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29 marzo Quinta Domenica di Quaresima

29 marzo Quinta Domenica di Quaresima
10/10/2019 elena

29 marzo
Quinta Domenica di Quaresima

Prima lettura (Ez 37,12-14)

   Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

La risurrezione dei morti

San Tommaso
(S. Th. Suppl., q. 75, a. 1, corpo;
4 Sent., dist. 43, a. 1, q.la 1, sol. probl. 1)

   In base alle diverse opinioni circa l’ultimo fine dell’uomo esistono opinioni diverse tra coloro che ammettono o che negano la risurrezione. Infatti il fine ultimo al quale tendono per loro natura tutti gli uomini è la beatitudine, o felicità. Ora, alcuni, stimandola raggiungibile dall’uomo in questa vita, non sentirono la necessità di porre una vita futura, nella quale l’uomo toccasse la sua ultima perfezione. Costoro quindi negarono la risurrezione.
   Ma tale opinione viene esclusa assai chiaramente da prove quali la varietà della nostra sorte, l’infermità del corpo, la deficienza del nostro sapere e della nostra virtù, nonché l’instabilità dell’uomo, tutte cose che impediscono la perfezione della beatitudine, come spiega S. Agostino alla fine del De civitate Dei [22,22].
   Perciò altri ammisero dopo questa un’altra vita nella quale l’uomo vivrebbe solo con l’anima. Ed essi pensavano che ciò bastasse a colmare il desiderio innato della felicità. Per cui, a quanto riferisce S. Agostino [ib., c. 26], Porfirio asseriva che «l’anima per essere beata deve fuggire ogni contatto con il corpo». Così dunque costoro non ammettevano la risurrezione.
   Ora, i falsi princìpi di questa opinione non sono gli stessi per tutti i suoi seguaci. Infatti alcuni eretici affermarono che le sostanze corporee derivano da un principio cattivo e quelle spirituali da un principio buono. Secondo loro perciò bisognava che l’anima per trovarsi nel massimo grado di perfezione fosse separata da quel corpo che le impedisce di aderire e di unirsi al suo principio, la partecipazione del quale la rende beata. Perciò tutte le sette ereticali che pongono il diavolo come autore delle sostanze materiali, negano la risurrezione dei corpi. – Ora, la falsità del principio [su cui si basa una tale opinione] è già stata dimostrata in precedenza [In 2 Sent., d. 1, q. 1, a. 3].
   Altri invece pensarono che tutta la natura umana si riducesse alla sola anima, cosicché questa si servirebbe del corpo come di uno strumento, oppure come il pilota si serve della nave. Basta quindi, secondo questa opinione, che sia beata l’anima perché l’innato desiderio dell’uomo nei riguardi della beatitudine non sia frustrato. Perciò non sarebbe necessario porre la risurrezione. – Ma il principio su cui si basa questa opinione viene demolito efficacemente da Aristotele [De anima 2, 2], là dove dimostra che l’anima è unita al corpo come la forma alla materia.
   È quindi evidente che se l’uomo non può essere beato in questa vita, bisogna assolutamente ammettere la risurrezione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. Suppl., q. 75, a. 1, corpus;

4 Sent., dist. 43, a. 1, q.la 1, sol. 1)

   Respondeo dicendum ad primam quaestionem, quod secundum diversas sententias de ultimo fine hominis diversificatae sunt sententiae ponentium vel negantium resurrectionem. Ultimus enim finis hominis quem omnes homines naturaliter desiderant, est beatitudo; quam quidam homini posse provenire in hac vita posuerunt; unde non cogebantur ponere aliam vitam post istam, in qua homo ultimam suam perfectionem consequeretur; et sic resurrectionem negabant. Sed hanc opinionem satis probabiliter excludit varietas fortunae, et infirmitas humani corporis, scientiae et virtutis imperfectio et instabilitas, quibus omnibus beatitudinis perfectio impeditur, ut Augustinus prosequitur in fine De civ. Dei. Et ideo alii posuerunt aliam vitam esse post hanc vitam, inquantum homo secundum animam tantum vivebat post mortem; et hanc vitam ponebant sufficere ad naturale desiderium implendum de beatitudine consequenda. Unde Porphyrius dicebat, ut Augustinus dicit in Lib. De civ. Dei, quod animae, ad hoc quod beata sit, omne corpus fugiendum est; unde tales resurrectionem non ponebant. Hujusmodi autem opinionis apud diversos diversa erant falsa fundamenta. Quidam enim haeretici posuerunt omnia corporalia esse a malo principio, spiritualia vero a bono; et secundum hoc oportebat quod anima summe perfecta non esset, nisi a corpore separata, per quod a suo principio distrahitur, cujus participatio ipsam beatam facit; et ideo omnes haereticorum sectae quae ponunt corporalia a diabolo esse creata vel formata, negant corporum resurrectionem. Hujusmodi autem fundamenti falsitas in secundi libri principio ostensa est. Quidam vero posuerunt totam hominis naturam in anima constare, ita ut anima corpore uteretur sicut instrumento, aut sicut nauta navi; unde secundum hanc opinionem sequitur quod sola anima beatificata naturali desiderio beatitudinis non frustraretur; et sic non oportet ponere resurrectionem. Sed hoc fundamentum sufficienter philosophus in 2 de anima destruit, ostendens animam corpori sicut formam materiae uniri. Et sic patet quod si in hac vita homo non potest esse beatus, necesse est resurrectionem ponere.

