Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

23 maggio – sabato Tempo di Pasqua – 6a Settimana

23 maggio – sabato Tempo di Pasqua – 6a Settimana
10/10/2019 elena

23 maggio – sabato
Tempo di Pasqua – 6a Settimana

Prima lettura
(At 18,23-28)

   Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli. Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

I battesimi
di Giovanni e di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 6, corpo)

   Secondo l’opinione del Maestro delle Sentenze, «quelli che erano stati battezzati da Giovanni senza conoscere lo Spirito Santo, e che riponevano la loro speranza nel suo battesimo, furono poi ribattezzati col battesimo di Cristo; quelli invece che non riponevano le loro speranze nel battesimo di Giovanni e credevano nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo non furono ribattezzati, ma ricevettero lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani da parte degli Apostoli». Ora, ciò è vero quanto alla prima parte, come risulta comprovato da molte testimonianze. La seconda parte invece è del tutto irragionevole. Primo, perché il battesimo di Giovanni non conferiva la grazia né imprimeva il carattere, ma era solo di acqua, come egli stesso affermava [Mt 3,11]. Per cui la fede o la speranza in Cristo che il battezzato aveva non poteva supplire a questo difetto. Secondo, perché quando nell’amministrare un sacramento è omesso ciò che è essenziale, non basta supplire la parte omessa, ma bisogna ripetere tutto il rito. Ora, è essenziale al battesimo di Cristo che sia amministrato non solo con l’acqua, ma anche con lo Spirito Santo, secondo le parole di Gv 3 [5]: Chi non rinasce da acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio. Quindi per chi era stato battezzato nell’acqua soltanto con il battesimo di Giovanni non solo doveva essere supplito ciò che era mancato, cioè doveva essere dato lo Spirito Santo mediante l’imposizione delle mani, ma doveva essere completamente ripetuto il battesimo nell’acqua e nello Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 38, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod secundum opinionem Magistri, in 4 Sent., illi qui baptizati sunt a Ioanne nescientes Spiritum Sanctum esse, ac spem ponentes in illius Baptismo, postea baptizati sunt Baptismo Christi, illi vero qui spem non posuerunt in Baptismo Ioannis, et Patrem et Filium et Spiritum Sanctum credebant, non fuerunt postea baptizati, sed, impositione manuum ab apostolis super eos facta, Spiritum Sanctum receperunt. Et hoc quidem verum est quantum ad primam partem, quod multis auctoritatibus confirmatur. Sed quantum ad secundam partem, est penitus irrationabile quod dicitur. Primo quidem, quia Baptismus Ioannis neque gratiam conferebat, neque characterem imprimebat, sed erat solum in aqua, ut ipse dicit, Matth. 3 [11]. Unde baptizati fides vel spes quam habebat in Christum, non poterat hunc defectum supplere. Secundo quia, quando in sacramento omittitur quod est de necessitate sacramenti, non solum oportet suppleri quod fuerat omissum, sed oportet totaliter innovari. Est autem de necessitate Baptismi Christi quod fiat non solum in aqua, sed etiam in Spiritu Sancto, secundum illud Ioan. 3 [5], nisi quis renatus fuerit ex aqua et Spiritu Sancto, non potest introire in regnum Dei. Unde illis qui tantum in aqua baptizati erant Baptismo Ioannis, non solum erat supplendum quod deerat, ut scilicet daretur eis Spiritus Sanctus per impositionem manuum, sed erant iterato totaliter baptizandi in aqua et Spiritu Sancto.

Vangelo
(Gv 16,23b-28)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Lascio il mondo e vado al Padre

San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 6, corpo)

