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1 marzo Prima Domenica di Quaresima

1 marzo Prima Domenica di Quaresima
09/10/2019 elena

1 marzo
Prima Domenica di Quaresima

Prima lettura
(Gen 2,7-9; 3,1-7)

   Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Universalità del peccato originale

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 81, a. 3, corpo)

   Secondo la fede cattolica si deve ritenere fermamente che tutti gli uomini discendenti da Adamo, con la sola eccezione di Cristo, contraggono il peccato originale: altrimenti non tutti avrebbero bisogno della redenzione di Cristo; il che è falso. E ciò si dimostra col fatto, già notato in precedenza, che dal peccato del nostro progenitore si trasmette nei discendenti la colpa originale come dalla volontà dell’anima, attraverso la mozione delle membra, si trasmette alle membra del corpo il peccato attuale. Ora, è evidente che il peccato attuale può trasmettersi a tutte le membra capaci di subire la mozione della volontà. Per cui anche il peccato originale si trasmette a tutti quelli che da Adamo subiscono il moto della generazione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 81, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod secundum fidem Catholicam firmiter est tenendum quod omnes homines, praeter solum Christum, ex Adam derivati, peccatum originale ex eo contrahunt, alioquin non omnes indigerent redemptione quae est per Christum; quod est erroneum. Ratio autem sumi potest ex hoc quod supra [a. 1] dictum est, quod sic ex peccato primi parentis traducitur culpa originalis in posteros, sicut a voluntate animae per motionem membrorum traducitur peccatum actuale ad membra corporis. Manifestum est autem quod peccatum actuale traduci potest ad omnia membra quae nata sunt moveri a voluntate. Unde et culpa originalis traducitur ad omnes illos qui moventur ab Adam motione generationis.

Seconda lettura
(Rm 5,12.17-19 forma breve)

   Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e con il peccato la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…
   Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Uguaglianza del peccato originale

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 82, a. 4,
corpo e soluzione 1)

   Nel peccato originale bisogna distinguere due aspetti: la privazione della giustizia originale e la relazione di tale privazione al peccato del nostro progenitore, dal quale essa deriva in forza di una generazione viziata. Ora, quanto al primo aspetto il peccato originale non può avere gradazioni: poiché il dono della giustizia originale è stato sottratto per intero; e sopra si è visto che le privazioni totali, come la morte e le tenebre, non ammettono gradazioni. E lo stesso si dica quanto al secondo aspetto: tutti infatti abbiamo un’identica relazione al primo principio della nostra origine viziata, dal quale il peccato originale prende l’aspetto di colpa, dato che le relazioni non ammettono gradazioni. Perciò il peccato originale non può trovarsi in uno più che in un altro.
   1. Spezzato il vincolo della giustizia originale, che abbracciava in un certo ordine tutte le potenze dell’anima, ciascuna di queste si abbandona al proprio impulso: e in modo tanto più veemente, quanto più la potenza è forte. Ora, avviene che certe potenze dell’anima, per la diversa complessione fisica, sono più forti in uno che in un altro. Perciò che uno sia inclinato alla concupiscenza più di un altro, non è a motivo del peccato originale – poiché in tutti è spezzato ugualmente il vincolo della giustizia originale, e tutte le parti inferiori dell’anima sono lasciate a se stesse –, ma dipende dalla diversa disposizione delle potenze, come si è detto.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 82, a. 4, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod in originali peccato sunt duo, quorum unum est defectus originalis iustitiae; aliud autem est relatio huius defectus ad peccatum primi parentis, a quo per vitiatam originem deducitur. Quantum autem ad primum, peccatum originale non recipit magis et minus, quia totum donum originalis iustitiae est sublatum; privationes autem totaliter aliquid privantes, ut mors et tenebrae, non recipiunt magis et minus, sicut supra [q. 73 a. 2] dictum est. Similiter etiam nec quantum ad secundum, aequaliter enim omnes relationem habent ad primum principium vitiatae originis, ex quo peccatum originale recipit rationem culpae; relationes enim non recipiunt magis et minus. Unde manifestum est quod peccatum originale non potest esse magis in uno quam in alio.
   Ad primum ergo dicendum quod, soluto vinculo originalis iustitiae, sub quo quodam ordine omnes vires animae continebantur, unaquaeque vis animae tendit in suum proprium motum; et tanto vehementius, quanto fuerit fortior. Contingit autem vires aliquas animae esse fortiores in uno quam in alio, propter diversas corporis complexiones. Quod ergo unus homo sit pronior ad concupiscendum quam alter, non est ratione peccati originalis, cum in omnibus aequaliter solvatur vinculum originalis iustitiae, et aequaliter in omnibus partes inferiores animae sibi relinquantur, sed accidit hoc ex diversa dispositione potentiarum, sicut dictum est.

