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24 maggio – Domenica Ascensione del Signore

24 maggio – Domenica Ascensione del Signore
10/10/2019 elena

24 maggio – Domenica
Ascensione del Signore

Prima lettura (At 1,1-11)

   Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Convenienza dell’ascensione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 1,
corpo e soluzione 3)

   Deve esserci proporzione tra il luogo e chi vi risiede. Ora, dopo la risurrezione Cristo iniziò una vita immortale e incorruttibile. Essendo dunque il luogo in cui noi abitiamo quello della generazione e della corruzione, mentre quello dell’incorruttibilità è il cielo, era conveniente che Cristo dopo la risurrezione non restasse sulla terra, ma ascendesse al Cielo.
   3. Sebbene l’ascensione abbia sottratto ai fedeli la presenza corporea di Cristo, ad essi tuttavia non manca la presenza continua della sua divinità, da lui espressamente promessa: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20). Poiché, come spiega il Papa S. Leone Magno, «colui che è salito al cielo non abbandona quelli che ha adottato». – Ma la stessa ascensione di Cristo al cielo, con cui egli ci tolse la sua presenza fisica, ci fu più utile di quanto lo sarebbe stata tale presenza. Primo, per l’accrescimento della fede, che ha per oggetto le realtà invisibili. Per cui il Signore stesso (Gv 16,8) afferma che lo Spirito Santo, quando verrà, convincerà il mondo quanto alla giustizia, cioè quella propria «di chi crede in lui», come spiega S. Agostino: «Il confronto stesso tra fedeli e infedeli è un rimprovero per questi ultimi». Infatti il Signore aggiunse: Perché vado al Padre, e non mi vedrete più (Gv 16,10). «Beati infatti sono coloro che credono senza aver visto. Perciò sarà la nostra giustizia a condannare il mondo: poiché crederete in me senza vedermi». – Secondo, per sollevare la nostra speranza. Per cui egli stesso dice: Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. Col portare infatti in cielo la natura umana che aveva assunto, Cristo ci ha dato la speranza di potervi giungere anche noi: poiché dove sarà il corpo, là si raduneranno anche le aquile, come è detto in Mt 24 [28]. E in Mi 2 [13] è detto: Egli è salito aprendo la strada davanti a loro. – Terzo, per sollevare l’affetto della nostra carità verso le cose celesti. Dice infatti S. Paolo: Cercate le cose di lassù, dove è Cristo assiso alla destra di Dio: pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1). E in Mt 6 [21] è detto: Dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Poiché dunque lo Spirito Santo è l’amore che ci rapisce verso le realtà celesti, il Signore disse ai suoi discepoli: È bene per voi che io me ne vada. Perché se io non me ne vado non verrà a voi il Paraclito: ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Gv 16,7). E S. Agostino spiega: «Voi non potete accogliere lo Spirito, fino a che vi attardate a conoscere Cristo secondo la carne. Partendo invece Cristo corporalmente, vennero ad essi spiritualmente non solo lo Spirito Santo, ma anche il Padre e il Figlio».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 1, corpus e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod locus debet esse proportionatus locato. Christus autem per resurrectionem vitam immortalem et incorruptibilem inchoavit. Locus autem in quo nos habitamus, est locus generationis et corruptionis, sed locus caelestis est locus incorruptionis. Et ideo non fuit conveniens quod Christus post resurrectionem remaneret in terris, sed conveniens fuit quod ascenderet in caelum.
   Ad tertium dicendum quod, licet praesentia corporalis Christi fuerit subtracta fidelibus per ascensionem, praesentia tamen divinitatis ipsius semper adest fidelibus, secundum quod ipse dicit, Matth. 28 [20], ecce, ego vobiscum sunt omnibus diebus usque ad consummationem saeculi. Qui enim ascendit in caelos, non deserit adoptatos, ut Leo Papa dicit. – Sed ipsa ascensio Christi in caelum, qua corporalem suam praesentiam nobis subtraxit, magis fuit utilis nobis quam praesentia corporalis fuisset. Primo quidem, propter fidei augmentum, quae est de non visis. Unde ipse Dominus dicit Ioan. 16 [8], quod Spiritus Sanctus adveniens arguet mundum de iustitia, scilicet eorum qui credunt, ut Augustinus dicit, Super Ioan., ipsa quippe fidelium comparatio infidelium est vituperatio. Unde subdit, quia ad Patrem vado, et iam non videbitis me, beati enim qui non vident, et credunt. Erit itaque nostra iustitia de qua mundus arguitur, quoniam in me, quem non videbitis, credetis. – Secundo, ad spei sublevationem. Unde ipse dicit, Ioan. 14 [3], si abiero et praeparavero vobis locum, iterum veniam, et accipiam vos ad meipsum, ut ubi ego sum, et vos sitis. Per hoc enim quod Christus humanam naturam assumptam in caelo collocavit, dedit nobis spem illuc perveniendi, quia ubi fuerit corpus, illuc congregabuntur et aquilae, ut dicitur Matth. 24 [28]. Unde et Mich. 2 [13] dicitur, ascendit pandens iter ante eos. – Tertio, ad erigendum caritatis affectum in caelestia. Unde dicit apostolus, Col. 3 [1-2], quae sursum sunt quaerite, ubi Christus est in dextera Dei sedens, quae sursum sunt sapite, non quae super terram. Ut enim dicitur Matth. 6 [21], ubi est thesaurus tuus, ibi est et cor tuum. Et quia Spiritus Sanctus est amor nos in caelestia rapiens, ideo Dominus dicit discipulis, Ioan. 16 [7], expedit vobis ut ego vadam. Si enim non abiero, Paraclitus non veniet ad vos, si autem abiero, mittam eum ad vos. Quod exponens Augustinus, super Ioan., dicit, non potestis capere Spiritum quandiu secundum carnem nosse persistitis Christum. Christo autem discedente corporaliter, non solum Spiritus Sanctus, sed et Pater et Filius illis affuit spiritualiter.

