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13 maggio – mercoledì Tempo di Pasqua – 5a Settimana

13 maggio – mercoledì Tempo di Pasqua – 5a Settimana
10/10/2019 elena

13 maggio – mercoledì
Tempo di Pasqua – 5a Settimana

Prima lettura
(At 15,1-6)

   In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè». Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

La circoncisione e il battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 70, a. 1, corpo)

   Il battesimo è detto «il sacramento della fede» perché in esso si fa una professione di fede, e con il battesimo l’uomo si unisce alla società dei credenti. Ora, la nostra fede è identica a quella degli antichi patriarchi, secondo le parole di 2 Cor 4 [13]: Noi crediamo con il medesimo spirito di fede. Ma la circoncisione era una professione di fede, tanto che mediante la circoncisione gli antichi erano integrati nella comunità dei fedeli. È chiaro quindi che la circoncisione fu una preparazione e una prefigurazione del battesimo, poiché agli antichi patriarchi tutto accadeva in figura (1 Cor 10,11), così come anche la loro stessa fede si riferiva al futuro.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 70, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod Baptismus dicitur sacramentum fidei, inquantum scilicet in Baptismo fit quaedam fidei professio, et per Baptismum aggregatur homo congregationi fidelium. Eadem autem est fides nostra et antiquorum patrum, secundum illud apostoli, 2 Cor. 4 [13], habentes eundem spiritum fidei credimus. Circumcisio autem erat quaedam protestatio fidei, unde et per circumcisionem antiqui congregabantur collegio fidelium. Unde manifestum est quod circumcisio fuerit praeparatoria ad Baptismum et praefigurativa ipsius, secundum quod antiquis patribus omnia in figura futuri contingebant, ut dicitur 1 Cor. 10 [11], sicut et fides eorum erat de futuro.

Vangelo (Gv 15,1-8)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Rimanere in Gesù

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 15, lez. 1, V, v. 5)

   Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Rimanere in me non solo è necessario all’uomo perché fruttifichi, ma è anche efficace; poiché chi rimane in me, credendo, obbedendo, perseverando, e io in lui, illuminandolo, aiutandolo, donandogli la perseveranza, questi, e non un altro, porta molto frutto.
   Porta, dico, un triplice frutto in questa vita. Il primo è di astenersi dai peccati; Is 27,4: «Questo è tutto il frutto, che venga tolto il peccato». Il secondo è di dedicarsi alle opere della santità; Rm 6,22: «Avete il vostro frutto nella santificazione, ecc.». Il terzo è di darsi alla santificazione degli altri; Sal 103,13: «Del frutto delle tue opere si sazierà la terra». Porta anche un quarto frutto nella vita eterna; sopra, 4,36: «Raccoglie frutto per la vita eterna». Questo è l’ultimo e perfetto frutto delle nostre opere; Sap 3,15: «Il frutto delle opere buone è glorioso».
   La ragione poi di questa efficacia sta nel fatto che senza di me non potete far nulla. Con cui istruisce il cuore degli umili e chiude la bocca dei superbi, soprattutto dei Pelagiani, i quali dicono che le buone opere delle virtù e della legge possono farle da se stessi, senza l’aiuto di Dio; e con ciò, mentre vogliono affermare il libero arbitrio, lo fanno piuttosto precipitare.
   Ecco infatti che il Signore dice qui che senza di lui non solo non possiamo fare le grandi opere, ma nemmeno le piccole, anzi, non possiamo fare nulla. E non c’è da meravigliarsi, perché nemmeno Dio fa qualcosa senza di lui; sopra, 1,3: «Senza di lui nulla fu fatto». Infatti le nostre opere sono fatte o in virtù della natura o in virtù della grazia divina. Se in virtù della natura, essendo ogni moto della natura dipendente dallo stesso Verbo di Dio, nessuna natura può muoversi a fare qualcosa senza di lui. Se poi in virtù della grazia, essendo egli l’autore della grazia, poiché «la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo», come si dice sopra (1,17), è chiaro che nessun’opera meritoria può essere fatta senza di lui; 2 Cor 3,5: «Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio». Se dunque non possiamo nemmeno pensare se non in dipendenza da Dio, molto meno lo potremo quanto alle altre cose.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 15, lect. 1, V, v. 5)

   Qui manet in me, credendo, obediendo, perseverando, et ego in eo, illuminando, subveniendo, perseverantiam dando, hic, et non alius, fert fructum multum. Fert, inquam, triplicem fructum in vita ista. Primus est abstinere a peccatis; Is. 27, v. 4: hic est omnis fructus, ut tollatur peccatum. Secundus est vacare operibus sanctitatis; Rom. 6,22: habetis fructum vestrum in sanctificatione et cetera. Tertius fructus est vacare aedificationi aliorum; Ps. 103,13: de fructu operum tuorum satiabitur terra. Fert etiam quartum fructum in vita aeterna; supra 4,36: fructum congregat in vitam aeternam. Hic est ultimus et perfectus fructus laborum nostrorum; Sap. 3,15: bonorum laborum gloriosus est fructus. Ratio autem huius efficaciae est, quia sine me nihil potestis facere. In quo et corda instruit humilium, et ora obstruit superborum, et praecipue Pelagianorum, qui dicunt bona opera virtutum et legis sine Dei adiutorio ex seipsis facere posse: in quo dum liberum arbitrium asserere volunt, eum magis praecipitant. Ecce enim Dominus hic dicit, quod sine ipso non solum magna, sed nec minima, immo nihil facere possumus. Nec mirum quia nec Deus sine ipso aliquid facit; supra, 1,3: sine ipso factum est nihil. Opera enim nostra aut sunt virtute naturae, aut ex gratia divina. Si virtute naturae, cum omnes motus naturae sint ab ipso Verbo Dei, nulla natura ad aliquid faciendum moveri potest sine ipso. Si vero virtute gratiae: cum ipse sit auctor gratiae, quia gratia et veritas per Iesum Christum facta est, ut dicitur supra 1, v. 17: manifestum est quod nullum opus meritorium sine ipso fieri potest; 2 Cor. 3, v. 5: non quod sufficientes simus aliquid cogitare ex nobis quasi ex nobis; sed sufficientia nostra ex Deo est. Si ergo nec etiam cogitare possumus nisi ex Deo, multo minus nec alia.

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