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16 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 3a Settimana

16 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 3a Settimana
10/10/2019 elena

16 marzo – lunedì
Tempo di Quaresima – 3a Settimana

Prima lettura
(2 Re 5,1-15a)

   In quei giorni Naamàn, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi. Ma quest’uomo prode era lebbroso. Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d’Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra». Naamàn andò a riferire al suo signore: «La ragazza che proviene dalla terra d’Israele ha detto così e così». Il re di Aram gli disse: «Va’ pure, io stesso invierò una lettera al re d’Israele». Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci mute di abiti. Portò la lettera al re d’Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra». Letta la lettera, il re d’Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me». Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d’Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele». Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Elisèo. Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato». Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. Forse l’Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?». Si voltò e se ne partì adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”». Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato. Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele».

La vera fede e il battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 68, a. 8,
corpo, soluzioni 2 e 3)

   Come risulta dalle cose già dette, due effetti sono prodotti nell’anima attraverso il battesimo: il carattere e la grazia. Una cosa può quindi essere necessaria al battesimo in due modi. Primo, come indispensabile per avere la grazia, che è l’effetto ultimo del sacramento. E in questo senso la vera fede è necessaria al battesimo, poiché la giustizia di Dio si ha per mezzo della fede in Gesù Cristo (Rm 3,22). – Secondo, una cosa può essere necessaria al battesimo come indispensabile per ricevere il carattere battesimale. E in questo senso non si richiede necessariamente nel battesimo la vera fede del battezzando, come neppure la vera fede del battezzante, purché ci siano tutte le altre condizioni necessarie alla validità del sacramento. Questa infatti non dipende dalla santità di chi lo amministra, o di chi lo riceve, ma dalla virtù di Dio.
   2. La Chiesa intende battezzare gli uomini perché siano purificati dal peccato, secondo le parole di Is 27 [9]: Tutto il frutto sarà questo: che il peccato sia tolto. Di conseguenza, per quanto dipende da lei, non intende dare il battesimo se non a coloro che hanno la vera fede, senza la quale non c’è la remissione dei peccati. Per questo chiede ai battezzandi se credono. Che se poi qualcuno senza la vera fede riceve il battesimo fuori della Chiesa, non lo riceve a sua salvezza. Da cui le parole di S. Agostino: «La Chiesa viene paragonata al paradiso per indicare che gli uomini possono certamente ricevere il suo battesimo anche fuori di essa, ma non possono fuori di essa ricevere o mantenere la salvezza della beatitudine».
   3. Chi non ha la vera fede sugli altri articoli [del Credo] la può tuttavia avere nei riguardi del sacramento del battesimo, e quindi non è escluso che possa avere l’intenzione di ricevere questo sacramento. Che se poi il suo errore abbraccia anche questo sacramento, gli basta, per riceverlo, l’intenzione generale di ricevere il battesimo come Cristo lo ha istituito e la Chiesa lo amministra.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 68, a. 8,

corpus, ad secundum e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [q. 63 a. 6; q. 66 a. 9] patet, duo efficiuntur in anima per Baptismum, scilicet character et gratia. Dupliciter ergo aliquid ex necessitate requiritur ad Baptismum. Uno modo, sine quo gratia haberi non potest, quae est ultimus effectus sacramenti. Et hoc modo recta fides ex necessitate requiritur ad Baptismum, quia, sicut dicitur Rom. 3 [22], iustitia Dei est per fidem Iesu Christi. – Alio modo requiritur aliquid ex necessitate ad Baptismum, sine quo character Baptismi imprimi non potest. Et sic recta fides baptizati non requiritur ex necessitate ad Baptismum, sicut nec recta fides baptizantis, dummodo adsint cetera quae sunt de necessitate sacramenti. Non enim sacramentum perficitur per iustitiam hominis dantis vel suscipientis Baptismum, sed per virtutem Dei.
   Ad secundum dicendum quod Ecclesia intendit homines baptizare ut emundentur a peccato, secundum illud Isaiae 27 [9], hic est omnis fructus, ut auferatur peccatum. Et ideo, quantum est de se, non intendit dare Baptismum nisi habentibus rectam fidem, sine qua non est remissio peccatorum. Et propter hoc interrogat ad Baptismum accedentes, an credant. Si tamen sine recta fide aliquis Baptismum suscipiat extra Ecclesiam, non percipit illud ad suam salutem. Unde Augustinus dicit, Ecclesia Paradiso comparata indicat nobis posse quidem Baptismum eius homines etiam foris accipere, sed salutem beatitudinis extra eam neminem percipere vel tenere.
   Ad tertium dicendum quod etiam non habens rectam fidem circa alios articulos, potest habere rectam fidem circa sacramentum Baptismi, et ita non impeditur quin possit habere intentionem suscipiendi sacramentum Baptismi. Si tamen etiam circa hoc sacramentum non recte sentiat, sufficit ad perceptionem sacramenti generalis intentio qua intendit suscipere Baptismum sicut Christus instituit, et sicut Ecclesia tradit.