Seconda lettura
(Ef 1,17-23)

   Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

L’ascensione
e l’umanità di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 2, corpo)

   L’espressione avverbiale in quanto, o secondo, può sottolineare due cose: la condizione del soggetto ascendente e la causa dell’ascensione. Se designa la condizione del soggetto, allora l’ascendere non può essere attribuito a Cristo secondo la condizione della natura divina. Sia perché nulla può trovarsi al disopra della divinità, sia perché l’ascensione è un moto locale, che non può essere attribuito alla natura divina, che è immobile e non localizzabile. Da questo lato l’ascensione va invece attribuita a Cristo secondo la sua natura umana, che è contenuta nel luogo e soggetta al moto. Perciò in questo senso potremo dire che Cristo ascese al cielo in quanto uomo, non in quanto Dio. – Se invece l’espressione suddetta vuole designare la causa dell’ascensione, allora, essendo Cristo salito al cielo per virtù della sua divinità e non della natura umana, si deve affermare che Cristo è salito al cielo non in quanto uomo, ma in quanto Dio. Da cui le parole di S. Agostino: «Si deve alla nostra natura che il Figlio di Dio sia stato crocifisso, alla sua invece che sia salito al cielo».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod ly secundum quod duo potest notare, scilicet conditionem ascendentis, et causam ascensionis. Et si quidem designet conditionem ascendentis, tunc ascendere non potest convenire Christo secundum conditionem divinae naturae. Tum quia nihil est deitate altius, quo possit ascendere. Tum etiam quia ascensio est motus localis, qui divinae naturae non competit, quae est immobilis et inlocalis. Sed per hunc modum ascensio competit Christo secundum humanam naturam, quae continetur loco, et motui subiici potest. Unde sub hoc sensu poterimus dicere quod Christus ascendit in caelum secundum quod homo, non secundum quod Deus. – Si vero ly secundum quod designet causam ascensionis, cum etiam Christus ex virtute divinitatis in caelum ascenderit, non autem ex virtute humanae naturae, dicendum erit quod Christus ascendit in caelum, non secundum quod homo, sed secundum quod Deus. Unde Augustinus dicit, in Sermone de Ascensione, de nostro fuit quod Filius Dei pependit in cruce, de suo quod ascendit.

