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5 maggio – martedì Tempo di Pasqua – 4a Settimana

5 maggio – martedì Tempo di Pasqua – 4a Settimana
10/10/2019 elena

5 maggio – martedì
Tempo di Pasqua – 4a Settimana

Prima lettura
(At 11,19-26)

   In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

La mano del Signore

San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 10, soluzione 3)

   3. Il senso parabolico è incluso in quello letterale: infatti con la parola si esprime qualcosa in senso proprio e qualcosa in senso figurato, ma il senso letterale non è la figura, bensì il figurato. Quando, per es., la Scrittura parla del braccio di Dio, il senso letterale non è che in Dio vi sia questo membro corporale, ma che in lui vi è ciò che tale membro simboleggia, cioè la potenza operativa. Dal che risulta chiaramente che il senso letterale della Scrittura non può mai contenere alcun errore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 10, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod sensus parabolicus sub litterali continetur, nam per voces significatur aliquid proprie, et aliquid figurative; nec est litteralis sensus ipsa figura, sed id quod est figuratum. Non enim cum Scriptura nominat Dei brachium, est litteralis sensus quod in Deo sit membrum huiusmodi corporale, sed id quod per hoc membrum significatur, scilicet virtus operativa. In quo patet quod sensui litterali sacrae Scripturae nunquam potest subesse falsum.

Vangelo (Gv 10,22-30)

   Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Il Padre e il Figlio
sono una cosa sola

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 10, lez. 5, V, v. 30)

   Io e il Padre siamo una cosa sola. Vengono esclusi con ciò due errori, quello di Ario, che divideva l’essenza, e quello di Sabellio, che confondeva le persone; in modo che siano liberati sia da Scilla che da Cariddi. Infatti dicendo una cosa sola ti libera da Ario, poiché una cosa sola esclude la diversità, e dicendo siamo ti libera da Sabellio, poiché il plurale mostra che il Padre e il Figlio si distinguono tra loro.
   Ma gli Ariani, con una menzogna della loro empietà, pretendono di negare questo discorso, dicendo che la creatura in un certo modo è una cosa sola con Dio; per cui in base a ciò anche il Figlio può essere una cosa sola con il Padre.
   Risulta però manifesto che ciò è falso, per tre motivi. Primo, per lo stesso modo di parlare. Infatti è chiaro che «uno» viene detto allo stesso modo di «ente». Quindi, come qualcosa non è detto «ente» puramente e semplicemente (simpliciter) se non secondo la sostanza, così non è detto nemmeno «uno» se non secondo la sostanza o natura. Ora, qualcosa è detto «uno» puramente e semplicemente (simpliciter) quando è detto senza alcuna aggiunta. Di conseguenza, poiché qui è detto Io e il Padre siamo una cosa sola (unum) senza alcuna aggiunta, è chiaro che sono una cosa sola secondo la sostanza e la natura. D’altra parte non si trova mai detto che Dio e la creatura sono una cosa sola senza qualche aggiunta, come in 1 Cor 6,17: «Chi si unisce a Dio è un solo spirito con lui». È dunque chiaro che il Figlio di Dio non è una cosa sola con il Padre come lo è la creatura.
   Secondo, per le cose che aveva detto sopra, ossia: «Ciò che il Padre mi ha dato è più grande di tutto», per poi concludere: Io e il Padre siamo una cosa sola; come per dire: In tanto siamo una cosa sola in quanto mi ha dato ciò che è più grande di tutto.
   Terzo, in base alla sua intenzione: infatti il Signore prova che nessuno strapperà le pecore dalla sua mano in quanto nessuno le può strappare dalla mano del Padre suo. Il che non seguirebbe se il suo potere fosse minore di quello del Padre. Quindi il Padre e il Figlio sono una cosa sola (unum) per la natura, l’onore e la potenza.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 10, lect. 5, V, v. 30)

   Per hoc autem excluditur duplex error: scilicet Arii, qui dividebat essentiam, et Sabellii, qui confundebat personas, ut sic et a Charybdi et a Scilla liberemur. Nam per hoc quod dicit unum, liberat te ab Ario; nam si unum, non ergo diversum. Per hoc autem quod dicit sumus, liberat a Sabellio; si enim sumus, ergo Pater et Filius est alius et alius. Sed hoc Ariani, impietatis suae mendacio, negare contendunt, dicentes, quod creatura aliquo modo est unum cum Deo: unde et hoc modo Filius potest esse unum cum Patre. Sed hoc patet esse falsum ex tribus. Primo ipso modo loquendi. Manifestum est enim quod unum dicitur sicut ens; unde sicut aliquid non dicitur ens simpliciter nisi secundum substantiam, ita nec unum nisi secundum substantiam vel naturam. Simpliciter autem dicitur aliquid quo nullo addito dicitur. Quia erga hoc simpliciter dicitur Ego et Pater unum sumus, nullo alio addito, manifestum est quod sunt unum secundum substantiam et naturam. Numquam autem invenitur quod Deus et creatura sint unum sine aliquo addito, sicut illud 1 Cor. 6,17: qui adhaeret Deo, unus spiritus est. Ergo patet quod Filius Dei non est unum cum Patre, ut creatura. Secundo ex his quae supra dixerat, scilicet, quod dedit mihi Pater, maius omnibus est, et postea concludit Ego et Pater unum sumus, quasi dicat: intantum unum sumus inquantum dedit mihi id quod maius est omnibus. Tertio patet ex sua intentione: nam Dominus probat quod non rapiet eas quisquam de manu sua, per hoc quod nemo potest rapere de manu Patris eius. Quod non sequeretur, si potestas eius esset minor quam potestas Patris. Unum ergo sunt Pater et Filius natura, honore et virtute.

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