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2 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 1a Settimana

2 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 1a Settimana
09/10/2019 elena

2 marzo – lunedì
Tempo di Quaresima – 1a Settimana

Prima lettura
(Lv 9,1-2.11-18)

   Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

L’apparizione di Dio

San Tommaso
(4 Sent., dist. 49, q. 2, a. 7, sol. probl. 1)

   1. Secondo Dionigi, quando nella Scrittura si dice che qualche santo, come Isaia o qualsiasi altro, ha visto Dio, non bisogna intendere che abbia visto l’essenza di Dio, che è occulta a tutti i viatori, ma che furono mostrate ad essi alcune forme, o corporali o immaginarie, mediante le quali erano condotti alla conoscenza di Dio; e ciò avveniva attraverso il ministero degli Angeli, dalla cui illuminazione l’intelletto del Profeta veniva rafforzato per poter giungere a una certa conoscenza delle realtà divine in base alle forme che apparivano. E poiché l’Angelo non intendeva condurre principalmente alla conoscenza di sé, ma alla conoscenza di Dio, così in tali cose viste non si diceva che appariva un Angelo, ma Dio; in persona del quale l’Angelo appariva, e in virtù del quale aveva la capacità di illuminare la mente; e ciò nella Scrittura viene chiamato teofania, cioè apparizione di Dio. Talvolta però si diceva che appariva anche l’Angelo, a motivo del ministero che prestava; per cui S. Gregorio dice: «L’Angelo di cui è scritto che apparve a Mosè è chiamato talvolta Angelo, talvolta Signore: Angelo perché serviva parlando esteriormente; Signore poiché con la sua presenza interiore rendeva efficace la parola». E questa è anche la sentenza di S. Agostino.

Testo latino di San Tommaso
(4 Sent., dist. 49, q. 2, a. 7, sol. 1)

   Ad primum ergo dicendum, quod secundum Dionysium, per hoc quod in Scriptura dicitur, quod aliquis sanctus vidit Deum, ut Isaias, vel quilibet alius; non est intelligendum quod essentiam Dei, quae est omnibus viatoribus occulta, viderit; sed quod ostensae sunt eis aliquae formae, vel corporales, vel imaginariae, per quas manuducebantur in Dei cognitionem; et hoc fiebat ministerio Angelorum, quorum illuminatione confortabatur intellectus prophetae ad perveniendum in aliqualem divinorum cognitionem ex apparentibus formis. Et quia Angelus non intendebat ducere in sui cognitionem principaliter, sed in cognitionem Dei; ideo in hujusmodi visis non dicebatur Angelus apparere, sed Deus; ex cujus persona apparebat Angelus, et ex cujus virtute efficaciam habebat ad illuminandum mentem; et hoc vocatur Theophania, idest Dei apparitio, in Scriptura. Quandoque tamen et Angelus dicebatur ille qui apparebat propter ministerium quod exhibebat: unde Gregorius dicit: Angelus qui Moysi apparuisse describitur, modo Angelus, modo Dominus memoratur; Angelus, quia exterius loquendo deservit; Dominus, quia interius praesidens loquenti efficaciam tribuit. Et haec est etiam sententia Augustini, 2 De Trinit.

Vangelo
(Mt 25,31-46)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

L’eternità del fuoco dell’inferno

San Tommaso
(S. Th. I, q. 10, a. 3, soluzione 2)

   2. Il fuoco dell’inferno è detto eterno unicamente perché non finirà mai. Però nelle pene dei dannati vi saranno delle trasmutazioni, secondo quanto è detto in Gb: Dalle acque delle nevi passeranno al calore eccessivo. Quindi nell’inferno non c’è vera eternità, ma piuttosto il tempo, secondo il Sal: Il loro tempo si estenderà per tutti i secoli.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 10, a. 3, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod ignis inferni dicitur aeternus propter interminabilitatem tantum. Est tamen in poenis eorum transmutatio, secundum illud Iob 24 [19], ad nimium calorem transibunt ab aquis nivium. Unde in inferno non est vera aeternitas, sed magis tempus; secundum illud Psalmi [80,16], erit tempus eorum in saecula.

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