Vangelo (Mt 28,16-20)

   In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

L’ascensione e il corpo glorioso

San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 3, corpo)

   Ci sono in Cristo due nature, la divina e l’umana. Perciò a suo riguardo si può parlare di virtù propria secondo l’una e l’altra natura. Ma nella natura umana possiamo ancora distinguere due virtù. La prima, naturale, che procede dai principi della natura. Ed è evidente che Cristo non poteva ascendere al cielo con essa. La seconda virtù nella natura umana è invece quella propria della gloria. – E con essa Cristo ascese al cielo. – Alcuni poi cercano di spiegare la presenza di questa virtù ricorrendo alla quinta essenza, che sarebbe la luce, e che essi mettono tra i composti del corpo umano, facendone il connettivo che raccoglie nell’unità gli elementi contrari. Ora, nello stato presente della nostra mortalità ci sarebbe nei corpi umani il predominio della natura propria dei quattro elementi; e sarebbe in forza di tale predominio che il corpo umano per virtù naturale tende al basso. Nello stato di gloria invece, essi dicono, si ha il predominio della natura celeste, per cui secondo tale inclinazione e virtù il corpo di Cristo e quello degli altri santi sono portati in cielo. Ma di tale opinione abbiamo già parlato nella Prima Parte [q. 76, a. 7]; e ne riparleremo più ampiamente trattando della risurrezione universale. – Rigettata dunque questa opinione, altri giustificano la presenza della virtù suddetta facendola derivare dall’anima glorificata quale ridondanza della sua gloria sul corpo, come spiega S. Agostino. Sarà tanta cioè la dipendenza del corpo glorioso dall’anima glorificata, che, secondo il Santo, «dove vorrà lo spirito, là subito si troverà il corpo; né lo spirito vorrà mai nulla che non sia confacente allo spirito e al corpo». Ora, è confacente al corpo glorioso e immortale la dislocazione nel cielo, come si è detto sopra. Quindi il corpo di Cristo ascese al cielo per la virtù dell’anima che lo voleva. – Come però il corpo diviene glorioso [per l’anima], così «l’anima diviene beata partecipando di Dio», secondo le parole di S. Agostino. Per cui la prima causa dell’ascensione al cielo è la virtù di Dio. Così dunque Cristo ascese al cielo per virtù propria: prima di tutto per la propria virtù divina, e in secondo luogo per la virtù dell’anima glorificata che muove il corpo come vuole.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod in Christo est duplex natura, divina scilicet et humana. Unde secundum utramque naturam potest accipi propria virtus eius. Sed secundum humanam naturam potest accipi duplex virtus Christi. Una quidem naturalis, quae procedit ex principiis naturae. Et tali virtute manifestum est quod Christus non ascendit. Alia autem virtus in humana natura est virtus gloriae. Secundum quam Christus in caelum ascendit. – Cuius quidem virtutis rationem quidam accipiunt ex natura quintae essentiae, quae est lux, ut dicunt, quam ponunt esse de compositione humani corporis, et per eam elementa contraria conciliari in unum. Ita quod in statu huius mortalitatis natura elementaris in corporibus humanis dominatur, et ideo, secundum naturam elementi praedominantis, corpus humanum naturali virtute deorsum fertur. In statu autem gloriae praedominabitur natura caelestis, secundum cuius inclinationem et virtutem corpus Christi, et alia sanctorum corpora, feruntur in caelum. – Sed de hac opinione et in prima parte [q. 76, a. 7] habitum est; et infra magis agetur, in tractatu de resurrectione communi. – Hac autem opinione praetermissa, alii assignant rationem praedictae virtutis ex parte animae glorificatae, ex cuius redundantia glorificabitur corpus, ut Augustinus dicit, Ad Dioscorum. Erit enim tanta obedientia corporis gloriosi ad animam beatam ut, sicut Augustinus dicit, 22 De civ. Dei, ubi volet spiritus, ibi erit protinus corpus, nec volet aliquid quod nec spiritum possit decere nec corpus. Decet autem corpus gloriosum et immortale esse in loco caelesti, sicut dictum est. Et ideo ex virtute animae volentis corpus Christi ascendit in caelum. Sicut autem corpus efficitur gloriosum, ita, ut Augustinus dicit, super Ioan., participatione Dei fit anima beata. Unde prima origo ascensionis in caelum est virtus divina. Sic igitur Christus ascendit in caelum propria virtute, primo quidem, virtute divina; secundo, virtute animae glorificatae moventis corpus prout vult.

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