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13 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 2a Settimana

13 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 2a Settimana
09/10/2019 elena

13 marzo – venerdì
Tempo di Quaresima – 2a Settimana

Prima lettura
(Gen 37,3-4.12-13a.17b-28)

   Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente. I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!». Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua. Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto. Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

La permissione del male

San Tommaso
(S. Th. I, q. 2, a. 3, soluzione 1)

   1. Come dice S. Agostino: «Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in alcun modo che nelle sue opere ci fosse del male se non fosse così potente e buono da trarre il bene anche dal male». Appartiene dunque all’infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali, e da essi trarre dei beni.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 2, a. 3, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut dicit Augustinus in Enchiridio, Deus, cum sit summe bonus, nullo modo sineret aliquid mali esse in operibus suis, nisi esset adeo omnipotens et bonus, ut bene faceret etiam de malo. Hoc ergo ad infinitam Dei bonitatem pertinet, ut esse permittat mala, et ex eis eliciat bona.

Vangelo
(Mt 21,33-43.45)

   In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare». Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Il rifiuto di Gesù
da parte dei capi dei Giudei

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Matteo,
c. 21, lez. 6, v. 42)

   CRISOSTOMO: Chiama Cristo pietra, ed edificatori i dottori dei Giudei che riprovarono Gesù Cristo dicendo (Gv 9,16): «Costui non è da Dio». RABANO: Ma anche se essi non lo volevano, la stessa pietra consolidò il capo d’angolo, poiché congiunse da entrambi i popoli quanti egli volle con la sua fede; per cui segue: essa è diventata la pietra d’angolo. ILARIO: È diventata infatti pietra angolare poiché è l’unione fra l’uno e l’altro lato, fra la legge e il popolo dei Gentili. CRISOSTOMO: In seguito, affinché comprendano che nulla di ciò che succedeva era contrario a Dio, aggiunge: ciò è stato fatto dal Signore. ORIGENE: Ossia questa pietra è un dono regalato da Dio all’edificio dell’universo, ed è il capo mirabile che si presenta alla nostra vista, e noi possiamo vederla con la luce della nostra intelligenza. CRISOSTOMO [Ps.]: Come se dicesse: perché non intendete che la pietra scartata da voi deve essere posta nell’angolo di un edificio che non sarà il vostro, ma un altro? Se dunque si deve elevare un altro edificio, allora si deve abbandonare la vostra costruzione. Per cui aggiunge: Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. ORIGENE: Chiama regno di Dio i misteri del regno di Dio, cioè le divine Scritture che il Signore ha dato in primo luogo a quel primo popolo a cui furono confidate le parole divine, e in secondo luogo ai Gentili che producevano frutto. Infatti a nessuno si concede la parola di Dio se non ne trae frutti, e a nessuno si concede il regno di Dio se il peccato regna in lui. Perché dunque fu dato a colui al quale poi fu tolto? Ma considera come ciò che viene dato, si intende che viene dato gratuitamente. A coloro dunque ai quali fu dato in affitto, non fu dato in alcun modo come a degli eletti e fedeli, e a coloro ai quali fu donato, fu donato invece con giudizio di elezione.

Testo latino di S. Tommaso
(Catena Super Matthaeum,

c. 21, lect. 6, v. 42)

   Chrysostomus in Matth. Lapidem autem Christum vocat, aedificatores autem doctores Iudaeorum, qui Christum reprobaverunt, dicentes: hic non est a Deo. Rabanus. Sed illis nolentibus, idem lapis caput anguli firmavit: quia de utroque populo quotquot ipse voluit, sua fide coniunxit: unde sequitur hic factus est in caput anguli. Hilarius in Matth. Est enim caput anguli factus: quia est inter legem et gentes lateris utriusque coniunctio. Chrysostomus in Matth. Deinde ut discant quoniam nihil eorum quae fiebant, Deo contrarium erat, subdit a Domino factum est. Origenes in Matth. Idest, iste lapis donum est, donatum a Deo aedificio universo et admirabile caput in oculis nostris, qui possumus eum videre oculis mentis. Chrysostomus super Matth. Quasi diceret: quare non intelligitis, in cuius aedificii angulo ponendus est ille lapis, non in vestro, quando reprobatus est, sed in alio? Si autem aliud aedificium est futurum, ergo vestra aedificatio est contemnenda. Unde subdit ideo dico vobis, quia auferetur a vobis regnum Dei, et dabitur gentibus facientibus fructum eius. Origenes in Matth. Regnum Dei dicit mysteria regni Dei, idest divinas Scripturas, quas tradidit Dominus primo quidem populo illi priori cui credita sunt eloquia Dei, secundo autem gentibus facientibus fructum: nemini enim datur verbum Dei nisi facienti fructum de eo; et nemini in quo peccatum regnat, datur regnum Dei; quomodo ergo illi datum est a quo et ablatum est? Sed considera quomodo quod datur, intelligitur gratis datum. Quibus ergo locavit, non omnino quasi electis et fidelibus dedit; quibus autem donavit, cum iudicio electionis donavit.

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