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25 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 7a Settimana

25 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 7a Settimana
09/10/2019 elena

25 febbraio – martedì
Tempo Ordinario – 7a Settimana

Prima lettura (Gc 4,1-10)

   Fratelli miei, da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni. Gente infedele! Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. O forse pensate che invano la Scrittura dichiari: «Fino alla gelosia ci ama lo Spirito, che egli ha fatto abitare in noi»? Anzi, ci concede la grazia più grande; per questo dice: «Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia». Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Peccatori, purificate le vostre mani; uomini dall’animo indeciso, santificate i vostri cuori. Riconoscete la vostra miseria, fate lutto e piangete; le vostre risa si cambino in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.

La preghiera del peccatore

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 16, corpo)

   Nel peccatore vanno considerate due cose: la natura, che Dio ama, e la colpa, che egli odia. Se quindi un peccatore pregando chiede qualcosa in quanto peccatore, cioè assecondando il desiderio peccaminoso, ciò non viene ascoltato da Dio secondo la sua misericordia, ma talora viene ascoltato come punizione, quando Dio permette che un peccatore sprofondi sempre più nei peccati: infatti, come dice S. Agostino, «ci sono delle cose che Dio nega per benevolenza, e accorda per sdegno». – Dio ascolta invece la preghiera del peccatore che nasce dall’onesto desiderio della natura, non come per un atto di giustizia, dato che il peccatore non lo merita, ma per pura misericordia: purché siano rispettate le quattro condizioni ricordate sopra, cioè che uno chieda per sé, cose necessarie alla salvezza, con pietà e con perseveranza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 83, a. 16, corpus)

   Respondeo dicendum quod in peccatore duo sunt consideranda, scilicet natura, quam diligit Deus; et culpa, quam odit. Si ergo peccator orando aliquid petit inquantum peccator, idest secundum desiderium peccati, hoc a Deo non auditur ex misericordia, sed quandoque auditur ad vindictam, dum Deus permittit peccatorem adhuc amplius ruere in peccata, Deus enim quaedam negat propitius quae concedit iratus, ut Augustinus dicit. – Orationem vero peccatoris ex bono naturae desiderio procedentem Deus audit, non quasi ex iustitia, quia peccator hoc non meretur, sed ex pura misericordia, observatis tamen quatuor praemissis [a. 15 ad 2 ] conditionibus, ut scilicet pro se petat, necessaria ad salutem, pie et perseveranter.

Vangelo (Mc 9,30-37)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

L’umiltà procura l’abbraccio di Dio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 9, lez. 4, vv. 34-36)

   Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». GIROLAMO: Qui bisogna notare che essi, andando, discutevano del principato, mentre egli, sedendo, insegna l’umiltà. I principi infatti lavorano, gli umili riposano. CRISOSTOMO: Certamente i discepoli desideravano avere l’onore dal Signore, e avevano anche il desiderio di essere magnificati da Cristo: quanto più infatti uno è grande, tanto più grandi sono gli onori di cui è degno. Per questo non impedì il loro desiderio, ma introdusse l’umiltà. TEOFILATTO: Non vuole infatti che usurpiamo noi stessi il primato, ma che conseguiamo l’altezza mediante l’umiltà. Subito, poi, li ammonisce con l’esempio dell’innocenza infantile, per cui segue: E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro. CRISOSTOMO: Persuadendoli, con la sua vista, a essere umili e semplici: infatti il bambino è mondo dall’invidia e dalla vanagloria e dal desiderio del primato. Ma non dice solo: se diventerete tali, riceverete una grande ricompensa, ma anche: se onorerete per me gli altri che sono tali; per cui segue: e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me. BEDA: Qui o consiglia semplicemente a quanti vogliono essere i primi di ricevere con onore i poveri di Cristo, o cerca di persuaderli a essere piccoli nella malizia, a mostrarsi semplici senza arroganza, caritatevoli senza invidia, devoti senza collera. Abbracciando poi questo bambino, testimonia che gli umili sono degni del suo abbraccio e del suo amore. Aggiunge poi nel mio nome affinché essi acquistino, con i loro sforzi e in nome di Cristo, la stessa virtù che il bambino pratica non facendo altro che seguire la natura; avendo egli detto che nei bambini si accoglieva lui stesso, affinché non si pensasse che ciò riguardava solo le apparenze, aggiunge: e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato, volendo che lo si considerasse come uguale al Padre e grande come lui. TEOFILATTO: Vedi quanto vale l’umiltà: si merita infatti l’inabitazione del Padre e del Figlio, e anche dello Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 9, lect. 4, vv. 34-36)

   Et residens vocavit duodecim, et ait illis: si quis vult primus esse, erit omnium novissimus, et omnium minister. Hieronymus. Ubi notandum, quod illi euntes disputabant de principatu, ipse sedens docet humilitatem. Principes enim laborant, humiles quiescunt. Chrysostomus. Appetebant quidem discipuli honorem habere a Domino; desiderium etiam eis inerat ut magnificarentur a Christo: quanto enim quis maior est, tanto maioribus honoribus dignus existit; propter hoc non eorum desiderium impedivit, sed humilitatem introduxit. Theophylactus. Non enim vult ut usurpemus nobis primatus, sed per humilitatem altitudinem consequamur. Mox autem monet eos innocentiae puerilis exemplo; unde sequitur et accipiens puerum, statuit eum in medio eorum. Chrysostomus in Matth. Ipso visu eis persuadens humiles esse et simplices: etenim ab invidia et vana gloria parvulus mundus existit, et a concupiscendo primatum. Non solum autem ait: si tales efficiamini, mercedem magnam accipietis; sed et si alios tales honorabitis propter me; unde sequitur quem cum complexus esset, ait illis: quisquis unum ex huiusmodi pueris recipit in nomine meo, me recipit. Beda. In quo vel simpliciter pauperes Christi ab his qui volunt esse maiores, pro eius ostendit honore recipiendos; vel malitia parvulos ipsos esse suadet, ut simplicitatem sine arrogantia, caritatem sine invidia et devotionem sine iracundia conservent. Quod autem complectitur puerum, significat humiles suo dignos esse complexu ac dilectione. Addidit autem in nomine meo, ut formam virtutis quam, natura duce, puer observat, ipsi pro nomine Christi rationis industria sequantur. Sed quia se in pueris recipi docebat, ne putaretur hoc esse solum quod videbatur, subiunxit et quicumque me susceperit non me suscipit, sed eum qui me misit; talem se utique ac tantum credi volens, qualis et quantus est Pater. Theophylactus. Vide quantum valet humilitas, Patris namque et Filii inhabitationem meretur, et etiam Spiritus Sancti.

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