Seconda lettura
(Rm 8,8-11)

   Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.  Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

La risurrezione
dei corpi e delle anime

San Tommaso
(S. Th. III, q. 56, a. 2, corpo)

   Come si è già notato, la risurrezione di Cristo agisce per la virtù della divinità, la quale si estende non solo alla risurrezione dei corpi, ma anche a quella delle anime: poiché si deve a Dio sia che l’anima viva mediante la gloria, sia che il corpo viva mediante l’anima. La resurrezione di Cristo dunque possiede la capacità strumentale di produrre non solo la risurrezione dei corpi, ma anche la risurrezione delle anime. – E così pure ha natura di causa esemplare rispetto alla risurrezione delle anime. Poiché noi dobbiamo conformarci a Cristo risorto anche secondo l’anima: per cui come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova, come dice S. Paolo in Rm 6 [4]; e come Cristo risorto dai morti non muore più, così anche noi dobbiamo considerarci morti al peccato, per vivere nuovamente con lui [Rm 6,8.11].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 56, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 1 ad 3], resurrectio Christi agit in virtute divinitatis. Quae quidem se extendit non solum ad resurrectionem corporum, sed etiam ad resurrectionem animarum, a Deo enim est et quod anima vivit per gratiam, et quod corpus vivit per animam. Et ideo resurrectio Christi habet instrumentaliter virtutem effectivam non solum respectu resurrectionis corporum, sed etiam respectu resurrectionis animarum. – Similiter autem habet rationem exemplaritatis respectu resurrectionis animarum. Quia Christo resurgenti debemus etiam secundum animam conformari, ut sicut, secundum Apostolum, Rom. 6 [4], Christus resurrexit a mortuis per gloriam Patris, ita et nos in novitate vitae ambulemus; et sicut ipse resurgens ex mortuis iam non moritur, ita et nos existimemus nos mortuos esse peccato, ut iterum nos vivamus cum illo.

Vangelo
(Gv 11,3-7.17.20-27.33b-45 forma breve)

   Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
   Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Il segno dei miracoli

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 4, corpo)

   I miracoli compiuti da Cristo erano in grado di manifestare la sua divinità per tre motivi. Primo, per le opere stesse, che superavano ogni capacità creata, e quindi non potevano essere compiute se non dalla virtù di Dio. Per cui il cieco guarito diceva: Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla (Gv 9,32 s.). – Secondo, per il modo in cui egli compiva i miracoli: poiché li faceva per autorità propria, e non già ricorrendo come gli altri alla preghiera. Infatti è detto che da lui usciva una forza che sanava tutti (Lc 6,19). Il che dimostra, dice S. Cirillo, che egli «non operava per virtù altrui, ma essendo Dio per natura mostrava il suo potere sugli infermi. E per questo operava anche innumerevoli miracoli». Per cui, spiegando il passo: Con la sua parola scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati (Mt 8,16), il Crisostomo scrive: «Considera l’immensa moltitudine di guarigioni che gli Evangelisti passano in rassegna senza fermarsi a raccontare ogni guarigione, ma mettendoti davanti con poche parole un oceano ineffabile di miracoli». E in questo modo [Gesù] mostrava di avere una virtù uguale a quella di Dio Padre, secondo le sue stesse parole: Quello che il Padre fa, anche il Figlio lo fa (Gv 5,19); e ancora: Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole (5,21). – Terzo, per la dottrina stessa che insegnava, con la quale dichiarava di essere Dio: se essa infatti non fosse stata vera, non avrebbe potuto essere confermata con dei miracoli compiuti per virtù divina. Per cui è detto: Che è mai questa dottrina nuova? Comanda persino agli spiriti immondi e gli ubbidiscono! (Mc 1,27).

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod miracula quae Christus fecit, sufficientia erant ad manifestandum divinitatem ipsius, secundum tria. Primo quidem, secundum ipsam speciem operum, quae transcendebant omnem potestatem creatae virtutis, et ideo non poterant fieri nisi virtute divina. Et propter hoc caecus illuminatus dicebat, Ioan. 9 [32-33], a saeculo non est auditum quia aperuit quis oculos caeci nati. Nisi esset hic a Deo, non posset facere quidquam. – Secundo, propter modum miracula faciendi, quia scilicet quasi propria potestate miracula faciebat, non autem orando, sicut alii. Unde dicitur Luc. 6 [19], quod virtus de illo exibat et sanabat omnes. Per quod ostenditur, sicut Cyrillus dicit, quod non accipiebat alienam virtutem, sed, cum esset naturaliter Deus, propriam virtutem super infirmos ostendebat. Et propter hoc etiam innumerabilia miracula faciebat. Unde super illud Matth. 8 [16], eiiciebat spiritus verbo, et omnes male habentes curavit, dicit Chrysostomus, intende quantam multitudinem curatam transcurrunt Evangelistae, non unumquemque curatum enarrantes, sed uno verbo pelagus ineffabile miraculorum inducentes. Et ex hoc ostendebatur quod haberet virtutem coaequalem Deo Patri, secundum illud Ioan. 5 [19], quaecumque Pater facit, haec et Filius similiter facit; et ibidem [21], sicut Pater suscitat mortuos et vivificat, sic et Filius quos vult vivificat. – Tertio, ex ipsa doctrina qua se Deum dicebat, quae nisi vera esset, non confirmaretur miraculis divina virtute factis. Et ideo dicitur Marci 1 [27], quaenam doctrina haec nova? Quia in potestate spiritibus immundis imperat, et obediunt ei?

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