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17 maggio Sesta Domenica di Pasqua

17 maggio Sesta Domenica di Pasqua
10/10/2019 elena

17 maggio
Sesta Domenica di Pasqua

Prima lettura
(At 8,5-8.14-17)

   In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Il sacramento della cresima

San Tommaso
(S. Th. III, q. 72, a. 1, corpo)

   I sacramenti della nuova legge sono ordinati a degli effetti speciali di grazia: quindi dove si presenta un effetto speciale della grazia, lì è stabilito un sacramento speciale. E poiché le realtà sensibili e materiali sono l’immagine di quelle spirituali e intelligibili, da ciò che accade nella vita materiale possiamo comprendere le particolarità della vita spirituale. Ora, è manifesto che nella vita corporale costituisce una particolare perfezione il raggiungimento dell’età perfetta e la capacità di compiere azioni umane perfette; tanto che anche S. Paolo dice: Quando divenni uomo, abbandonai ciò che era proprio dell’infanzia (1 Cor 13,11). Per questo dunque, oltre al moto di generazione da cui uno riceve la vita corporea, c’è anche il moto di crescita che conduce all’età perfetta. Allo stesso modo quindi anche la vita spirituale è ricevuta mediante il battesimo, che è una rigenerazione spirituale. Nella cresima invece si ottiene per così dire l’età perfetta della vita spirituale. Da cui le parole del Papa S. Melchiade: «Lo Spirito Santo, che sulle acque del battesimo discese con intento di salvezza, nel fonte dona la pienezza dell’innocenza, nella cresima concede l’aumento della grazia. Nel battesimo veniamo rigenerati alla vita, dopo il battesimo veniamo irrobustiti». È perciò evidente che la cresima è un sacramento speciale.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 72, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod sacramenta novae legis ordinantur ad speciales gratiae effectus, et ideo, ubi occurrit aliquis specialis effectus gratiae, ibi ordinatur speciale sacramentum. Quia vero sensibilia et corporalia gerunt spiritualium et intelligibilium similitudinem, ex his quae in vita corporali aguntur, percipere possumus quid in spirituali vita speciale existat. Manifestum est autem quod in vita corporali specialis quaedam perfectio est quod homo ad perfectam aetatem perveniat, et perfectas actiones hominis agere possit, unde et apostolus dicit, 1 Cor. 13 [11], cum autem factus sum vir, evacuavi quae erant parvuli. Et inde etiam est quod, praeter motum generationis, quo aliquis accipit vitam corporalem, est motus augmenti, quo aliquis perducitur ad perfectam aetatem. Sic igitur et vitam spiritualem homo accipit per Baptismum, qui est spiritualis regeneratio. In confirmatione autem homo accipit quasi quandam aetatem perfectam spiritualis vitae. Unde Melchiades Papa dicit, Spiritus Sanctus, qui super aquas Baptismi salutifero descendit lapsu, in fonte plenitudinem tribuit ad innocentiam, in confirmatione augmentum praestat ad gratiam. In Baptismo regeneramur ad vitam, post Baptismum roboramur. Et ideo manifestum est quod confirmatio est speciale sacramentum.

Seconda lettura
(1 Pt 3,15-18)

   Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

L’adorazione rivolta a Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 2, corpo)

   Come si è detto sopra, l’onore è dovuto all’ipostasi sussistente, anche se la causa dell’onore può essere qualcosa di non sussistente in possesso della persona che è onorata. Il culto dell’umanità di Cristo può quindi essere considerato sotto due aspetti. Primo, come culto reso all’oggetto dell’adorazione. E in questo senso adorare l’umanità di Cristo è lo stesso che adorare il Verbo di Dio incarnato, come onorare la veste di un re è onorare il re che la indossa. Sotto questo aspetto dunque il culto reso all’umanità di Cristo è un culto di latria. – Secondo, il culto dell’umanità di Cristo può essere considerato in rapporto alla natura umana di Cristo, perfezionata con ogni dono di grazia. E allora il culto reso all’umanità di Cristo non è di latria, ma di dulia. In modo cioè che l’unica e medesima persona di Cristo è onorata con il culto di latria per la sua divinità e con il culto di dulia per le perfezioni della sua umanità. – Né ciò presenta inconvenienti. Infatti allo stesso Dio Padre è dovuto il culto di latria in ragione della divinità, e il culto di dulia in ragione del suo dominio nel governo delle creature. Per cui, spiegando le parole del Sal 7 [1]: Signore mio Dio, in te ho sperato, la Glossa osserva: «Signore di tutte le cose per la potenza, a cui è dovuto il culto di dulia. Dio di tutte le cose per la creazione, a cui è dovuto il culto di latria».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 25, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, honor adorationis debetur hypostasi subsistenti, tamen ratio honoris potest esse aliquid non subsistens, propter quod honoratur persona cui illud inest. Adoratio igitur humanitatis Christi dupliciter potest intelligi. Uno modo, ut sit eius sicut rei adoratae. Et sic adorare carnem Christi nihil est aliud quam adorare Verbum Dei incarnatum, sicut adorare vestem regis nihil est aliud quam adorare regem vestitum. Et secundum hoc, adoratio humanitatis Christi est adoratio latriae. – Alio modo potest intelligi adoratio humanitatis Christi quae fit ratione humanitatis Christi perfectae omni munere gratiarum. Et sic adoratio humanitatis Christi non est adoratio latriae, sed adoratio duliae. Ita scilicet quod una et eadem persona Christi adoretur adoratione latriae propter suam divinitatem et adoratione duliae propter perfectionem humanitatis. – Nec hoc est inconveniens. Quia ipsi Deo Patri debetur honor latriae propter divinitatem, et honor duliae propter dominium quo creaturas gubernat. Unde super illud Psalmi [7,1], Domine Deus meus in te speravi, dicit Glossa, Domine omnium per potentiam, cui debetur dulia. Deus omnium per creationem, cui debetur latria.

