Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

24 marzo – martedì Tempo di Quaresima– 4a Settimana

24 marzo – martedì Tempo di Quaresima– 4a Settimana
10/10/2019 elena

24 marzo – martedì
Tempo di Quaresima– 4a Settimana

Prima lettura
(Ez 47,1-9.12)

   In quei giorni [l’angelo] mi condusse all’ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

L’acqua del battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 3, corpo)

   Per istituzione divina l’acqua è la materia propria del battesimo. E ciò opportunamente. Primo, per la funzione stessa che il battesimo esercita, e che consiste nella rigenerazione alla vita soprannaturale: compito quanto mai consono all’acqua. Infatti i semi dai quali si sviluppano tutti i viventi, cioè le piante e gli animali, sono umidi e composti di acqua. Tanto che alcuni filosofi considerarono l’acqua come il principio di tutte le cose. – Secondo, per gli effetti del battesimo, ai quali ben si adattano le proprietà dell’acqua. Essa infatti lava con la sua umidità: indicando e causando così l’abluzione dei peccati. Con la sua freschezza poi mitiga l’eccesso di calore: indicando così la mitigazione del fomite della concupiscenza. Per la sua trasparenza, inoltre, è permeabile alla luce, per cui ben si adatta al battesimo in quanto questo è «il sacramento della fede». – Terzo, poiché serve a esprimere i misteri di Cristo con i quali siamo stati giustificati. Per cui, commentando Gv 3 [5]: Se uno non rinasce…, il Crisostomo dice: «Mentre noi sommergiamo la testa nell’acqua, quasi fosse un sepolcro, è sepolto e nascosto l’uomo vecchio ed emerge il nuovo». – Quarto, poiché a causa della sua universalità e abbondanza è una materia adatta alla necessità di questo sacramento, essendo facilmente reperibile ovunque.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod ex institutione divina aqua est propria materia Baptismi. Et hoc convenienter. Primo quidem, quantum ad ipsam rationem Baptismi, qui est regeneratio in spiritualem vitam, quod maxime congruit aquae. Unde et semina, ex quibus generantur omnia viventia, scilicet plantae et animalia, humida sunt, et ad aquam pertinent. Propter quod quidam philosophi posuerunt aquam omnium rerum principium. – Secundo, quantum ad effectus Baptismi, quibus competunt aquae proprietates. Quae sua humiditate lavat, ex quo conveniens est ad significandum et causandum ablutionem peccatorum. Sua frigiditate etiam temperat superfluitatem caloris, et ex hoc competit ad mitigandum concupiscentiam fomitis. Sua diaphanitate est luminis susceptiva, unde competit Baptismo inquantum est fidei sacramentum. – Tertio, quia convenit ad repraesentandum mysteria Christi, quibus iustificamur. Ut enim dicit Chrysostomus, super illud Ioan., nisi quis renatus fuerit etc., sicut in quodam sepulcro, in aqua, submergentibus nobis capita, vetus homo sepelitur, et submersus deorsum occultatur, et deinde novus rursus ascendit. – Quarto, quia ratione suae communitatis et abundantiae est conveniens materia necessitati huius sacramenti, potest enim ubique de facili haberi.

Vangelo (Gv 5,1-16)

   Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Natura dell’acqua del battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 4, corpo)

   L’acqua può perdere la sua purezza e semplicità in due modi: primo, per mescolanza con altri corpi; secondo, per alterazione. Ora, entrambe queste eventualità possono verificarsi in due maniere: per opera dell’uomo e per opera della natura. L’opera dell’uomo può tuttavia meno della natura, poiché questa dà la forma sostanziale, che l’arte invece non può dare: tutte le forme artificiali infatti sono accidentali, a meno che forse non si applichi l’agente proprio alla materia corrispondente, come il fuoco al combustibile. E per questa via alcuni riescono a produrre per putrefazione certi animali. – Perciò nessuna trasmutazione prodotta nell’acqua artificialmente, sia per commistione che per alterazione, può cambiarne la specie. Quindi si può sempre con essa amministrare il battesimo: a meno che l’acqua non sia mescolata a un’altra materia in quantità così esigua che il composto sia più il resto che acqua: come il fango è più terra che acqua e il vino annacquato è più vino che acqua. – La trasmutazione di ordine naturale invece a volte cambia la specie dell’acqua, e ciò avviene quando l’acqua diventa per natura elemento sostanziale di un composto: come l’acqua cambiata nel succo dell’uva è vino, per cui non ha più la specie dell’acqua. A volte però la trasformazione naturale dell’acqua avviene senza che sia sacrificata la specie: e ciò sia per alterazione, come quando l’acqua è riscaldata dal sole; sia per mescolanza, come quando l’acqua di un fiume è intorbidata dalla fanghiglia. Così dunque dobbiamo dire che con qualsiasi acqua, comunque alterata, purché rimanga salva la specie, si può battezzare. Se invece la specie dell’acqua sparisce, non si può battezzare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 4, corpus)

    Respondeo dicendum quod aqua suam puritatem et simplicitatem potest amittere dupliciter, uno modo, per mixtionem alterius corporis; alio modo, per alterationem. Utrumque autem horum contingit fieri dupliciter, scilicet per artem, et per naturam. Ars autem deficit ab operatione naturae, quia natura dat formam substantialem, quod ars facere non potest, sed omnes formae artificiales sunt accidentales; nisi forte apponendo proprium agens ad propriam materiam, sicut ignem combustibili, per quem modum a quibusdam quaedam animalia per putrefactionem generantur. – Quaecumque igitur transmutatio circa aquam facta est per artem, sive commiscendo sive alterando, non transmutatur species aquae. Unde in tali aqua potest fieri Baptismus, nisi forte aqua admisceatur per artem in tam parva quantitate alicui corpori quod compositum magis sit aliud quam aqua; sicut lutum magis est terra quam aqua, et vinum lymphatum magis est vinum quam aqua. – Sed transmutatio quae fit a natura, quandoque quidem speciem aquae solvit, et hoc fit quando aqua efficitur per naturam de substantia alicuius corporis mixti; sicut aqua conversa in liquorem uvae est vinum, unde non habet speciem aquae. Aliquando autem fit per naturam transmutatio aquae sine solutione speciei, et hoc tam per alterationem, sicut patet de aqua calefacta a sole; quam etiam per mixtionem, sicut patet de aqua fluminis turbida ex permixtione terrestrium partium. Sic igitur dicendum est quod in qualibet aqua, qualitercumque transmutata, dummodo non solvatur species aquae, potest fieri Baptismus. Si autem solvatur species aquae, non potest fieri Baptismus.

CondividiShare on FacebookShare on Google+