   In due modi l’ascensione di Cristo è la causa della nostra salvezza: primo, rispetto a noi; secondo, rispetto a lui stesso. Rispetto a noi: perché dall’ascensione di Cristo la nostra anima viene mossa verso di lui. Come infatti si è visto sopra, dalla sua ascensione ricevono un impulso: primo, la fede; secondo, la speranza; terzo, la carità. E in quarto luogo da essa viene accresciuta la nostra riverenza verso di lui, per il fatto che non lo consideriamo più come un uomo della terra, ma come il Dio del cielo. Come dice anche S. Paolo: Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne (2 Cor 5,16), «cioè mortale», come spiega la Glossa, «per cui lo abbiamo ritenuto un puro uomo», ora non lo conosciamo più così. – Rispetto a Cristo invece si deve considerare quanto egli ha fatto per la nostra salvezza salendo al cielo. Primo, ci ha preparato la via per salire in cielo anche noi, stando alle sue stesse parole: Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2); e a quelle di Mi 2 [13]: Egli è salito aprendo la strada davanti a loro. Essendo egli infatti il nostro capo, è necessario che le membra raggiungano la meta dove egli le ha precedute, secondo il suo desiderio: Affinché siate dove sono io (Gv 14,3). E a prova di ciò egli condusse in cielo le anime sante che aveva liberato dagli inferi, secondo le parole del Sal 67 [19]: Cristo, ascendendo in alto, ha condotto con sé i prigionieri; poiché coloro che erano stati imprigionati dal demonio li condusse in cielo, cioè in un luogo estraneo alla natura umana, con una prigionia desiderabile, avendoli conquistati con la sua vittoria. – Secondo: come nell’Antico Testamento il pontefice entrava nel santuario al fine di stare al cospetto di Dio per il popolo, così anche Cristo è entrato in cielo per intercedere a nostro favore (Eb 7,25). Infatti la sua stessa presenza, con la natura umana portata in cielo, è come un’intercessione per noi: in quanto possiamo sperare che Dio, il quale esaltò in tal modo la natura umana in Cristo, abbia a usare misericordia verso coloro per i quali il Figlio di Dio volle assumere tale natura. – Terzo: una volta assiso nei cieli come Dio e Signore, Cristo può distribuire i doni divini agli uomini, secondo le parole di Ef 4 [10]: «Ascese al disopra di tutti i cieli per riempire tutte le cose», e ciò «con i suoi doni», aggiunge la Glossa.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 57, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod ascensio Christi est causa nostrae salutis dupliciter, uno modo, ex parte nostra; alio modo, ex parte ipsius. Ex parte quidem nostra, inquantum per Christi ascensionem mens nostra movetur in ipsum. Quia per eius ascensionem, sicut supra [a. 1 ad 3] dictum est, primo quidem datur locus fidei; secundo, spei; tertio, caritati. Quarto etiam, per hoc reverentia nostra augetur ad ipsum, dum iam non existimamus eum sicut hominem terrenum, sed sicut Deum caelestem, sicut et apostolus dicit, 2 Cor. 5 [16], etsi cognovimus secundum carnem Christum, idest, mortalem, per quod putavimus eum tantum hominem, ut Glossa exponit, sed nunc iam non novimus. – Ex parte autem sua, quantum ad ea quae ipse fecit ascendens propter nostram salutem. Et primo quidem, viam nobis praeparavit ascendendi in caelum, secundum quod ipse dicit, Ioan. 14 [2], vado parare vobis locum; et Mich. 2 [13], ascendit pandens iter ante eos. Quia enim ipse est caput nostrum, oportet illuc sequi membra quo caput praecessit, unde dicitur Ioan. 14 [3], ut ubi sum ego, et vos sitis. Et in huius signum, animas sanctorum quas de inferno eduxerat, in caelum traduxit, secundum illud Psalmi [67,19], ascendens in altum captivam duxit captivitatem, quia scilicet eos qui fuerant a diabolo captivati, secum duxit in caelum, quasi in locum peregrinum humanae naturae, bona captione captivos, utpote per victoriam acquisitos. – Secundo quia, sicut pontifex in veteri testamento intrabat sanctuarium ut assisteret Deo pro populo, ita et Christus intravit in caelum ad interpellandum pro nobis, ut dicitur Heb. 7 [25]. Ipsa enim repraesentatio sui ex natura humana, quam in caelum intulit, est quaedam interpellatio pro nobis, ut, ex quo Deus humanam naturam sic exaltavit in Christo, etiam eorum misereatur pro quibus Filius Dei humanam naturam assumpsit. – Tertio ut, in caelorum sede quasi Deus et Dominus constitutus, exinde divina dona hominibus mitteret, secundum illud Ephes. 4 [10], ascendit super omnes caelos ut adimpleret omnia, scilicet donis suis, secundum Glossam.

CondividiShare on FacebookShare on Google+