Vangelo (Gv 14,15-21)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

La promessa dello Spirito Santo

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 14, lez. 4, II, v. 16)

   Vi darà un altro Paràclito. Qui si pone la promessa dello Spirito Santo. Ma si noti che il nome «Paràclito» è greco, e significa consolatore; per questo ha detto: vi darà un altro Paràclito; cioè il Padre, ma non senza il Figlio, vi darà lo Spirito Santo, che è consolatore: infatti è spirito d’amore, e l’amore procura consolazione spirituale e gioia. Gal 5,22: «Frutto dello Spirito è carità, gioia ecc.»; ed è anche intercessore. Rm 8,26: «Non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili».
   Dicendo poi altro designa la distinzione personale in Dio, contro Sabellio.
   Ma si obietterà: il nome Paràclito comporta un’azione dello Spirito Santo; quindi dicendo un altro Paràclito sembra che designi un’alterità di natura, poiché l’alterità dell’agire designa un’alterità di natura: quindi lo Spirito Santo è di un’altra natura dal Figlio.
   Si risponde dicendo che lo Spirito Santo è consolatore e avvocato, e il Figlio similmente. Infatti che il Figlio sia avvocato è detto in 1 Gv 2,1: «Abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo». Che sia consolatore risulta poi da Is 61,1: «Lo Spirito del Signore… mi ha mandato a consolare gli afflitti di Sion». Tuttavia il Figlio e lo Spirito Santo sono consolatore e avvocato per ragioni diverse, se prendiamo ciò secondo l’appropriazione delle persone: infatti Cristo è detto avvocato in quanto, essendo uomo, intercede per noi presso il Padre; lo Spirito Santo invece in quanto ci fa domandare. Parimenti lo Spirito Santo è detto consolatore in quanto è amore formalmente, mentre il Figlio in quanto è Verbo. E ciò in due modi: sia mediante l’insegnamento, sia in quanto il Figlio stesso dà lo Spirito Santo e fa ardere l’amore nei nostri cuori. Così dunque altro non designa un’alterità di natura nel Figlio e nello Spirito Santo, ma designa il modo diverso in cui entrambi sono consolatore e avvocato.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 14, lect. 4, II, v. 16)

   Hic ponitur Spiritus Sancti promissio. Sed attende, quod hoc nomen Paraclitus est graecum, et significat consolatorem; et ideo dixit alium Paraclitum dabit vobis, scilicet Pater, non tamen sine Filio, idest Spiritum Sanctum, qui est consolator, cum sit spiritus amoris; amor autem facit spiritualem consolationem et gaudium; Gal. 5, v. 22: fructus Spiritus est caritas, gaudium et cetera. Ipse est interpellator etc., Rom. 8,26: nam quid oremus sicut oportet, nescimus; sed ipse Spiritus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus. Hoc autem quod dixit alium, designat distinctionem personalem in divinis contra Sabellium. Sed obiicitur: quia hoc quod dicitur Paraclitus, importat actionem Spiritus Sancti, ergo in hoc quod dixit alium Paraclitum, videtur designare alietatem naturae: nam alietas operationis designat alietatem naturae: est ergo Spiritus Sanctus alterius naturae a Filio. Responsio. Dicendum quod Spiritus Sanctus est consolator et advocatus, et Filius similiter. Quod enim Filius sit advocatus, dicitur 1 Io. 2,1: advocatum habemus apud Patrem Iesum Christum. Quod consolator, Is. 41,1: Spiritus Domini (…) misit me ut ponerem consolationem lugentibus Sion. Tamen alia et alia ratione est consolator et advocatus, Filius et Spiritus Sanctus, si accipiamus per appropriationem personarum: nam Christus dicitur advocatus inquantum secundum quod homo interpellat pro nobis ad Patrem; Spiritus autem Sanctus inquantum nos postulare facit. Item Spiritus Sanctus dicitur consolator inquantum est amor formaliter; Filius vero inquantum est Verbum. Et hoc dupliciter: quia per doctrinam, et inquantum ipse Filius dat Spiritum Sanctum, et incendit amorem in cordibus nostris. Sic ergo ly alium non designat alietatem naturae in Filio et Spiritu Sancto; sed designat alium modum, quo uterque est consolator et advocatus.

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