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23 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 4a Settimana

23 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 4a Settimana
10/10/2019 elena

23 marzo – lunedì
Tempo di Quaresima – 4a Settimana

Prima lettura
(Is 65,17-21)

   Così dice il Signore: «Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, poiché creo Gerusalemme per la gioia, e il suo popolo per il gaudio. Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia. Non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni, né un vecchio che dei suoi giorni non giunga alla pienezza, poiché il più giovane morirà a cento anni e chi non raggiunge i cento anni sarà considerato maledetto. Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

Cristo
autore della nuova creazione

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 5, lez. 2, I, v. 9b, n. 721)

   721. L’occasione della persecuzione suddetta contro Cristo fu desunta dal fatto che egli guarì in giorno di sabato. L’Evangelista scrive: «Quel giorno però era un sabato», quando Gesù fece il miracolo e comandò di prendere il lettuccio.
   Vengono addotte tre ragioni per giustificare il fatto che il Signore volle iniziare quel tipo di attività in giorno di sabato. La prima è di sant’Ambrogio (vedi Super Lucam): Cristo era venuto nel mondo allo scopo di restaurare l’opera della creazione, che si era deformata, ossia l’uomo. Ora, tale impresa doveva iniziare là dove il Creatore aveva terminato l’opera sua: e questo era appunto il giorno di sabato, come si legge nel cap. 1 della Genesi. Perciò Cristo, per mostrare che egli era il restauratore di tutto il creato, cominciò di sabato. La seconda ragione si deve al fatto che il giorno di sabato veniva solennizzato dai giudei in ricordo della prima creazione. Ebbene, Cristo era venuto appunto per produrre quasi una nuova creatura, secondo le parole di S. Paolo (Gal 6,15): «In Cristo Gesù non è la circoncisione né la non circoncisione che conta, ma l’essere nuova creatura»; e la nuova creazione avviene mediante la grazia, dovuta allo Spirito Santo, in conformità con le parole del Salmista (103,30): «Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra». Perciò Cristo, volendo mostrare che da lui sarebbe stato compiuto tale rinnovamento, operava così in giorno di sabato; «affinché noi fossimo come una primizia della sua creazione» (Gc 1,18). La terza ragione è quella di mostrare che egli avrebbe compiuto quello che la Legge non era in grado di compiere, come insegna l’Apostolo (Rm 8,3 s.): «Infatti ciò che era impossibile alla Legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato…, perché la giustizia della Legge si adempisse in noi».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 5, lect. 2, I, v. 9b, n. 721)

   Occasio autem persecutionis inductae contra Christum sumitur ex eo quod in sabbato curavit; et ideo dicit Evangelista erat autem sabbatum in die illo, quando miraculum fecit Iesus, quando grabatum tollere iussit. Assignatur autem triplex ratio quare dominus in sabbato operari incepit. Una ab Ambrosio super Lucam, Christus enim ad hoc venit, ut opus creationis, scilicet hominem, deformatum repararet. Inde autem incipere debebat, ubi actor in creationis opus consummatum creaverat: hoc autem fuit in die sabbati, ut dicitur Gen. 1; et ideo, ut Christus ostenderet se reparatorem totius creaturae, incepit in sabbato. Alia ratio est, quia dies sabbati celebratur a Iudaeis in memoriam primae creationis. Christus autem venit, ut quasi novam creaturam faceret, secundum illud Gal. ult., 15: in Christo Iesu neque circumcisio, neque praeputium aliquid valet; sed nova creatura, per gratiam, quae fit per spiritum sanctum, secundum illud Ps. 103, 30: emittes spiritum tuum, et creabuntur, et renovabis faciem terrae. Volens ergo Christus ostendere, per eum recreationem fieri, in sabbato operatur; Iac. 1,18: ut simus initium aliquod creaturae. Tertia ratio est, ut ostenderet se facturum quod lex facere non poterat; Rom. 8,3: nam quod impossibile erat legi, in quo infirmabatur per carnem, misit Deus filium suum in similitudinem carnis peccati. Et infra ut iustificatio legis impleretur in nobis.

Vangelo (Gv 4,43-54)

   In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

I motivi di credibilità
e il merito della fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 10, corpo)

   Abbiamo detto sopra che l’atto di fede può essere meritorio perché è soggetto alla volontà non solo nell’esercizio, ma anche nell’assenso. Ora, le ragioni umane addotte a favore delle verità di fede possono avere due rapporti diversi con la volontà di chi crede. Possono essere innanzitutto antecedenti: come, ad es., quando uno non avrebbe la volontà di credere, o non la avrebbe pronta, se non fosse indotto da una ragione umana. E allora le ragioni umane addotte sminuiscono il merito della fede: come si è detto sopra per la passione antecedente, che nelle virtù morali diminuisce il valore dell’atto virtuoso. Infatti l’uomo come è tenuto a compiere gli atti delle virtù morali non per passione, ma per un giudizio razionale, così è tenuto a credere le verità di fede non per una ragione umana, ma per l’autorità divina. – Secondo, le ragioni umane possono essere conseguenti alla volontà di chi crede. Un uomo infatti che ha la volontà pronta a credere ama la verità creduta, vi riflette sopra e abbraccia le ragioni, se può trovarne qualcuna. E in questo caso le ragioni umane non tolgono il merito della fede, ma sono il segno di un merito più grande: come anche nelle virtù morali la passione conseguente è il segno di una volontà più pronta, come sopra si è spiegato. E ciò è simboleggiato in Gv 4,42, là dove i Samaritani dicono alla donna, che rappresenta la ragione umana: Non è più per la tua parola che noi crediamo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 2, a. 10, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 9 ad 2], actus fidei potest esse meritorius inquantum subiacet voluntati non solum quantum ad usum, sed etiam quantum ad assensum. Ratio autem humana inducta ad ea quae sunt fidei dupliciter potest se habere ad voluntatem credentis. Uno quidem modo, sicut praecedens, puta cum quis aut non haberet voluntatem, aut non haberet promptam voluntatem ad credendum, nisi ratio humana induceretur. Et sic ratio humana inducta diminuit meritum fidei, sicut etiam supra [I-II q. 24 a. 3 ad 1; q. 77 a. 6 ad 2] dictum est quod passio praecedens electionem in virtutibus moralibus diminuit laudem virtuosi actus. Sicut enim homo actus virtutum moralium debet exercere propter iudicium rationis, non propter passionem; ita credere debet homo ea quae sunt fidei non propter rationem humanam, sed propter auctoritatem divinam. – Alio modo ratio humana potest se habere ad voluntatem credentis consequenter. Cum enim homo habet promptam voluntatem ad credendum, diligit veritatem creditam, et super ea excogitat et amplectitur si quas rationes ad hoc invenire potest. Et quantum ad hoc ratio humana non excludit meritum fidei, sed est signum maioris meriti, sicut etiam passio consequens in virtutibus moralibus est signum promptioris voluntatis, ut supra [I-II q. 24 a. 3 ad 1] dictum est. Et hoc significatur Ioan. 4 [42], ubi Samaritani ad mulierem, per quam ratio humana figuratur, dixerunt, iam non propter tuam loquelam credimus.

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