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24 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 7a Settimana

24 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 7a Settimana
09/10/2019 elena

24 febbraio – lunedì
Tempo Ordinario – 7a Settimana

Prima lettura
(Gc 3,13-18)

   Fratelli miei, chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.

La sapienza buona e quella cattiva

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 45, a. 1, soluzione 1)

   1. Una cosa può essere detta buona in due modi. Primo, quando è buona veramente e perfetta in senso assoluto. Secondo, si dirà che è buona in base a una certa somiglianza se è perfetta nella malizia: e così, come nota il Filosofo, si parla di un «buon ladro» o di un «perfetto ladro». E come tra le cose realmente buone c’è una causa suprema, che è il sommo bene e il fine ultimo, la cui conoscenza rende l’uomo veramente sapiente, così anche tra le cose cattive ce n’è una alla quale le altre si riferiscono come al loro fine ultimo, e la cui conoscenza rende l’uomo sapiente nel male; secondo le parole di Ger 4 [22]: Sono sapienti nel fare il male, ma non sanno compiere il bene. Chiunque infatti si allontana dal debito fine deve necessariamente prestabilirsi un fine indebito: poiché ogni agente agisce per un fine. Se quindi uno si prefigge come fine i beni terreni si ha «una sapienza terrena», se si prefigge i beni del corpo si ha «una sapienza carnale», se si prefigge la vanagloria si ha «una sapienza diabolica», poiché egli imita la superbia del diavolo, di cui è detto in Gb 41 [25]: Egli è il re su tutti i figli della superbia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 45, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod bonum dicitur dupliciter. Uno modo, quod vere est bonum et simpliciter perfectum. Alio modo dicitur aliquid esse bonum, secundum quandam similitudinem, quod est in malitia perfectum, sicut dicitur bonus latro vel perfectus latro, ut patet per philosophum, in 5 Met. Et sicut circa ea quae sunt vere bona invenitur aliqua altissima causa, quae est summum bonum, quod est ultimus finis, per cuius cognitionem homo dicitur vere sapiens; ita etiam in malis est invenire aliquid ad quod alia referuntur sicut ad ultimum finem, per cuius cognitionem homo dicitur esse sapiens ad male agendum; secundum illud Ier. 4 [22], sapientes sunt ut faciant mala, bene autem facere nescierunt. Quicumque enim avertitur a fine debito, necesse est quod aliquem finem indebitum sibi praestituat, quia omne agens agit propter finem. Unde si praestituat sibi finem in bonis exterioribus terrenis, vocatur sapientia terrena; si autem in bonis corporalibus, vocatur sapientia animalis; si autem in aliqua excellentia, vocatur sapientia diabolica, propter imitationem superbiae diaboli, de quo dicitur Iob 41 [25], ipse est rex super universos filios superbiae.

Vangelo (Mc 9,14-29)

   In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Tutto è possibile per chi crede

San Tommaso
(1 Sent., dist. 43, q. 1, a. 2, soluzione 3)

   3. Lì c’è una conveniente ripartizione. Infatti la virtù della fede in assoluto non si estende a tutte le cose, come alla creazione del cielo e simili, ma solo a quelle cose che contribuiscono alla conferma della fede, come risuscitare i morti, guarire i malati e così via. E inoltre queste cose non vengono fatte con una qualche virtù creata che sia nel credente, ma per la virtù increata, alle preghiere del fedele: e per questo si è detto sopra che l’uomo non fa queste cose né da sé né per sé. Ciò poi è attribuito alla fede più che a un’altra virtù in quanto le cose che vengono credute in un certo qual modo sono provate dai miracoli, come risulta dal testo: «Mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano»,

Testo latino di San Tommaso
(1 Sent., dist. 43, q. 1, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum, quod ibi est accommoda distributio. Non enim virtus fidei absolute ad omnia se extendit, sicut ad creationem caeli, et hujusmodi; sed tantum ad ea quae faciunt ad confirmationem fidei, ut suscitare mortuos, sanare infirmos, et hujusmodi. Nec ista etiam efficiuntur aliqua virtute creata quae sit in credente, sed virtute increata ad preces fidelis: et ideo dictum est supra, in corp. art., quod homo nec per se nec a se ista facit. Hoc autem attribuitur potius fidei quam alii virtuti, inquantum ea quae creduntur, quodammodo miraculis probantur, ut habetur Marc. ult., 20: domino cooperante, et sermonem confirmante, sequentibus signis.

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