Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

5 marzo – giovedì Tempo di Quaresima – 1a Settimana

5 marzo – giovedì Tempo di Quaresima – 1a Settimana
09/10/2019 elena

5 marzo – giovedì
Tempo di Quaresima – 1a Settimana

Prima lettura
(Est 4,17)

   In quei giorni, la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un’angoscia mortale. Si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, perché un grande pericolo mi sovrasta. Io ho sentito dai libri dei miei antenati, Signore, che tu liberi fino all’ultimo tutti coloro che compiono la tua volontà. Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te. Vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Volgi il suo cuore all’odio contro chi ci combatte, a rovina sua e di quanti sono d’accordo con lui. Quanto a noi, liberaci dalla mano dei nostri nemici, volgi il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza».

Aspetti della preghiera

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 17, corpo)

   Per la preghiera si richiedono tre cose. Primo, che l’orante si avvicini a Dio, che egli intende pregare. E ciò viene indicato col termine preghiera: poiché la preghiera è «un’elevazione della mente a Dio». Secondo, è necessaria la richiesta, che viene indicata col termine domanda: sia che la richiesta sia fatta in maniera determinata, il che secondo alcuni sarebbe la domanda in senso proprio; sia che venga fatta in maniera indeterminata, come quando uno chiede di essere aiutato da Dio, il che i suddetti autori denominano supplica; sia che si limiti alla sola presentazione del fatto, come in quell’espressione di Gv 11 [3]: Ecco, colui che tu ami è ammalato, il che corrisponderebbe all’insinuazione. Terzo, si richiede una ragione per impetrare ciò che si domanda. E ciò sia rispetto a Dio, sia rispetto a chi chiede. Ora, il motivo che giustifica l’impetrazione dalla parte di Dio è la sua santità, alla quale ci appelliamo per essere esauditi, secondo l’espressione di Dn 9 [17]: Porgi l’orecchio, o mio Dio, per la tua grande misericordia. E a ciò si riferisce l’implorazione, che avviene «mediante un appellarsi a cose sacre»; come quando diciamo: «Per la tua nascita liberaci, o Signore». – Il motivo invece che giustifica l’impetrazione dalla parte di chi prega è il rendimento di grazie: poiché, come si legge in un’orazione liturgica, «ringraziando per i benefici ricevuti, meritiamo di riceverne di più grandi». – Per questo la Glossa afferma che «nella messa abbiamo le ossecrazioni nelle formule che precedono la consacrazione», e che commemorano alcune realtà sacre; «abbiamo le preghiere nella consacrazione stessa», che impone la massima elevazione della mente a Dio; «abbiamo le domande nelle preghiere che la seguono, e le azioni di grazie alla fine». – E queste quattro forme di preghiera si possono riscontrare anche in molte orazioni liturgiche della Chiesa. Nella colletta della Trinità, p. es., l’espressione: «Dio onnipotente ed eterno» riguarda l’elevazione della mente a Dio propria della preghiera; le parole: «che hai concesso ai tuoi servi», ecc., si riferiscono al rendimento di grazie; «concedici, te ne preghiamo», ecc., costituiscono la domanda; la finale poi: «per il Signore nostro», ecc., è l’implorazione. – Invece nelle Conferenze di Cassiano è detto che «si ha l’ossecrazione quando imploriamo per i peccati, la preghiera quando consacriamo qualcosa a Dio, la domanda quando chiediamo per gli altri». Ma la prima spiegazione è migliore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 17, corpus)

   Respondeo dicendum quod ad orationem tria requiruntur. Quorum primum est ut orans accedat ad Deum, quem orat. Quod significatur nomine orationis, quia oratio est ascensus intellectus in Deum. Secundo, requiritur petitio, quae significatur nomine postulationis, sive petitio proponatur determinate, quod quidem nominant quidam proprie postulationem; sive indeterminate, ut cum quis petit iuvari a Deo, quod nominant supplicationem; sive solum factum narretur, secundum illud Ioan. 11 [3], ecce, quem amas infirmatur, quod vocant insinuationem. Tertio, requiritur ratio impetrandi quod petitur. Et hoc vel ex parte Dei, vel ex parte petentis. Ratio quidem impetrandi ex parte Dei est eius sanctitas, propter quam petimus exaudiri, secundum illud Dan. 9 [17-18], propter temetipsum inclina, Deus meus, aurem tuam. Et ad hoc pertinet obsecratio, quae est per sacra contestatio, sicut cum dicimus, per nativitatem tuam, libera nos, Domine. – Ratio vero impetrandi ex parte petentis est gratiarum actio, quia de acceptis beneficiis gratias agentes, meremur accipere potiora, ut in collecta dicitur. – Et ideo dicit Glossa, 1 ad Tim. 2 [1], quod in Missa obsecrationes sunt quae praecedunt consecrationem, in quibus quaedam sacra commemorantur; orationes sunt in ipsa consecratione, in qua mens maxime debet elevari in Deum; postulationes autem sunt in sequentibus petitionibus; gratiarum actiones in fine. – In pluribus etiam Ecclesiae collectis haec quatuor possunt attendi. Sicut in collecta Trinitatis, quod dicitur, omnipotens, sempiterne Deus, pertinet ad orationis ascensum in Deum; quod dicitur, qui dedisti famulis tuis etc., pertinet ad gratiarum actionem; quod dicitur, praesta, quaesumus etc., pertinet ad postulationem; quod in fine ponitur, per Dominum nostrum etc., pertinet ad obsecrationem. In collationibus autem patrum dicitur quod obsecratio est imploratio pro peccatis; oratio, cum aliquid Deo vovemus; postulatio, cum pro aliis petimus. Sed primum melius est.

