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19 maggio – martedì Tempo di Pasqua – 6a Settimana

19 maggio – martedì Tempo di Pasqua – 6a Settimana
10/10/2019 elena

19 maggio – martedì
Tempo di Pasqua – 6a Settimana

Prima lettura
(At 16,22-34)

   In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Credi nel Signore Gesù
e sarai salvato

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 7,
in contrario e corpo)

   S. Agostino dice: «Sana è quella fede per cui crediamo che nessun uomo di qualsiasi età possa essere liberato dal contagio della morte e dai legami del peccato se non mediante Gesù Cristo, unico mediatore fra Dio e gli uomini».
   Come si è detto sopra, appartiene propriamente ed essenzialmente all’oggetto della fede ciò che è indispensabile all’uomo per raggiungere la beatitudine. Ora, la via per cui gli uomini possono raggiungere la beatitudine è il mistero dell’incarnazione e della passione di Cristo, per cui in At 4,12 è detto: Non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati. Perciò era necessario che il mistero dell’incarnazione di Cristo fosse creduto in qualche modo da tutti in tutti i tempi, però in modo diverso secondo le diversità dei tempi e delle persone. – Prima del peccato infatti l’uomo ebbe la fede esplicita nell’incarnazione di Cristo in quanto questa era ordinata alla pienezza della gloria, ma non in quanto era ordinata a liberare dal peccato con la passione e con la risurrezione: poiché l’uomo non prevedeva il suo peccato. E si arguisce che prevedeva l’incarnazione di Cristo dalle parole che disse: Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, come è detto in Gen 2,24, parole queste che, secondo S. Paolo, significano il grande mistero esistente in Cristo e nella Chiesa (Ef 5,32). Ora, non è credibile che questo mistero sia stato ignorato dal primo uomo. – Dopo il peccato, poi, il mistero di Cristo fu creduto esplicitamente non solo quanto all’incarnazione, ma anche quanto alla passione e alla risurrezione, con le quali l’umanità è liberata dal peccato e dalla morte. Altrimenti [gli antichi] non avrebbero prefigurato la passione di Cristo con dei sacrifici, sia prima che dopo la promulgazione della legge. E di questi sacrifici i maggiorenti conoscevano il significato esplicitamente, mentre le persone semplici ne avevano una conoscenza velata, credendo che essi erano disposti da Dio in vista del Cristo venturo. Inoltre, come sopra si è detto [gli antichi] conobbero le cose che si riferivano al mistero di Cristo tanto più distintamente, quanto più furono vicini a Cristo. – Infine dopo la rivelazione della grazia tanto i maggiorenti quanto i semplici sono tenuti ad avere una fede esplicita riguardo ai misteri di Cristo; e specialmente riguardo a quelli che comunemente sono oggetto delle solennità della Chiesa e che sono pubblicamente proposti, come gli articoli sull’incarnazione, di cui si è già detto. Invece soltanto alcuni sono tenuti a credere le altre sottili considerazioni sugli articoli dell’incarnazione, in maniera più o meno esplicita secondo lo stato e le funzioni di ciascuno.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 7,

sed contra e corpus)

   Sed contra est quod Augustinus dicit, in libro De corr. et gratia, illa fides sana est qua credimus nullum hominem, sive maioris sive parvae aetatis, liberari a contagio mortis et obligatione peccati nisi per unum mediatorem Dei et hominum Iesum Christum.
   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 5 q. 1 a. 6 ad 1] dictum est, illud proprie et per se pertinet ad obiectum fidei per quod homo beatitudinem consequitur. Via autem hominibus veniendi ad beatitudinem est mysterium incarnationis et passionis Christi, dicitur enim Act. 4,12: non est aliud nomen datum hominibus in quo oporteat nos salvos fieri. Et ideo mysterium incarnationis Christi aliqualiter oportuit omni tempore esse creditum apud omnes, diversimode tamen secundum diversitatem temporum et personarum. – Nam ante statum peccati homo habuit explicitam fidem de Christi incarnatione secundum quod ordinabatur ad consummationem gloriae, non autem secundum quod ordinabatur ad liberationem a peccato per passionem et resurrectionem, quia homo non fuit praescius peccati futuri. Videtur autem incarnationis Christi praescius fuisse per hoc quod dixit, propter hoc relinquet homo patrem et matrem et adhaerebit uxori suae, ut habetur Gen. 2 [24]; et hoc apostolus, ad Ephes. 5 [32], dicit sacramentum magnum esse in Christo et Ecclesia; quod quidem sacramentum non est credibile primum hominem ignorasse. – Post peccatum autem fuit explicite creditum mysterium Christi non solum quantum ad incarnationem, sed etiam quantum ad passionem et resurrectionem, quibus humanum genus a peccato et morte liberatur. Aliter enim non praefigurassent Christi passionem quibusdam sacrificiis et ante legem et sub lege. Quorum quidem sacrificiorum significatum explicite maiores cognoscebant, minores autem sub velamine illorum sacrificiorum, credentes ea divinitus esse disposita de Christo venturo, quodammodo habebant velatam cognitionem. Et sicut supra [q. 1 a. 7] dictum est, ea quae ad mysteria Christi pertinent tanto distinctius cognoverunt quanto Christo propinquiores fuerunt. – Post tempus autem gratiae revelatae tam maiores quam minores tenentur habere fidem explicitam de mysteriis Christi; praecipue quantum ad ea quae communiter in Ecclesia sollemnizantur et publice proponuntur, sicut sunt articuli incarnationis, de quibus supra [q. 1 a. 8] dictum est. Alias autem subtiles considerationes circa incarnationis articulos tenentur aliqui magis vel minus explicite credere secundum quod convenit statui et officio uniuscuiusque.

