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21 maggio – giovedì Tempo di Pasqua – 6a Settimana

21 maggio – giovedì Tempo di Pasqua – 6a Settimana
10/10/2019 elena

21 maggio – giovedì
Tempo di Pasqua – 6a Settimana

Prima lettura (At 18,1-8)

   In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani». Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

L’annuncio del Signore

San Tommaso
(Sul Salmo 21, n. 27, alla fine)

   Si parlerà del Signore alla generazione che viene. Qui si espone quando avverrà, poiché non sarà nel suo tempo, ma nel futuro; e pone tre cose. Primo, annuncia la predicazione della fede. Secondo, da chi sarà fatta la predicazione. Terzo, a chi dovrà essere fatta. Quanto al primo punto dice: Si parlerà del Signore alla generazione che viene. E ciò può essere spiegato in due modi. In un modo con S. Girolamo, come se dicesse: «La generazione che viene riceverà l’annunzio», cioè sarà evangelizzata; e ciò affinché si convertano al Signore. O anche in senso passivo, come se dicesse: «Dalla predicazione degli Apostoli quella generazione sarà condotta al Signore». Mt 11: «I poveri sono evangelizzati». Oppure così. Il bene della generazione sarà annunziato dagli angeli allo stesso Dio (lat. Domino), non perché lo ignori o ne abbia bisogno, ma affinché sia conservato l’ordine, come dice Dionigi e si dice in Tb 12: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stiamo al cospetto del Signore». E i cieli (lat. coeli), ossia i celesti Apostoli, Fil 3: «La nostra cittadinanza è nei cieli», annunzieranno la sua giustizia, non umana, ma di Dio, che i Giudei respingono, Rm 10: «ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria», ecc. A chi sarà dato l’annuncio: al popolo che nascerà, con una nascita spirituale; Gv 3: «Se uno non rinasce da acqua e Spirito Santo…». Ora, questo popolo non rinasce per opera umana, ma divina; Gv 1: «i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». E per questo dice: Ecco l’opera del Signore! Sal 99: «Il Signore ci ha fatti, e noi siamo suoi».

Testo latino di San Tommaso
(In Davidem, Super Psalmo 21,

n. 27, circa finem)

   Annunciabitur. Hic exponit quando fiet: quia non in tempore suo, sed in futuris temporibus: et ponit tria. Primo praenunciat fidei praedicationem. Secundo a quibus debeat praedicari. Tertio quibus praedicetur. Quantum ad primum dicit, annunciabitur Domino generatio ventura: et hoc potest dupliciter exponi. Uno modo cum Hieronymo; quasi dicat, generatio ventura annunciabitur, idest evangelizabitur. Et ad hoc, ut convertantur ad Dominum, sive etiam annunciabitur passive; quasi dicat, per praedicationem Apostolorum illa generatio adducetur ad Dominum: Matth. 11: pauperes evangelizantur. Vel sic. Bonum generationis annunciabitur per Angelos ipsi Deo; non quod ignoret sive indigeat, sed ut ordo servetur, ut dicit Dionysius, et ut dicitur Tob. 12: ego sum Raphael Angelus unus ex septem qui astamus ante Dominum. Et annunciabunt caeli, idest caelestes apostoli: Phil. 3: nostra conversatio in caelis est: justitiam ejus, non humanam, sed Dei, quam repellunt Judaei: Rom. 10: ignorantes Dei justitiam, et suam quaerentes instituere justitiam et cetera. Quibus annunciabitur: populo qui nascetur, spirituali generatione: Joan. 3: nisi quis renatus fuerit et cetera. Hic autem populus non renascitur operatione humana, sed divina: Joan. 1: non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt. Et ideo dicit, quem fecit Dominus: Psal. 99: Dominus fecit nos et cetera.

Vangelo (Gv 16,16-20)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

La tristezza e la gioia dei discepoli

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 16, lez. 5, IV, v. 20, nn. 2127-2130)