Vangelo (Lc 4,24-30)

   In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret]: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

L’invidia piega le ragioni dell’amore all’odio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 4, lez. 6, vv. 28-30)

   IL GRECO: Poiché li aveva rimproverati per la loro cattiva intenzione, essi si indignarono; ed è quanto si dice: All’udire queste cose tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno; anche perché aveva detto: oggi si è compiuta questa scrittura. E così avevano pensato che egli si paragonasse ai Profeti. Per questo motivo si indignarono e lo scacciarono dalla città; quindi prosegue: si alzarono e lo cacciarono fuori della città. AMBROGIO: Non c’è da meravigliarsi se persero la salvezza coloro che cacciarono fuori dei propri confini il Salvatore. Ora, il Signore, che col suo esempio aveva insegnato agli Apostoli a farsi tutto a tutti, non respinge coloro che vogliono, né sceglie coloro che non vogliono; né combatte contro quanti lo scacciano, né si rifiuta di ascoltare quanti lo supplicano. D’altra parte non si mostra piccola un’invidia la quale, dimentica della carità, piega le ragioni dell’amore a un odio crudele. Infatti mentre il Signore spargeva benefici tra il popolo, essi riversavano su di lui le loro offese; perciò prosegue: e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città per gettarlo giù dal precipizio. BEDA: I Giudei, discepoli del diavolo, sono peggiori del loro maestro. Egli infatti dice (Mt 4,6): «Gettati giù». Questi invece di fatto cercano di buttarlo giù. Ma Gesù, essendo cambiata improvvisamente la loro mente, oppure essendo stata colta dallo stupore, se ne andò, poiché riservava loro ancora un posto per la penitenza; quindi prosegue: Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. CRISOSTOMO: In questo passo mostra ciò che spetta all’umanità e ciò che spetta alla divinità: infatti lo stare in mezzo a coloro che lo attaccavano e non lasciarsi prendere da loro mostrava l’eminenza della divinità, mentre l’andarsene mostrava il mistero dell’economia dell’incarnazione. AMBROGIO: Allo stesso tempo comprendi che ciò non accadde necessariamente, ma per una volontaria sottomissione del corpo. Infatti viene preso quando vuole, e si sottrae quando vuole. E in che modo poteva essere trattenuto da pochi chi non poteva essere trattenuto da tutto un popolo? Ma egli volle che la profanazione fosse compiuta da molti, così da essere afflitto da pochi ma morire per tutti. Anzi, preferiva ancora salvare i Giudei anziché perderli: affinché dall’esito inefficace del loro furore cessassero di volere ciò che non erano in grado di compiere. BEDA: Non era poi ancora giunta l’ora della passione, che era fissata per la parasceve dalla Pasqua; e neppure era presente il luogo della passione, che non era Nazaret, ma Gerusalemme, raffigurata dal sangue delle vittime; e neppure aveva scelto questo genere di morte, poiché era stato profetizzato da secoli che sarebbe stato crocifisso.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 4, lect. 6, vv. 28-30)

   Graecus. Quia pravam eorum intentionem redarguerat, ideo indignantur; et hoc est quod dicitur et repleti sunt omnes in synagoga ira: pro eo etiam quod dixerat hodie completa est haec prophetia, arbitrati sunt quod seipsum compararet prophetis; et ideo indignantur, et fugant eum extra civitatem; unde sequitur et surrexerunt, et eiecerunt illum extra civitatem. Ambrosius. Nec mirum, si perdiderunt salutem qui eiecerunt de suis finibus salvatorem. Dominus autem, qui docuerat apostolos exemplo sui omnibus omnia fieri, nec volentes repudiat, nec invitos alligat, nec eicientibus reluctatur, nec rogantibus deest. Non mediocriter autem invidia proditur, quae caritatis oblita in acerba odia causas amoris inflectit. Cum enim ipse Dominus per populos beneficia diffunderet, illi iniurias irrigabant; unde sequitur et duxerunt illum usque ad supercilium montis, super quem civitas illorum erat aedificata, ut praecipitarent eum. Beda. Peiores sunt Iudaei discipuli diaboli diabolo magistro; ille enim ait: mitte te deorsum: isti facto mittere conantur; sed illorum mente mutata subito, vel obstupefacta, descendit, quia adhuc illis poenitentiae locum reservat; unde sequitur ipse autem transiens per medium illorum ibat. Chrysostomus. In quo et quae sunt humanitatis et quae sunt divinitatis ostendit: stare enim in medio insidiantium et non apprehendi, divinitatis eminentiam ostendebat; discedere vero, dispensationis approbat mysterium. Ambrosius. Simul intellige non ex necessitate fuisse, sed voluntariam corporis passionem: etenim quando vult capitur, quando vult elabitur. Nam quemadmodum a paucis teneri potuit, qui a populo non tenetur? Sed voluit sacrilegium esse multorum, ut a paucis quidem affligeretur, sed pro toto orbe moreretur. Quin etiam malebat Iudaeos adhuc sanare quam perdere; ut inefficaci furoris exitu desinerent velle quod implere non possent. Beda. Nondum etiam venerat hora passionis, quae in parasceve Paschae futura extiterat; necdum locum passionis adierat, qui non in Nazareth, sed Hierosolymis hostiarum sanguine figurabatur; nec hoc genus mortis elegerat, qui crucifigendum se a saeculo praeconabatur.

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