Vangelo (Mt 7,7-12)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Efficacia della preghiera

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 15, soluzione 2)

   2. Talvolta il merito della preghiera ha per oggetto una cosa diversa da ciò che si domanda: infatti il merito è ordinato principalmente alla beatitudine eterna, mentre la domanda fatta nella preghiera mira spesso direttamente ad altre cose, come risulta evidente da quanto si è detto. Se quindi uno chiede per sé delle cose che non gli sono utili per la beatitudine, non le merita; anzi, talvolta chi desidera e chiede queste cose compromette il suo merito: come se uno chiede a Dio di poter compiere un peccato, il che equivale a pregare in modo non pio. – Talora invece si tratta di cose non necessarie, ma neppure chiaramente contrarie alla salvezza eterna. E allora, sebbene chi prega possa così meritare la vita eterna, tuttavia non merita di ottenere ciò che domanda. Da cui le parole di S. Agostino: «Chi prega con fede per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all’infermo». Per questo S. Paolo non fu esaudito quando chiese di essere liberato dallo stimolo della carne, perché appunto ciò non era conveniente. – Se invece quanto viene chiesto è utile alla beatitudine di chi prega, come elemento indispensabile per la sua salvezza, allora uno lo merita non soltanto pregando, ma anche facendo altre opere buone. Per cui allora uno riceve infallibilmente quanto chiede, però al tempo debito: «infatti», come nota S. Agostino, «certe cose non vengono negate, ma vengono differite per essere concesse al momento opportuno». Ciò tuttavia può essere impedito, se uno non persevera nella preghiera. Per cui S. Basilio scriveva: «Per questo domandi e non ottieni, perché domandi malamente, o con poca fede, o con leggerezza, oppure chiedendo cose che non ti giovano, o senza insistere». E siccome uno non può meritare ad altri a tutto rigore la vita eterna, come si è visto sopra, di conseguenza non sempre uno può meritare in questo modo ad altri le cose che sono richieste per la vita eterna. E a ciò è dovuto pure il fatto che non sempre è esaudito chi prega per un altro, come sopra si è notato. – Perché dunque uno ottenga sempre ciò che domanda, si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie alla salvezza e che lo faccia con pietà e con perseveranza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 15, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod ad aliud principaliter respicit meritum orationis quandoque quam ad id quod petitur, meritum enim praecipue ordinatur ad beatitudinem; sed petitio orationis directe se extendit quandoque ad aliqua alia, ut ex dictis [a. 6] patet. Si ergo illud aliud quod petit aliquis pro seipso, non sit ei ad beatitudinem utile, non meretur illud, sed quandoque hoc petendo et desiderando meritum amittit, puta si petat a Deo complementum alicuius peccati, quod est non pie orare. – Quandoque vero non est necessarium ad salutem, nec manifeste saluti contrarium. Et tunc, licet orans possit orando mereri vitam aeternam, non tamen meretur illud obtinere quod petit. Unde Augustinus dicit, in libro Sententiarum Prosperi, fideliter supplicans Deo pro necessitatibus huius vitae, et misericorditer auditur, et misericorditer non auditur. Quid enim infirmo sit utile magis novit medicus quam aegrotus. Et propter hoc etiam Paulus non est exauditus petens amoveri stimulum carnis, quia non expediebat. – Si vero id quod petitur sit utile ad beatitudinem hominis, quasi pertinens ad eius salutem, meretur illud non solum orando, sed etiam alia bona opera faciendo. Et ideo indubitanter accipit quod petit, sed quando debet accipere, quaedam enim non negantur, sed ut congruo dentur tempore, differuntur, ut Augustinus dicit, super Ioan. Quod tamen potest impediri, si in petendo non perseveret. Et propter hoc dicit Basilius, ideo quandoque petis et non accipis, quia perperam postulasti, vel infideliter vel leviter, vel non conferentia tibi, vel destitisti. Quia vero homo non potest alii mereri vitam aeternam ex condigno, ut supra [I-II q. 114 a. 6] dictum est; ideo per consequens nec ea quae ad vitam aeternam pertinent potest aliquando aliquis ex condigno alteri mereri. Et propter hoc non semper ille auditur qui pro alio orat, ut supra habitum est. – Et ideo ponuntur quatuor conditiones, quibus concurrentibus, semper aliquis impetrat quod petit, ut scilicet pro se petat, necessaria ad salutem, pie et perseveranter.

CondividiShare on FacebookShare on Google+