secondo luogo enumera questi mali in particolare, e ciò anzitutto quanto allo squallore del carcere: «molto di più nelle prigionie», ossia rispetto a loro. At 16,23: «Dopo averli caricati di colpi», cioè Paolo e compagni, «li gettarono in prigione».
   Poi quanto ai dolori delle flagellazioni: «nelle percosse» sono stato colpito «in un modo molto superiore» a quello degli altri, ossia al modo della forza umana o dell’abitudine umana. Più sopra si dice (11,23): «Nelle percosse, nelle prigionie …».

Testo latino di San Tommaso
(Super Secundam epistolam ad Corinthios,

c. 11, lect. 5, v. 21b ss., nn. 422-423)

   422. Dicit ergo: Si videor insipiens vobis, quia commendo me et adaequo me aliis, quanto magis videbor vobis minus sapiens, si praeferam me eis? Et ideo dicit: non solum sum minister Christi sicut et illi, sed ut minus sapiens, secundum vestrum iudicium, dicoquod egosum plus minister Christi quam illi, et quantum ad hoc dicit se praeferendum esse. Rom. 11,13:ministerium meum honorificabo, praeponendo scilicet illud ministerio aliorum.
   423. In quo autem sit praeferendus ostendit, dicens quia in laboribus, etc., quasi dicat: in hoc plus ego, quia sum magis ostensus minister Christi. In hoc, primo, quantum ad mala illata, secundo quantum ad mala sponte assumpta, ibi in itineribus saepe. Mala autem illata primo ponit in generali, dicens: plus ego sum, scilicet ostensus minister, in laboribus plurimisquam illi, etsi aliquos labores pertulerint. 1 Cor. 15, v. 10: abundantius omnibus illis laboravi. Secundo enumerat ista mala in speciali, et hoc, primo, quantum ad carceris squalores, quia in carceribus abundantius, scilicet quam illi. Act. 16,23: cum multas plagas illis intulissent, scilicet Paulo et sociis, miserunt in carcerem. Secundo quantum ad flagellorum dolores, quia in plagis, scilicet ostensus sum, supra modumaliorum, scilicet modum humanae virtutis, vel supra modum humanae consuetudinis. Supra 11,23: in plagis, in carceribus, et cetera.

Vangelo (Gv 17,1-11)

   In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Il nome di Dio Padre

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 17, lez. 2, I, v. 6, n. 2195)

   2195. C’è qui un dubbio da risolvere. Dio Padre era conosciuto dagli uomini prima della venuta di Cristo (stando alle parole del Salmista [75,2]: «Dio è conosciuto in Giuda»), come mai dunque Cristo qui afferma: «Ho fatto conoscere il tuo nome …»?
   Risposta. Il nome di Dio Padre poteva essere conosciuto in tre modi. Primo, in quanto egli è il creatore di tutte le cose; e sotto tale aspetto era conosciuto anche dai pagani (vedi Rm 1,20: «Le perfezioni invisibili di Dio… comprese in base alle cose fatte, si rendono visibili». E poco prima, ibid., v. 19 si legge: «Dio stesso le ha loro manifestate»). Secondo, come colui al quale esclusivamente era riservato il culto di latria. E in questo modo egli non era noto ai gentili, i quali prestavano culto di latria anche ad altri dèi,  ma era noto solo ai Giudei, ai quali era comandato dalla Legge di non sacrificare ad altri che al Signore. Vedi Es 22,20: «Chi sacrifica ad altri dèi e non al solo Signore, sia messo a morte». Terzo, come Padre dell’Unigenito suo Figlio Gesù Cristo. E in questo modo egli non era noto a nessuno; ma venne conosciuto per mezzo del Figlio, quando gli apostoli credettero che questi era il Figlio di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 17, lect. 2, I, v. 6, n. 2195)

   Sed hic est dubium. Cum Deus Pater fuerit notus hominibus ante adventum Christi, secundum illud Ps. 75,2: notus in Iudaea Deus, quid est hoc quod dicit manifestavi nomen tuum? Responsio. Dicendum, quod nomen Dei Patris poterat tripliciter cognosci. Uno modo inquantum est omnium creator; et hoc modo notus erat a gentibus; Rom. 1,20: invisibilia Dei per ea quae facta sunt, intellecta conspiciuntur. Et infra: Deus illis revelavit. Alio modo, ut cui soli esset latriae cultus exhibendus: et hoc modo non erat notus a gentibus, quae etiam latriae cultum aliis diis exhibebant, sed a Iudaeis tantum, quibus solis praeceptum erat in lege quod non nisi Domino immolarent; Ex. 22,20: qui immolat diis alienis, occidetur, praeterquam Domino soli. Tertio modo ut Pater Unigeniti Filii sui Iesu Christi, et hoc modo nulli erat notus; sed innotuit per Filium quando apostoli crediderunt eum esse Filium Dei.

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