Vangelo (Gv 16,5-11)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Convincerà il mondo

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 16, lez. 3, II, v. 8, n. 2098)

   2098. Stando al Crisostomo il significato della frase è il seguente: «Quando sarà venuto, egli», cioè lo Spirito Santo, «convincerà il mondo quanto al peccato…», in questo senso: che lo stesso Spirito Santo sarà un rimprovero per il mondo. Vedi Eb 2,4: «Perché Dio convalidava la loro testimonianza con segni e prodigi… e doni dello Spirito Santo». E mostrerà così che essi peccano gravemente in questo, «perché non credono in me», mentre vedono che ai fedeli viene dato lo Spirito Santo nel mio nome. Vedi At 5,32: «Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui».
   Lo convincerà quanto alla giustizia, che io possiedo, e che invece il mondo riteneva che io non avessi. E questo perché io vado al Padre e vi manderò lo Spirito, il quale mostrerà che io sono giusto e che ho condotto una vita irreprensibile. Vedi sopra (15,26): «Il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità… mi renderà testimonianza». Di ciò aveva parlato profeticamente il Salmista (67,19), per il quale dopo l’ascensione egli «avrebbe dato doni agli uomini».
   Lo convincerà finalmente quanto al giudizio «perché il principe di questo mondo è già stato giudicato»: viene infatti giudicato per il fatto stesso che lo Spirito Santo lo scaccia dal cuore dei fedeli. Vedi Zc 13,2: «Scaccerò lo spirito immondo»; 1 Cor 2,12: «Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio». E in forza di questo giudizio Cristo condannerà i mondani, poiché costoro malamente giudicarono che egli fosse indemoniato, e che scacciasse i demoni in nome di Belzebub. Di tali misfatti essi verranno convinti rei, poiché lo Spirito che io manderò condannerà il demonio e lo scaccerà.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 16, lect. 3, II, v. 8, n. 2098)

   Secundum Chrysostomum, aliter a capite exponitur cum venerit, scilicet Spiritus Sanctus, ille arguet, idest convincet, mundum de peccato; quasi diceret: ipse Spiritus Sanctus erit argumentum quoddam contra mundum; Hebr. 2,4: contestante Deo signis et prodigiis et cetera. Et de hoc peccato ostendet eos graviter peccasse, quia non crediderunt in me, cum videbunt quod Spiritus Sanctus in nomine meo dabitur fidelibus; Act. 5,32: nos testes huius rei sumus, et Spiritus Sanctus, quem dedit Deus omnibus obedientibus sibi. De iustitia, quam scilicet ego habeo, quam tamen mundus non reputavit me habere: et hoc, quia vado ad Patrem, et mittam vobis Spiritum, scilicet qui ostendet me iustum, et irreprehensibilem duxisse vitam; supra 15, v. 26: quem ego mittam vobis a Patre Spiritum veritatis. Quia hoc dicitur in Ps. 67, v. 19 postquam ascendit Christus in altum, dedit dona hominibus. De iudicio: quia princeps huius mundi iam iudicatus est; idest, ex hoc ipso quod per Spiritum Sanctum iudicatur, idest expellitur, a cordibus fidelium; Zach. 13,2: spiritum immundum eiiciam; 1 Cor. 2,12: nos spiritum huius mundi non accepimus; sed spiritum qui ex Deo est. Et de hoc iudicio arguet, quia ipsi male iudicaverunt quod daemonium haberet, et quod in Beelzebub eiiceret daemonia: de quo convincentur, quia Spiritus Sanctus quem ego mittam, ipsum daemonem condemnabit et eiiciet.

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