Vangelo (Mt 4,1-11)

   In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Il modo e l’ordine delle tentazioni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 4, corpo)

   La tentazione che viene dal nemico, come dice S. Gregorio, consiste in un suggerimento. Ora, un suggerimento non è dato a tutti nella stessa maniera, ma a ciascuno secondo le sue tendenze o disposizioni. Per questo il demonio non tenta l’uomo spirituale subito a peccati gravi, ma comincia dai più leggeri per arrivare gradatamente ai più gravi. Per cui S. Gregorio, spiegando il passo di Gb 39 [25]: Da lontano fiuta la battaglia, le esortazioni dei capi e gli urli dell’esercito, scrive: «Giustamente è detto che i capi esortano e l’esercito urla. Poiché i primi vizi penetrano nell’anima ingannata sotto forma di ragionamenti, ma quelli innumerevoli che li seguono, trascinando l’anima a ogni follia, la confondono con un clamore quasi bestiale». – E tale metodo fu già usato dal demonio nella tentazione del primo uomo. Prima infatti egli ne richiamò la mente sull’obbligo di non mangiare il frutto proibito (Gen 3,1): Perché Dio vi ha proibito di mangiare di tutti i frutti del paradiso? Poi lo tentò di vanagloria: Si aprirebbero i vostri occhi. Infine portò la tentazione all’estremo limite della superbia: Diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male. – E lo stesso ordine seguì nel tentare Cristo. Prima infatti lo tentò su quelle cose che gli stessi uomini più spirituali sono costretti a desiderare: cioè sul sostentamento del corpo mediante il cibo. In secondo luogo passò a suggerire cose in cui talvolta anche gli spirituali mancano, cioè a fare qualcosa per ostentazione: cioè lo tentò di vanagloria. In terzo luogo lo tentò su cose che appartengono non agli uomini spirituali, bensì a quelli carnali: suggerì cioè la brama delle ricchezze e della gloria mondana «fino al disprezzo di Dio» [S. Agostino]. E così nelle prime due tentazioni disse: Se sei Figlio di Dio, ma non lo disse nella terza, poiché questa, a differenza delle prime due, non si addice agli uomini spirituali, che sono figli di Dio per adozione. – Ora, Cristo resistette a queste tentazioni non con la forza del suo potere, ma citando dei testi della legge: «Per onorare così maggiormente l’uomo», come dice il papa S. Leone, «e punire maggiormente l’avversario, in quanto il nemico del genere umano veniva vinto da [Cristo] non in quanto Dio, ma in quanto uomo».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod tentatio quae est ab hoste, fit per modum suggestionis, ut Gregorius dicit. Non autem eodem modo potest aliquid omnibus suggeri, sed unicuique suggeritur aliquid ex his circa quae est affectus. Et ideo diabolus hominem spiritualem non statim tentat de gravibus peccatis, sed paulatim a levioribus incipit, ut postmodum ad graviora perducat. Unde Gregorius, 31 Mor., exponens illud Iob 39 [25], procul odoratur bellum, exhortationem ducum et ululatum exercitus, dicit, bene duces exhortari dicti sunt, exercitus ululare. Quia prima vitia deceptae menti quasi sub quadam ratione se ingerunt, sed innumera quae sequuntur, dum hanc ad omnem insaniam pertrahunt, quasi bestiali clamore confundunt. – Et hoc idem diabolus observavit in tentatione primi hominis. Nam primo sollicitavit mentem primi hominis de ligni vetiti esu, dicens, Gen. 3 [1], cur praecepit vobis Deus ut non comederetis de omni ligno Paradisi? Secundo, de inani gloria, cum dixit, aperientur oculi vestri. Tertio, perduxit tentationem ad extremam superbiam, cum dixit, eritis sicut dii, scientes bonum et malum. – Et hunc etiam tentandi ordinem servavit in Christo. Nam primo tentavit ipsum de eo quod appetunt quantumcumque spirituales viri, scilicet de sustentatione corporalis naturae per cibum. Secundo, processit ad id in quo spirituales viri quandoque deficiunt, ut scilicet aliqua ad ostentationem operentur, quod pertinet ad inanem gloriam. Tertio, perduxit tentationem ad id quod iam non est spiritualium virorum, sed carnalium, scilicet ut divitias et gloriam mundi concupiscant usque ad contemptum Dei. Et ideo in primis duabus tentationibus dixit, si Filius Dei es, non autem in tertia, quae non potest spiritualibus convenire viris, qui sunt per adoptionem filii Dei, sicut et duae primae. – His autem tentationibus Christus restitit testimoniis legis, non potestate virtutis, ut hoc ipso et hominem plus honoraret, et adversarium plus puniret, cum hostis generis humani non quasi a Deo, sed quasi ab homine vinceretur, sicut dicit Leo Papa.

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