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2 maggio – sabato Memoria di Sant’Atanasio Tempo di Pasqua – 3a Settimana

2 maggio – sabato Memoria di Sant’Atanasio Tempo di Pasqua – 3a Settimana
10/10/2019 elena

2 maggio – sabato
Memoria di Sant’Atanasio
Tempo di Pasqua – 3a Settimana

Prima lettura (At 9,31-42)

   In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore. A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva. La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

Il segno dei miracoli

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1,
corpo, prima parte)

   Per due motivi Dio concede all’uomo di compiere dei miracoli. Primo, e principalmente, per confermare la verità che uno insegna. Poiché infatti le verità della fede superano le capacità della ragione umana, non possono essere provate con ragioni umane, ma vanno provate con l’argomento della potenza divina: in modo cioè che mentre uno compie opere che solo Dio può fare, tutti credano all’origine divina di quanto è così affermato; come quando uno presenta delle lettere timbrate col sigillo reale tutti credono che quanto in esse è contenuto procede dalla volontà del re. Secondo, per dimostrare la presenza di Dio nell’uomo mediante la grazia dello Spirito Santo: in modo cioè che mentre l’uomo compie le opere di Dio, si creda che Dio abita in lui mediante la grazia. Per cui in Gal 3 [5] è detto: Colui che concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1,

corpus, prima pars)

   Respondeo dicendum quod divinitus conceditur homini miracula facere, propter duo. Primo quidem, et principaliter, ad confirmandam veritatem quam aliquis docet. Quia enim ea quae sunt fidei humanam rationem excedunt, non possunt per rationes humanas probari, sed oportet quod probentur per argumentum divinae virtutis, ut, dum aliquis facit opera quae solus Deus facere potest, credantur ea quae dicuntur esse a Deo; sicut, cum aliquis defert litteras anulo regis signatas, creditur ex voluntate regis processisse quod in illis continetur. Secundo, ad ostendendum praesentiam Dei in homine per gratiam Spiritus Sancti, ut dum scilicet homo facit opera Dei, credatur Deus habitare in eo per gratiam. Unde dicitur, Galat. 3 [5], qui tribuit vobis Spiritum, et operatur virtutes in vobis.

Vangelo (Gv 6,60-69)

   In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

E noi abbiamo creduto…

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 6, lez. 8, X, v. 69, n. 1004)

  1004. Confessa poi la fede con la frase successiva: «Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo (lat. il Cristo) di Dio». Nella nostra fede infatti due sono i dogmi principali da credere: il mistero della Trinità e quello dell’Incarnazione. E Pietro li confessa appunto qui con le sue parole. Confessa il mistero della Trinità quando dice: «Tu sei il Figlio di Dio». Poiché affermando che Gesù è il Figlio di Dio ricorda le persone del Padre e del Figlio, e accenna pure allo Spirito Santo, che è l’amore del Padre e del Figlio, e il loro legame.
   E confessa il mistero dell’Incarnazione, quando afferma: «Tu sei il Santo (lat. il Cristo)». Infatti Cristo in greco equivale al latino unto, consacrato, unto cioè dall’olio invisibile dello Spirito Santo. Egli però non viene unto così secondo la natura divina; poiché chi viene unto dallo Spirito Santo per l’unzione stessa ottiene una promozione nel bene. Ma in quanto Dio Cristo non può diventare migliore. Dunque è unto in quanto uomo.
   Finalmente di proposito afferma: «abbiamo creduto e conosciuto…»; perché il credere precede il conoscere: quindi, se volessimo conoscere prima di credere, non conosceremmo e non saremmo in grado di credere, come insegna S. Agostino. Di qui le parole di Isaia (7,9), secondo una variante del testo: «Se non crederete, non comprenderete».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 6, lect. 8, X, v. 69, n. 1004)

   Fidem autem confitetur cum subdit et nos credimus e cognovimus quia tu es Christus Filius Dei. In fide enim nostra duo principaliter credenda sunt, scilicet mysterium Trinitatis et Incarnationis: quae duo hic Petrus confitetur. Mysterium quidem Trinitatis, cum dicit tu es Filius Dei. In hoc enim quod dicit eum Filium Dei, facit mentionem de persona Patris et Filii, simul etiam et Spiritus Sancti, qui est amor Patris et Filii, et nexus utriusque. Mysterium vero Incarnationis, cum dicit tu es Christus, Christus enim graece, latine unctus dicitur, oleo scilicet invisibili Spiritus Sancti; sed non secundum divinam naturam, quia qui ungitur Spiritu Sancto ipsa unctione melior efficitur, sed, secundum quod Deus, Christus non efficitur melior: ergo est unctus secundum quod homo. Dicit autem credimus et cognovimus, quia prius est credere quam cognoscere: et ideo si prius cognoscere quam credere vellemus, non cognosceremus, nec credere valeremus, ut dicit Augustinus. Is. 7,9, secundum aliam litteram: nisi credideritis, non intelligetis.

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