   2127. Passa dunque a chiarire le sue parole per togliere il dubbio, senza però riferirle espressamente, volendo egli soddisfare i suoi discepoli più che se stesso. E in proposito indica tre cose: primo, mostra l’alternarsi di gioia e di tristezza; secondo, indica la tristezza interiore; terzo, predice la gioia successiva.
   2128. Afferma dunque: «In verità, in verità vi dico», in questo poco tempo che non mi vedrete, gemerete, emettendo voci di dolore, e piangerete, versando lacrime. Analogamente, cioè, a quanto è scritto in Lam 1,2: «Raddoppia i pianti nella notte, le lacrime le rigano le gote»; e a quanto è detto in Gr 31,16: «Cessi la tua voce dal pianto».
   2129. La loro tristezza sarà intima, in contrasto con la gioia del mondo. Ma il mondo si rallegrerà. Ciò può essere inteso particolarmente per il tempo della passione di Cristo, in cui il mondo, ossia gli scribi e i farisei, si rallegrerà, per l’uccisione di Cristo. Per analogia vedi Lam 2,16: «… Questo è il giorno che aspettavamo, eccolo, abbiamo trovato, abbiamo veduto!». Oppure per mondo si possono intendere i cattivi che sono nella Chiesa, i quali si rallegrano per la persecuzione dei santi (vedi Ap 17,8: «Gli abitanti della terra ne godranno …»). Ovvero per «il mondo» che «si rallegrerà» s’intendono tutti gli uomini che vivono secondo la carne e godono dei beni del mondo. Vedi Is 22,13: «Ecco, si gode e si sta allegri, si sgozzano giovenchi e si scannano greggi, si mangia carne e si beve vino».
   Segue di nuovo la tristezza dei discepoli: Voi sarete nella tristezza, per le sofferenze che affronterete nel mondo, e più ancora per la mia uccisione. Così anche i santi si rattristano delle sofferenze loro inflitte dal mondo, nonché dei peccati. Vedi 2 Cor 7,10: «La tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza…».
   2130. Alla tristezza però segue la gioia: poiché la vostra tristezza, provocata dalla mia passione, si cambierà in gioia nella mia risurrezione. Vedi infra, 20,20: «Gioirono i discepoli nel vedere il Signore». Ma l’afflizione stessa di tutti i santi si muterà universalmente nella gioia della vita futura, come si legge in Mt 5,5: «Beati quelli che piangono, perché saranno consolati». E nei Salmi (125,6) si legge: «Nell’andare se ne vanno piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare vengono con giubilo, portando i loro covoni». I santi infatti piangono nel tempo del merito mentre spargono la semente; ma godranno nel tempo del premio, ossia della raccolta.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 16, lect. 5, IV, v. 20, nn. 2127-2130)

   Hic exponit dictum suum, removens dubitationem, non expresse ponens verba quae dixerat, discipulis magis satisfaciens quam sibi: ubi tria facit. Primo ostendit alternationem gaudii et tristitiae; secundo interiorem tristitiam; tertio consequentem laetitiam. Dicit ergo quantum ad primum amen, amen dico vobis, quia in hoc modico in quo non videbitis me,plorabitis, exterius emittendo vocem dolorosam, et flebitis, lacrymando; Thren. 1,2: plorans ploravit in nocte, quantum ad primum, et lacrymae eius in maxillis eius, quantum ad secundum; Hier. c. 31,16: quiescat vox tua a ploratu. Interior autem eorum tristitia erit per contrarietatem ad laetitiam mundi; unde dicit mundus autem gaudebit: quod potest intelligi particulariter quantum ad tempus passionis Christi, et sic mundus, idest Scribae et Pharisaei, gaudebit, de occisione Christi; Thren. 2,16: haec dies quam expectabamus: invenimus, vidimus. Velmundus, idest mali qui sunt in Ecclesia, gaudebit, in persecutione sanctorum; Apoc. 17,8: inhabitantes super terram gaudebunt. Vel universaliter mundus, idest homines carnaliter viventes, gaudebit, in rebus mundanis; Is. 22, v. 13: ecce gaudium et laetitia occidere vitulos et iugulare arietes, comedere carnes et bibere vinum. Subsequitur tristitia discipulorum: unde dicit vos autem contristabimini, scilicet de passionibus quas in mundo sustinebitis, vel potius de occisione mea. Sic et sancti tristantur de passionibus sibi illatis a mundo, et de peccatis; 2 Cor. 7,10: quae secundum Deum est tristitia, poenitentiam in salutem stabilem operatur. Sed tristitiam consequetur laetitia: quia tristitia vestra, quam scilicet habebitis in passione, vertetur in gaudium, in resurrectione; infra 20,20: gavisi sunt discipuli viso Domino. Sed universaliter omnium sanctorum tristitia vertetur in gaudium futurae vitae; Matth. 5,5: beati qui lugent, quoniam ipsi consolabuntur; Ps. 125,6: euntes ibant et flebant mittentes semina sua; venientes autem venient cum exultatione portantes manipulos suos. Flent enim sancti tempore meriti, seminando; sed gaudebunt tempore praemii, colligendo.

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